Il Mobilificio Torricelli in concordato
Albinea: l’azienda, in difficoltà finanziaria, ha tre mesi di tempo per trovare un accordo con i creditori prima del default
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ALBINEA. Tre mesi per decidere il futuro del mobilificio Torricelli di Albinea, alle prese con una difficile situazione finanziaria.
Il 30 agosto la sezione fallimentare del tribunale di Reggio Emilia ha concesso alla proprietà dell’azienda albinetana novanta giorni per presentare una proposta concordataria. Nel frattempo sarà possibile per i titolari cercare di trovare un accordo per ristrutturare i propri debiti e gestire eventualmente il prosieguo dell’attività in maniera sostenibile. L’avvocato Chiara Salami è poi stata nominata commissario giudiziale per la pratica e sono stati fissati i vari termini e i obblighi: i titolari hanno versato una somma a garanzia del procedimento, e dovranno fornire rapporti mensili sull’andamento del loro lavoro.
Concretamente, il tribunale concede tre mesi ai titolare del mobilificio per addivenire ad una conciliazione con i propri creditori, negoziando pagamenti, dilazioni, rate e altre soluzioni che possano accontentare entrambe le parti. Se queste trattative non dovessero andare a buon fine, verrà valutata la proposta concordataria già presentata in linea di massima dall’azienda, una proposta di tipo liquidatorio. Se non ci fosse la ristrutturazione dei debiti, quindi, si andrebbe direttamente verso le procedure di liquidazione del mobilificio, storica realtà della pedecollina che ha il proprio stabilimento principale ad Albinea e un secondo punto vendite a Puianello, lungo la statale 63, a pochi metri dalla grande rotonda del paese.
Fra tre mesi scarsi quindi la Torricelli si ripresenterà davanti al tribunale e al commissario giudiziale, e nel caso il quadro debitorio non sia stato sanato si valuterà nel dettaglio la proposta di concordato liquidatorio, che permetterebbe di evitare il fallimento vero e proprio.
È quindi uno degli ultimi tentativi disponibili per sfuggire al collasso completo dell’azienda, alle prese da tempo con problemi finanziari che hanno progressivamente inciso sulle due attività prevalenti, la realizzazione in proprio di mobili e arredi e la vendita diretta degli stessi. L’ultimo decennio di sofferenze economiche globali ha lasciato il segno anche nel territorio reggiano, e le realtà di dimensioni ridotte – spesso nate come aziende famigliari – hanno pagato ulteriormente lo scotto, faticando oltretutto a reggere l’urto contro l’arrivo di colossi internazionali del settore, stile Ikea.
Anche un marchio notissimo come Mercatone Uno ha ceduto di schianto alcuni anni fa e ora procede sotto un commissariamento ministeriale. Le conseguenze di queste difficoltà si sono poi allargate sul territorio, dove l’indotto generato dalle varie aziende – che fosse il piccolo mobilificio o la grande catena nazionale – si è trovato a propria volta senza clienti e con debiti da affrontare. (adr.ar.)
Il 30 agosto la sezione fallimentare del tribunale di Reggio Emilia ha concesso alla proprietà dell’azienda albinetana novanta giorni per presentare una proposta concordataria. Nel frattempo sarà possibile per i titolari cercare di trovare un accordo per ristrutturare i propri debiti e gestire eventualmente il prosieguo dell’attività in maniera sostenibile. L’avvocato Chiara Salami è poi stata nominata commissario giudiziale per la pratica e sono stati fissati i vari termini e i obblighi: i titolari hanno versato una somma a garanzia del procedimento, e dovranno fornire rapporti mensili sull’andamento del loro lavoro.
Concretamente, il tribunale concede tre mesi ai titolare del mobilificio per addivenire ad una conciliazione con i propri creditori, negoziando pagamenti, dilazioni, rate e altre soluzioni che possano accontentare entrambe le parti. Se queste trattative non dovessero andare a buon fine, verrà valutata la proposta concordataria già presentata in linea di massima dall’azienda, una proposta di tipo liquidatorio. Se non ci fosse la ristrutturazione dei debiti, quindi, si andrebbe direttamente verso le procedure di liquidazione del mobilificio, storica realtà della pedecollina che ha il proprio stabilimento principale ad Albinea e un secondo punto vendite a Puianello, lungo la statale 63, a pochi metri dalla grande rotonda del paese.
Fra tre mesi scarsi quindi la Torricelli si ripresenterà davanti al tribunale e al commissario giudiziale, e nel caso il quadro debitorio non sia stato sanato si valuterà nel dettaglio la proposta di concordato liquidatorio, che permetterebbe di evitare il fallimento vero e proprio.
È quindi uno degli ultimi tentativi disponibili per sfuggire al collasso completo dell’azienda, alle prese da tempo con problemi finanziari che hanno progressivamente inciso sulle due attività prevalenti, la realizzazione in proprio di mobili e arredi e la vendita diretta degli stessi. L’ultimo decennio di sofferenze economiche globali ha lasciato il segno anche nel territorio reggiano, e le realtà di dimensioni ridotte – spesso nate come aziende famigliari – hanno pagato ulteriormente lo scotto, faticando oltretutto a reggere l’urto contro l’arrivo di colossi internazionali del settore, stile Ikea.
Anche un marchio notissimo come Mercatone Uno ha ceduto di schianto alcuni anni fa e ora procede sotto un commissariamento ministeriale. Le conseguenze di queste difficoltà si sono poi allargate sul territorio, dove l’indotto generato dalle varie aziende – che fosse il piccolo mobilificio o la grande catena nazionale – si è trovato a propria volta senza clienti e con debiti da affrontare. (adr.ar.)
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