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Indottrinato a Reggio Emilia trova la morte in Siria

Tiziano Soresina
Indottrinato a Reggio Emilia trova la morte in Siria

Meftah Belhaj Chaowki faceva parte della cellula scoperta dieci anni fa Dopo cinque anni di carcere era stato espulso, combatteva per il Califfato

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REGGIO EMILIA. Ucciso in Siria, con ogni probabilità impugnando le armi del Califfato. Emerge come dal nulla la tragica fine del tunisino Meftah Belhaj Chaouwki. A Reggio, dieci anni fa, era finito in una clamorosa inchiesta antiterrorismo dei carabinieri, come aspirante mujaeddin in partenza per le aree calde dell’Iran e dell’Afghanistan.

Da quanto “rimbalza” a fatica dall’area di guerra, il poco più che trentenne nordafricano è caduto in uno dei tanti combattimenti che da sei anni stanno insanguinando la Siria, il che conferma come l’inchiesta del 2007 avesse fatto emergere con precisione il ruolo di Chaouwki all’interno della cellula reggiana legata al gruppo terroristico “Hizb al Tahrir al Islam” – considerato contiguo ad Al-Qaeda – cioè lo stesso che aveva rivendicato gli attentati del luglio 2005 a Londra.

LA RADICALIZZAZIONE. Non un kamikaze, non un organizzatore di attentati in Italia, ma la radicalizzazione aveva fatto talmente presa su di lui da essere pronto – già dieci anni fa – a partire con un gruppo islamico per combattere negli allora territori “caldi” mediorientali.

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Venne bloccato dalle manette che scattarono nell’autunno 2007, poi i vari gradi di giudizio che si erano chiusi per il tunisino (difeso dall’avvocato Vainer Burani) con la condanna a 5 anni di reclusione. Una volta espiata la pena, era stato espulso dall’Italia, da qui il rimpatrio in Tunisia. Ma tutte queste traversie non devono aver placato il desiderio di combattere in quest’estremista islamico che come tanti da Al-Qaeda avrebbe fatto migrare la sua fedeltà all’Isis, da qui la successiva partenza dalla Tunisia per approdare in Siria dove ha trovato la morte.

Difficile, al momento, saperne di più: lo scenario di guerra in terra siriana rimane intricatissimo. Nelle ultime ore le forze democratiche siriane, sostenute dagli Stati Uniti, hanno annunciato di aver conquistato la città vecchia di Raqqa, portando i militari a un passo dall'ultima linea difensiva dell'Isis nella città, ritenuta la capitale del Califfato in Siria.

Chaouwki nel 2007 aveva solo 23 anni quando finì nell’articolata operazione antiterrorismo battezzata “Rinascita”. Gli ordini di cattura spiccati dal gip del tribunale di Milano Luisa Savoia avevano interessato non sono l'Italia, ma anche l'Europa. Oltre ai blitz compiuti a Milano, Bergamo, Imperia e Catanzaro, nei guai erano finiti altri tunisini residenti a Londra, Parigi, Portogallo, Svizzera e Romania.

In tutto venti i terroristi arrestati: tutti accusati di aver preso parte ad un'associazione a delinquere che aveva come obiettivo quello di compiere atti di violenza, in Italia e all'estero, per finalità di terrorismo. Un'attività che si svolgeva fuori dalle moschee e in appartamenti privati di Milano e Reggio, dove, secondo gli investigatori, si sarebbe estesa la «rete» della cellula radicale islamica individuata dalla Procura milanese e che avrebbe reclutato persone disponibili ad attentati, azioni suicide, combattimenti nelle aree più calde del Medioriente. Nell'ordinanza di circa 500 pagine si specificava anche che mentre nel capoluogo lombardo c'era la sede operativa dell'organizzazione, a Reggio c'era quella logistica.

LA CELLULA. I componenti della cellula terroristica reggiana facevano capo all’allora 30enne Mehdi Ben Nasr che aveva una grande influenza, tanto da riuscire anche a sfruttare le sue conoscenze in carcere per cercare «fratelli» pronti ad essere protagonisti della jihad. La cellula aveva la sua sede in un appartamento in via Debeli (nella zona di Ospizio) e lì, i carabinieri avevano ritrovato non solo materiale propagandistico, ma anche manuali con le istruzioni per la realizzazione di ordigni esplosivi e armi chimiche. Secondo gli inquirenti, l'organizzazione che operava a Reggio aveva anche trovato il modo per finanziare la propria attività, sfruttando gli introiti derivanti dal contrabbando di sigarette e la cessione di permessi di soggiorno e passaporti falsi che arrivavano nella nostra città direttamente da una tipografia scovata nella periferia di Parigi. Al momento del blitz dei carabinieri Meftah Belhaj Chaouwki venne trovato in un condominio di via Liguria 14, dove da qualche mese era ospite. Su di lui l’indottrinamento era più che avanzato, non scalfito neppure dai successivi tanti anni di carcere, come ora dimostra la sua morte da combattente in Siria.

Tiziano Soresina©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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