Renzi, appello all’unità: «Il Pd giochi di squadra»
Oltre seicento persone in Piazza Grande per ascoltare il segretario Dem: «Basta con le discussioni interne. Qui a Reggio avete sempre lavorato bene»
REGGIO EMILIA. «A Reggio avete sempre governato bene, in Italia abbiamo iniziato a fare così: mettiamoci al lavoro e andiamo avanti». Matteo Renzi si muove come un leone sotto la tenda di Piazza Grande. Davanti a lui circa 600 persone, soprattutto anziane, accorse per ascoltarlo a FestaReggio.
L’ex premier parte da una battuta sul meteo («Freschino oggi...») per riscaldare un ambiente pronto, tanto da far partire un applauso che lui quasi rifiuterebbe e che accetta «sulla fiducia».
I temi seri giungono poco dopo e riguardano le correnti interne al Pd, le scissioni e le ipotesi di alleanze. Appena qualche giorno fa, nella città del Tricolore, è apparso un documento (firmato dagli orlandiani) che rilancia l’esperienza dell’Ulivo. Qualche mese fa, alla Ghiara, Pippo Civati aveva lanciato un manifesto nazionale con Art.1-Mdp, Sinistra Italiana e Campo Progressista.
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Tante forze centrifughe che, a livello nazionale, Renzi vuole riportare a quel centro chiamato Pd, da lui indicato come «il polo del buon senso e della saggezza». Una definizione con cui prende le distanze «dalle alternative: il populismo di Grillo o l’estremismo di Salvini».
Da qui l’appello del segretario: «Giochiamo di squadra e parliamo dei problemi degli italiani. Le discussioni interne lasciano il tempo che trovano». Di certo, l’ex sindaco di Firenze ha anche il tempo di togliersi qualche sassolino. «Vorrei in un futuro un partito senza D’Alema», gli suggerisce uno spettatore. «Fatto», risponde il politico toscano con la mano destra sventolante.
Il format scelto dal segretario ha l’aspetto del gioco: seleziona le domande mandate dal pubblico via sms o WhatsApp, ne legge qualcuna, commenta talvolta con chi le ha mandate, scambia parole con il pubblico. «Chi sa a quanto era la disoccupazione giovanile?», chiede l’ex premier. «Al 45%», suggerisce uno spettatore. «Al 44%», ribatte Renzi, commentando così: «Come diceva Mike Bongiorno: “Quasi”».
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Il presentatore ha incrociato il percorso del toscano nel 1994, in una puntata della “Ruota della Fortuna”. A ruota si susseguono le critiche agli avversari degli altri partiti e i punti della campagna elettorale perché, come sottolinea Renzi, «a primavera dell’anno prossimo si voterà». Di conseguenza, per il segretario «la prima regola del gioco è la consapevolezza del fatto che dobbiamo far vincere il Pd».
Al Pd appartengono sia il governatore Stefano Bonaccini sia il sindaco Luca Vecchi, con cui sono frequenti gli ammiccamenti dal palco. Il segretario ringrazia il presidente della Regione per la legge sui vaccini («la battaglia è partita dall’Emilia Romagna, ora la legge è sacrosanta») e l’impegno sul fronte del lavoro. A Reggio tributa anche la tradizione culturale e l’impegno per il sociale.
Due gli episodi citati dal segretario in chiusura, legati alla città del Tricolore. «L’inaugurazione del Core, in cui una comunità ha abbracciato il proprio ospedale», spiega innanzitutto Renzi, giocando sull’allitterazione per aggiungere: «Siete una comunità solida e solidale, solida perché solidale, solidale perché solida». C’è poi Reggio Children, dal palco di FestaReggio criticata dallo psichiatra Paolo Crepet. Una critica che ha causato qualche ferita nell’alleanza locale Pd-Mdp. A livello nazionale, Renzi vuole unità.
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Ed è qui che Renzi ricorda ancora l’esperienza reggiana e una delle sue ultime visite in città, «quando abbiamo ricordato Malaguzzi e l’esperienza di Reggio Children annunciando che saremmo stati la legislatura del fare e della legge 0-6. L’abbiamo fatta, come il dopo di noi e le unioni civili».
Sul tema delle scissioni, fomentate anche a Reggio, ci scherza su. All’ipotesi di un referendum per dividere l’Emilia dalla Romagna commenta così con ironia: «A questo punto divideranno anche Reggio dall’Emilia». Due argomenti su cui non preferisce parlare troppo sono la sua amata Fiorentina e il referendum costituzionale del 4 dicembre. «Non facciamo più referendum per 50 anni», scherza all’inizio. Più avanti il tono si fa più serio.
«Ho commesso errori e ho pagato – ammette l’ex premier –. Nei giorni dopo il referendum, il Senato ha votato la fiducia al governo con 174 voti, il massimo ricevuto dal mio governo. Era un modo per dire “Rimani te, cacci 3-4 persone e facciamo finta di niente”. Un atteggiamento opposto al buon senso e all’etica della responsabilità». Da qui un nuovo appello «ad assumerci le nostre responsabilità, lasciando da parte le divisioni».
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