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Vipere, gufi, leoni e il contestatore solitario

Vipere, gufi, leoni e il contestatore solitario

L’ex premier scherza su case e auto attribuitegli sul web e discute con un uomo notato dagli agenti

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REGGIO EMILIA. Il popolo di Renzi abbraccia il segretario Pd, si fa scatti con lui (compresi gli immancabili selfie) e, soprattutto, interagisce con l’ex premier ieri a Campovolo per FestaReggio.

Un’interazione mediata dallo schermo in cui compaiono alcuni messaggi inviati a un numero, ma anche immediata dai commenti estemporanei. Tanti sono applausi o incoraggiamenti, ma qualcuno pone qualche dubbio. «Sei sicuro che le vipere nel partito non ci siano più?», gli domanda senza mezzi termini una donna.

«Sono un esperto di gufi – replica il politico toscano, citando una sua celebre frase – e peraltro i gufi sono tutti in ferie. Di solito venivano fuori con i dati Istat. Faremo una colletta alla Lega italiana protezione uccelli. Alla signora che dice “Aspettatela” replico “Grazie per l’augurio, fa piacere”. Invito anche ad abbassare i toni».

Un appello che rivolge sia ai componenti della classe politica sia ai commentatori del web, ai leoni da tastiera, per proseguire con le personificazioni tratte dallo zoo. «Un tema molto, molto pericoloso – commenta Renzi – perché non c’è un limite: è una questione vera, grande e difficile. Inoltre, ci sono interessi dietro, profili falsi, troll, creati dalle stesse realtà. Alcune persino riferimento a gruppi che stanno fuori dall’Italia».

Il segretario Pd cita vari esempi. «Ho scoperto di avere comprato una casa – riprende l’ospite – e poi c’è l’aereo, l’A ir Force Renzi, su cui sono l’unico sfigato a non essere mai salito. È molto difficile capire quale sia il limite, che non possiamo mettere per legge. Dobbiamo educarci tutti insieme».

Educato è il segretario nel rispondere, quando scende dal palco per gli autografi, a un contestatore. L’uomo, già notato in precedenza dal corpo della sicurezza, si approssima a Renzi e lo apostrofa così: «Bistecchino, Pinocchio, toscano fiorentino». L’ex premier si fa spiegare punto su punto per poi replicare che la prima definizione non gli piace, il secondo esempio è un capolavoro della letteratura, toscano lo è senza dubbio, ma non è fiorentino. «E di dov’è, segretario?», incalza il contestatore. «Di Rignano sull'Arno – ribatte l’ex sindaco di Firenze – i fiorentini mi hanno anche criticato per questo». L’ex premier saluta un bambino (che rifiuta il suo “cinque”) e poi procede verso le cucine.(g.f.)

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