Grandine, ieri nei vigneti colpiti si è vendemmiato d’emergenza
di Claudio Corradi
Danni tra il 10 e il 60 per cento soprattutto a Gavassa, San Maurizio, Masone, Arceto e Borzano Macchine subito al lavoro per salvare il salvabile. Danni ingenti anche alle coltivazioni di mais
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SCANDIANO. Dopo la grandinata di sabato, è partita la conta dei danni ai vigneti. All’indomani del violento temporale che verso le 13 si è abbattuto con particolare violenza su un’area a ridosso della via Emilia – epicentro la zona di Gavassa, San Maurizio e Masone, imbiancate anche Arceto e Borzano – è subito iniziata la vendemmia di emergenza.
I vigneti infatti sono la coltura che ha subìto le peggiori conseguenze del fenomeno della grandine, che in pochi minuti, scaricando a terra chicchi di ghiaccio, ha provocato devastanti defogliazioni, senza risparmiare acini maturi e grappoli ormai pronti per essere raccolti. Chicchi leggeri, frammisti ad acqua, ma arrivati con violenza a causa del vento, che in quel momento soffiava alla velocità di 50 chilometri orari. Dopo una prima comprensibile disperazione dei produttori, peraltro già provati da un’annata difficile nella quale la produzione è già stata dimezzata dal clima ostile, ci si è immediatamente organizzati per salvare il salvabile.
Le uve, in particolar modo l’Ancellotta, si trovavano in questi giorni in perfetto stato di maturazione e quelle non ancora raccolte sarebbero state vendemmiate fra poco. Diverse cantine sociali, fra le quali Masone in prima linea ma anche quelle di San Martino, Riunite ed Emilia Wine, hanno immediatamente organizzato un’apertura straordinaria allo scopo di poter pigiare, nel più breve tempo possibile, le uve dei vigneti più danneggiati. Una soluzione possibile grazie in primo luogo alla forte meccanizzazione della vendemmia diffusa nel Reggiano, che con estrema rapidità ha permesso, nella giornata di ieri, di raccogliere grandi volumi di prodotto salvaguardandone pienamente la qualità. Questo grazie anche alla complicità delle basse temperature della notte fra sabato e domenica e al forte calo termico che ha caratterizzato l’intensa giornata di lavoro.
Macchine vendemmiatrici all’opera dunque nel territorio colpito dalla grandine, dove in certi casi, quelli più gravi, si è proceduto alla vendemmia anche del Lambrusco Salamino, pur se in leggero anticipo rispetto alla maturazione ottimale. Il perfetto stato sanitario delle uve nel momento in cui si è verificata la grandine ha di per sé favorito il buon esito della gestione di questa emergenza.
I danni sono stati estremamente variabili: vanno da un 10% ad un 60% di perdita di prodotto. L’entità del danno, oltre che dall’intensità della grandine, è stata influenzata anche dalle caratteristiche vegetative del vigneto colpito. I vigneti con più vegetazione sono quelli che hanno subito i danni minori, visto che in quei casi lo spessore della parete di foglie, completamente lacerata, ha per più tempo fatto da scudo ai grappoli che al contrario, dove scoperti, hanno perso molti più acini; su certe varietà di Lambrusco, anche grappoli interi.
L’area colpita per fortuna non è una di quelle più intensamente vitate del Reggiano, e nemmeno vasta. Purtroppo però nella nostra provincia la grandine nei giorni della vendemmia sta diventando un fenomeno ricorrente, visto che ormai da tre anni consecutivi si verifica regolarmente su aree tutto sommato circoscritte e differenti.
La grandine in questo periodo provoca danni ingenti anche a carico delle coltivazioni di mais. Il fenomeno temporalesco di sabato, oltre al forte abbassamento termico generalizzato, ha portato su tutta la provincia anche un modesto quantitativo di pioggia, variabile fra i 10 e i 20 millimetri a seconda delle zone, che, seppur prezioso, è ancora ben lontano dal colmare il deficit idrico accumulato in questa estate 2017 arida e siccitosa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I vigneti infatti sono la coltura che ha subìto le peggiori conseguenze del fenomeno della grandine, che in pochi minuti, scaricando a terra chicchi di ghiaccio, ha provocato devastanti defogliazioni, senza risparmiare acini maturi e grappoli ormai pronti per essere raccolti. Chicchi leggeri, frammisti ad acqua, ma arrivati con violenza a causa del vento, che in quel momento soffiava alla velocità di 50 chilometri orari. Dopo una prima comprensibile disperazione dei produttori, peraltro già provati da un’annata difficile nella quale la produzione è già stata dimezzata dal clima ostile, ci si è immediatamente organizzati per salvare il salvabile.
Le uve, in particolar modo l’Ancellotta, si trovavano in questi giorni in perfetto stato di maturazione e quelle non ancora raccolte sarebbero state vendemmiate fra poco. Diverse cantine sociali, fra le quali Masone in prima linea ma anche quelle di San Martino, Riunite ed Emilia Wine, hanno immediatamente organizzato un’apertura straordinaria allo scopo di poter pigiare, nel più breve tempo possibile, le uve dei vigneti più danneggiati. Una soluzione possibile grazie in primo luogo alla forte meccanizzazione della vendemmia diffusa nel Reggiano, che con estrema rapidità ha permesso, nella giornata di ieri, di raccogliere grandi volumi di prodotto salvaguardandone pienamente la qualità. Questo grazie anche alla complicità delle basse temperature della notte fra sabato e domenica e al forte calo termico che ha caratterizzato l’intensa giornata di lavoro.
Macchine vendemmiatrici all’opera dunque nel territorio colpito dalla grandine, dove in certi casi, quelli più gravi, si è proceduto alla vendemmia anche del Lambrusco Salamino, pur se in leggero anticipo rispetto alla maturazione ottimale. Il perfetto stato sanitario delle uve nel momento in cui si è verificata la grandine ha di per sé favorito il buon esito della gestione di questa emergenza.
I danni sono stati estremamente variabili: vanno da un 10% ad un 60% di perdita di prodotto. L’entità del danno, oltre che dall’intensità della grandine, è stata influenzata anche dalle caratteristiche vegetative del vigneto colpito. I vigneti con più vegetazione sono quelli che hanno subito i danni minori, visto che in quei casi lo spessore della parete di foglie, completamente lacerata, ha per più tempo fatto da scudo ai grappoli che al contrario, dove scoperti, hanno perso molti più acini; su certe varietà di Lambrusco, anche grappoli interi.
L’area colpita per fortuna non è una di quelle più intensamente vitate del Reggiano, e nemmeno vasta. Purtroppo però nella nostra provincia la grandine nei giorni della vendemmia sta diventando un fenomeno ricorrente, visto che ormai da tre anni consecutivi si verifica regolarmente su aree tutto sommato circoscritte e differenti.
La grandine in questo periodo provoca danni ingenti anche a carico delle coltivazioni di mais. Il fenomeno temporalesco di sabato, oltre al forte abbassamento termico generalizzato, ha portato su tutta la provincia anche un modesto quantitativo di pioggia, variabile fra i 10 e i 20 millimetri a seconda delle zone, che, seppur prezioso, è ancora ben lontano dal colmare il deficit idrico accumulato in questa estate 2017 arida e siccitosa.
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