Caso Ghini, atti al Csm e in Cassazione
di Tiziano Soresina
Pedofilo liberato: l’operato del giudice sarà valutato sia sull’incompatibilità ambientale sia in ambito disciplinare
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REGGIO EMILIA. Due binari di valutazione sull’operato del giudice Giovanni Ghini.
Il Comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura (Csm) ha infatti ieri deciso di trasmettere alla Prima Commissione e al Procuratore generale della Cassazione (Pasquale Ciccolo) il provvedimento giudiziario con cui il gip Ghini, ha disposto la scarcerazione del richiedente asilo pakistano 21enne, reo confesso di violenza sessuale ai danni di un tredicenne disabile.
Sarà la Prima Commissione, quindi, fatte le valutazioni di competenza, a valutare se sussistano o meno le condizioni per aprire una pratica per accertare un'eventuale incompatibilità ambientale o funzionale, come chiesto da uno dei consiglieri, Pierantonio Zanettin.
Gli atti – cioè le due ordinanze emesse dal gip Ghini e la richiesta di misura avanzata dal pm Maria Rita Pantani (titolare dell’inchiesta) – sono stati trasmessi anche al Procuratore della Cassazione in quanto titolare dell'azione disciplinare.
Anche questa “mossa” è da considerarsi del tutto nella prassi, in quanto il Procuratore generale fa parte del Comitato di presidenza del Csm come membro di diritto (stessa cosa vale per il primo presidente della Cassazione Giovanni Canzio, mentre il terzo componente è il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini). Quindi Ciccolo, come membro del Comitato di presidenza, ha affrontato la questione già ieri ed ora ne approfondirà gli aspetti desumibili dagli atti. In sintesi, siamo ancora in una fase interlocutoria: vedremo più avanti se sul piano dell’incompatibilità e su quello disciplinare verranno effettivamente aperte delle pratiche. Comunque sia, si prospettano tempi lunghi: dai sei mesi ad un anno.
Nell’avanzare la sua richiesta, il consigliere laico Pierantonio Zanettin (avvocato vicentino eletto nel Csm tre anni fa in quota Forza Italia) aveva sottolineato che Ghini aveva deciso di revocare la misura cautelare degli arresti domiciliari alla luce «dello straordinario senso di autodisciplina dimostrato dall’indagato», «disponendo solo il divieto di avvicinamento al minore e l’obbligo di firma in caserma».
Poi l’aggiunta: «L’opinione pubblica è rimasta sconcertata, sono insorte le associazioni che combattono la pedofilia ed è stato organizzato anche un sit-in davanti al tribunale». Una decisione «impugnata dal pm», ricordava ancora il componente del Csm.
Quali scenari possono aprirsi per il giudice Ghini nel caso l’incompatibilità venga ritenuta concreta?
Dal drastico trasferimento in un altro tribunale, oppure i “passaggi” interni più soft dal settore penale (dove da 9 anni sta ricoprendo il ruolo di gip) a quello civile, oppure dalle indagini preliminari al dibattimento.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il Comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura (Csm) ha infatti ieri deciso di trasmettere alla Prima Commissione e al Procuratore generale della Cassazione (Pasquale Ciccolo) il provvedimento giudiziario con cui il gip Ghini, ha disposto la scarcerazione del richiedente asilo pakistano 21enne, reo confesso di violenza sessuale ai danni di un tredicenne disabile.
Sarà la Prima Commissione, quindi, fatte le valutazioni di competenza, a valutare se sussistano o meno le condizioni per aprire una pratica per accertare un'eventuale incompatibilità ambientale o funzionale, come chiesto da uno dei consiglieri, Pierantonio Zanettin.
Gli atti – cioè le due ordinanze emesse dal gip Ghini e la richiesta di misura avanzata dal pm Maria Rita Pantani (titolare dell’inchiesta) – sono stati trasmessi anche al Procuratore della Cassazione in quanto titolare dell'azione disciplinare.
Anche questa “mossa” è da considerarsi del tutto nella prassi, in quanto il Procuratore generale fa parte del Comitato di presidenza del Csm come membro di diritto (stessa cosa vale per il primo presidente della Cassazione Giovanni Canzio, mentre il terzo componente è il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini). Quindi Ciccolo, come membro del Comitato di presidenza, ha affrontato la questione già ieri ed ora ne approfondirà gli aspetti desumibili dagli atti. In sintesi, siamo ancora in una fase interlocutoria: vedremo più avanti se sul piano dell’incompatibilità e su quello disciplinare verranno effettivamente aperte delle pratiche. Comunque sia, si prospettano tempi lunghi: dai sei mesi ad un anno.
Nell’avanzare la sua richiesta, il consigliere laico Pierantonio Zanettin (avvocato vicentino eletto nel Csm tre anni fa in quota Forza Italia) aveva sottolineato che Ghini aveva deciso di revocare la misura cautelare degli arresti domiciliari alla luce «dello straordinario senso di autodisciplina dimostrato dall’indagato», «disponendo solo il divieto di avvicinamento al minore e l’obbligo di firma in caserma».
Poi l’aggiunta: «L’opinione pubblica è rimasta sconcertata, sono insorte le associazioni che combattono la pedofilia ed è stato organizzato anche un sit-in davanti al tribunale». Una decisione «impugnata dal pm», ricordava ancora il componente del Csm.
Quali scenari possono aprirsi per il giudice Ghini nel caso l’incompatibilità venga ritenuta concreta?
Dal drastico trasferimento in un altro tribunale, oppure i “passaggi” interni più soft dal settore penale (dove da 9 anni sta ricoprendo il ruolo di gip) a quello civile, oppure dalle indagini preliminari al dibattimento.
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