Aemilia, l’ex vice questore: «Le cene? Non ricordo che vi fosse Brescia»
Dopo la deposizione Capocasa viene attaccato dall’imputato. Il poliziotto: «Lo denuncio»
REGGIO EMILIA. Nell’udienza record di martedì durata ben 15 ore, in tarda serata è finito davanti ai giudici come testimone – chiamato dalla difesa dell’imputato Pasquale (costruttore ma anche titolare del ristorante “Antichi Sapori”) – l’ex vice questore di Reggio, cioè Cesare Capocasa che ora guida la questura di Imperia.
Una deposizione di circa mezz’ora, in cui il dirigente della polizia ha affrontato le domande dell’avvocato Gregorio Viscomi, con a volte in sottofondo i commenti più o meno borbottati dello stesso Brescia.
Dopo aver ricostruito la propria carriera, Capocasa ha escluso di aver partecipato a tavoli di sicurezza presso la Dda di Bologna, rimarcando di essersi occupato di criminalità organizzata solo nel 1991-93 quando dirigeva a Reggio la Mobile. Poi le domande entrano sui rapporti con Brescia. Capocasa dice di averlo conosciuto tra il 2003, quand'era ritornato a Reggio per lavoro, e il 2004. Poi i contatti fra i due. Le feste organizzate dalle questure di Reggio o Parma («Brescia vi partecipava, ma gli inviti erano fatte dalle segreterie dei questori»), i lavori fatti nella questura reggiana dall’imprenditore edile e confermati dal testimone («Venivano pagati dalla prefettura, il responsabile era il dirigente dell’ufficio tecnico logistico provinciale»), ma anche quelli eseguiti da Brescia nel 2005 nella casa della suocera di Capocasa: iI questore racconta di aver confrontato diversi preventivi e che quello di Brescia era risultato il più vantaggioso, inoltre di aver preso informazioni sulla ditta e sui titolari, che risultavano allora del tutto puliti.
Poi le cene agli “Antichi Sapori”. Capocasa spiega di esservi stato invitato tre volte: quando l'ex questore Gennaro Gallo fu trasferito a Parma nel 2008, per una cena del vicario suo predecessore Antonio Lemma nel 2009 e poi, con la moglie, su chiamata dell'allora presidente dell'Anioc Rosario Mignacca. Dice anche di aver conosciuto Enzo Maioli che faceva giardinaggio in questura, di essere stato a casa sua con tutta la questura per un pranzo in due-tre circostanze, ma che Brescia non c'era. Afferma anche di non sapere che Brescia si sia mai fatto male a casa di Maioli tagliandosi con il prosciutto . Infine la vicenda dei regali a Brescia. «Come d'abitudine – entra nel merito – da sempre, a Natale, calendario o gadget della polizia li regalo a chi ha lavorato all'interno dell'istituzione o a chi è stato disponibile in vari modi per la festa della polizia. Un orologio da polso della polizia? Non lo ricordo, ma può essere».
È invece un “no” secco per una statua a Brescia raffigurante il santo protettore della polizia San Michele Arcangelo. Ma la difesa replica dicendo che la statua è stata trovata durante una perquisizione. Spunta una conchiglia del suo paese d'origine, San Benedetto del Tronto, a Brescia: Capocasa dice di non poterlo escludere perché ne ha donate a molti visto che il paese ospita una mostra delle conchiglie di cui lui ha fatto promozione.
La deposizione è finita, ma alcuni minuti dopo prende la parola Brescia: «»Mi ha addolorato sentire tre persone, l'ispettore Giovanni Ciampi, il maresciallo Sebastiano Lopilo e il questore Capocasa, defilarsi da alcune circostanze. Non me le sono inventate. Forse avevano paura perché non hanno pagato. Ma ho offerto io tranquillamente e abbiamo passato serate bellissime. Quando Maioli ha attestato che ero a casa sua, perché devono negare? Mi ero fatto male con il prosciutto». Dichiarazioni spontanee apprese solo ieri da Capocasa: si riserva di verificarne il contenuto nel verbale per sporgere una denuncia per calunnia.
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