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Morto dopo l'arresto: "Mio fratello doveva essere ricoverato"

Jacopo Della Porta
Morto dopo l'arresto: "Mio fratello doveva essere ricoverato"

ll dolore del familiare di Youness: «I medici dovevano curarlo, ma hanno chiamato i carabinieri"

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CORREGGIO. «In ospedale cosa hanno fatto? Non hanno guardato se aveva qualcosa? Dicono che mio fratello ha fatto “casino” però se stava male bisognava tenerlo lì e curarlo non chiamare i carabinieri». Said Abouloufa El Idrissi non si dà pace e continua a chiedersi se la morte di Youness poteva essere evitata. «Chiedo solo la verità, di sapere cosa è accaduto, perché qua c’è qualcosa sotto: non è normale».
Il fratello del 37enne è tornato mercoledì a Correggio dal Marocco. È partito senza le chiavi di casa e il cellulare, in fretta e furia senza la moglie e i figli. Ora è ospite di una famiglia che abita nel suo stesso condominio di via Ardione, a fianco della moschea di Correggio.
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«Martedì un marocchino che vive a Correggio ha telefonato a mio fratello in Marocco dicendo che Youness era morto. Io ero fuori Casablanca, mi hanno telefonato e ho fatto delle chiamate anche io, così mi hanno detto che era vero. Sono subito andato all’aeroporto, alla sera, e ho preso il primo aereo mercoledì mattina, e sono atterrato alle 13 a Bologna. Non so cosa sia successo, nessuno mi ha detto ancora nulla. Mi hanno detto che devo cercare un avvocato, perché la morte di mio fratello non è normale, c’è qualcosa sotto. Il corpo non ho potuto vederlo perché è sotto procura, il magistrato vuole fare l’autopsia per conoscere le cause della morte».

Quando pensa a quello che è accaduto al fratello, Said non può fare a meno di commuoversi. Ha attivato un nuovo numero di telefono e di tanto in tanto risponde alle telefonate dei familiari e degli amici che chiedono informazioni che lui al momento non è in grado di dare. A tutti riesce solo a ripetere: «Doveva stare in ospedale non passare la notte da solo in cella con il suo male, a soffrire da solo».
Il 37enne, soccorso dopo una lite, in ospedale a Correggio ha rifiutato il ricovero ma è rimasto in corsia e ha dato dei problemi, tanto che i carabinieri sono stati richiamati e lo hanno arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. «Quello che so, l’ho letto sui giornali. Ho letto che alla mattina lo hanno trovato che stava peggio ed è stato portato in ospedale a Reggio. Io cerco la verità perché non era un animale ma una persona. Adesso qui si parla dei diritti degli animali, ci sono diritti anche per loro, ma una persona ha più valore: qua parliamo di una persona, no?».

La famiglia della vittima ha saputo dell’aggressione avvenuta sotto i portici di via Roma lunedì sera, dove un italiano ha sferrato un pugno in faccia a Youness e lo ha fatto cadere a terra privo di sensi fino all’arrivo di un’ambulanza. «Ho sentito questa cosa. Ma nessuno mi ha detto chi è questa persona che lo ha picchiato. Anche i carabinieri mi hanno detto che mio fratello ha preso delle botte in strada prima che arrivassero loro. Comunque l’hanno portato in ospedale e doveva restare in ospedale, almeno se c’era un’emorragia si poteva vedere. Non doveva finire da solo in una cella».

Said sa che il fratello ha reagito ai carabinieri e per questo è stato arrestato. Un comportamento probabilmente provocato dall’abuso di alcol. «Lui beveva perché era una persona sola. Ma non era una persona cattiva. Era senza un lavoro. Non vedeva i suoi genitori da 14 anni. Tutti i nostri fratelli sono in Marocco, tutti i nipoti. Si dava da fare, faceva dei lavoretti, tagliava l’erba nelle case, andava in campagna. I carabinieri lo conoscevano, sapevano che non era un violento, era un ragazzo gentile, che non dava problemi, non faceva a pugni per strada».

Stesse parole ripetute il giorno prima da alcuni connazionali, non per mettere in dubbio che l’uomo ha aggredito i carabinieri, ma per esprimere lo stupore di fronte a quella reazione atipica.
Youness era arrivato in Italia 14 anni fa ma non aveva un’occupazione stabile da tempo. «La situazione è difficile per tutti – dice Said . Mia moglie lavora ma io, che facevo l’operaio alla Goldoni, non trovo lavoro da anni. Faccio domanda ovunque ma non c’è niente». Ieri tanti connazionali, ma anche italiani, sono andati dal fratello per testimoniare la loro vicinanza in questo momento.

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