Reggio Emilia, via Giuseppe Dossetti tra i toponimi di riserva
Il Comune continua ufficialmente a ignorare il giurista nonchè padre costituente. L’autorizzazione prefettizia è arrivata nel 1998 ma da allora è restata sulla carta
REGGIO EMILIA. Verrebbe da dire che davvero nessuno è profeta in patria, constatando che a Giuseppe Dossetti la nostra città non ha ancora intitolato una piazza o una via. In realtà questo grande concittadino del secolo scorso, che fu giurista, partigiano, padre costituente, leader del cattolicesimo democratico e guida religiosa, ha profondamente inciso sulla vita politica e culturale reggiana e la ispira tuttora. Tuttavia il Comune continua ufficialmente ad ignorarlo, come si evince dal verbale della seduta di Giunta del 31 agosto che, ratificando le scelte della commissione toponomastica, ha mantenuto nel limbo dei “toponimi di riserva” da assegnare in un futuro indeterminato il nome di Dossetti, proposto con autorizzazione prefettizia nel lontano 10 marzo 1998 a poco più di un anno dalla morte, che lo aveva colto nell'eremo di Monteveglio il 15 dicembre 1996. Soltanto le istituzioni educative gli hanno dato il dovuto riconoscimento. L'università di Modena e Reggio, memore della cattedra di diritto ecclesiastico conferitagli a Modena nel 1942, ha battezzato “palazzo Dossetti” l'ex-caserma Zucchi divenuta nel 2005 la sede principale del rinato ateneo reggiano. Il liceo Aldo Moro era stato ancora più sollecito dedicandogli, il 22 novembre 1997, il piazzale antistante la scuola e l'avveniristico monumento di acciaio inossidabile erettovi da Iler Melioli, allora docente in quel liceo. Peraltro l'avere tenuto in panchina Dossetti per vent'anni non dipende tanto dall'attuale amministrazione quanto da quelle precedenti.
A cavallo del nuovo secolo, quando Reggio conosceva un'espansione impressionante, era cospicua la nuova viabilità da intitolare. Oggi rimane solo la decina di stradine dell'estrema periferia, a cui la Giunta ha dato o cambiato il nome nell'ultima seduta. Dedicare qualcuna di esse a Dossetti sarebbe stato un affronto ancora peggiore. Nel suo caso occorrerà, forse, cambiare una denominazione esistente.
Dossetti, peraltro, figura nella toponomastica di gran parte della provincia. Gli è intitolata una piazza a Cavriago, dove Dossetti trascorse l'infanzia e la giovinezza. In totale sono più di 150 i toponimi in lista d'attesa dal 1994 a quest'anno. Spiccano altri personaggi celebri già ricordati altrove dalle targhe stradali: il segretario del Pci Enrico Berlinguer, il segretario della Dc Benigno Zaccagnini, il cantautore Fabrizio De André, il tenore Luciano Pavarotti, lo scrittore Umberto Eco, l'astronoma Margherita Hack, il giornalista Mario Pannunzio, i politici Giorgio La Pira e Giuseppe Lazzati, la poetessa Ada Merini. Sono una trentina le proposte “reggiane”. Alcuni attendono da tempo: dal 1995 il partigiano Erio Bertani e lo scultore Riccardo Secchi, dal 2003 Vittorio Pellizzi, primo prefetto dopo la Liberazione, e il sacerdote Giovanni Saccani, dal 2006 Paola Menada, ispettrice nazionale della Croce Rossa, il giornalista Gino Bedeschi e il sacerdote Francesco Milani, dal 2007 il provveditore e deputato Dc Ettore Lindner e la poetessa Elvira Fangareggi Cingi, dal 2008 l'architetto Enea Manfredini. La maggior parte, però, è stata proposta dal 2010, nell'ordine il partigiano Attilio Gombia, il presidente della provincia Dante Montanari, il pugile Gino Bondavalli, l'industriale Giuseppe Menada, il sacerdote Ennio Anceschi, lo storico Vittorio Nironi, il preside Giuseppe Coppini, il pittore Paolo da Reggio, il fotografo Claudio Zavaroni, il pittore Giannino Tamagnini, il poeta Giovanni Ramusani, lo scrittore Pier Vittorio Tondelli, il poeta Raffaele Crovi, il beato Rolando Rivi, la vittima dei fascisti Umberto Branchetti e gli studiosi Gino Badini e Mario Mazzaperlini.
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