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«Gallo mi presentò Brescia e Paolini»

«Gallo mi presentò Brescia e Paolini»

In aula Sanfilippo, vice a Parma dell’ex questore di Reggio: «Erano amici suoi, venni invitato a delle cene, non pagavamo»

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REGGIO EMILIA. Anche a Parma uomini delle forze dell'ordine andavano a cena con alcuni degli attuali imputati del maxi-processo Aemilia in corso a Reggio nell’aula bunker.

Lo conferma Claudio Sanfilippo, ora questore di Crotone ma che nel 2008 era vicario dell’allora questore di Parma, cioè Gennaro Gallo. Nella deposizione Sanfilippo racconta senza riserve degli incontri avuti al ristorante con Alfonso Paolini (definito una sorta di addetto alle pubbliche relazioni della cosca che la Dda ritiene da tempo radicata in Emilia) e Pasquale Brescia, imprenditore edile e titolare del ristorante “Antichi Sapori” di Gaida dove nel marzo 2012 si svolse la cena per pianificare il contrasto alle interdittive antimafia dell'allora prefetto reggiano Antonella De Miro. Il dirigente della polizia poi specifica che il questore Gallo gli aveva presentato Brescia e Paolini definendoli «degli amici di Reggio Emilia» e «delle brave persone», con cui trascorrere la serata nel locale “Il Portichetto” di Campegine (specialità pesce), al confine tra le province di Reggio e Parma. Sempre secondo Sanfilippo, ad organizzare gli appuntamenti conviviali era il questore Gallo (ora in pensione). Oggetto delle conversazioni a tavola, «il calcio» e altri argomenti frivoli. Sempre il testimone ha affermato di non aver mai conosciuto l’identità degli altri commensali, affermazione che non ha convinto Francesco Caruso, presidente della Corte: «È quanto mai strano che questore e vicequestore andassero a cena con persone che uno dei due non conosceva». La risposta di Sanfilippo: «Io non mi preoccupavo, erano amici di Gallo». Alla domanda su chi saldasse alla fine il conto, risponde lapidario: «Noi non pagavamo mai, penso Paolini».

Ma Pasquale Brescia, almeno dal 2004, era di casa anche nei «salotti buoni» di Reggio. Lo testimoniano gli archivi di periodici come “Stampa reggiana”, come evidenziato – con una nota inviata ieri ai mass media – dai consiglieri comunali del Movimento 5 stelle Ivan Cantamessi e Norberto Vaccari, che documentano come già in quegli anni Brescia venisse fotografato e citato nelle iniziative dell'Anioc (Associazione nazionale insigniti ordini cavallereschi) alla presenza di autorità politiche ed economiche. Per i pentastellati le immagini, reperibili nel web, rappresentano «il simbolo di come le mafie si siano infiltrate nella società reggiana, nella totale sottovalutazione, attraverso il passaggio della “zona grigia” con il classico metodo dei colletti bianchi tra cene di gala, ordini cavallereschi e cementificazione selvaggia del territorio permessa e pianificata dalle giunte degli ultimi 25 anni».



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