Giro di vite sulle occupazioni abusive
di Luciano Salsi
Il vicesindaco Sassi: «Chiederò un incontro alla Questura». In sei mesi, 2.628 controlli sulle residenze: 579 gli irreperibili
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REGGIO EMILIA . L’occupazione illegale dell’appartamento di via Emilia Ospizio 68 da parte di africani sconosciuti subentrati a un inquilino moroso e irreperibile suona come un campanello d’allarme agli orecchi dell’amministrazione comunale, che teme il moltiplicarsi di questi episodi e preannuncia un incontro con la Questura per cercare il modo di prevenirli e stroncarli sul nascere. Il vicesindaco Matteo Sassi non manifesta alcuna indulgenza verso questi comportamenti: «Non si deve mettere sullo stesso piano – dichiara – la semplice morosità, soprattutto quando è incolpevole, con l’occupazione abusiva di un immobile. Se ci sono persone che occupano senza titolo un alloggio senza neppure fornire le proprie generalità, forse la strada seguita dalla proprietaria, che ha chiesto lo sfratto per morosità, non è la più efficace e risolutiva. La nostra preoccupazione è che quanto accaduto in via Emilia Ospizio possa ripetersi in altri quartieri. Purtroppo è un fenomeno non circoscritto alla zona della stazione, ma che può riguardare un po’ tutta la città. Sono compromesse le condizioni di vivibilità dei condomini, quando si registra un continuo viavai di sconosciuti. Mi farò promotore di un incontro con il Questore per capire se ci sono altre strade per riconsegnare rapidamente l’alloggio alla proprietaria».
Il modo in cui sono interpretate e applicate le norme vigenti, infatti, limita fortemente la possibilità di intervento della magistratura e della forza pubblica. Una volta ottenuta dal giudice la sentenza di sfratto, interviene l’ufficiale giudiziario, che compie ripetuti tentativi di convincere gli occupanti a liberare l’alloggio. In genere passano mesi e mesi, spesso un anno intero o più, se ci sono minori o anziani. Solo alla fine viene fatta intervenire la forza pubblica per l’esecuzione forzata dello sfratto. E il proprietario si deve accollare ingenti spese legali. Le forze dell’ordine hanno sostanzialmente le mani legate.
«La Municipale – spiega il comandante Stefano Poma – può verificare se gli occupanti hanno la residenza, che però può essere stata rilasciata regolarmente dietro l’esibizione di un contratto d'affitto. In ogni caso per entrare in un alloggio occorre un ordine del giudice. Quando si sospetta che le condizioni igienico-sanitarie siano precarie si può semplicemente fare una segnalazione all’Ausl». Finora il Comune, tramite vigili e messi, ha controllato perlopiù l’effettiva presenza negli alloggi delle persone che vi hanno formalmente stabilito la residenza: «Nei primi sei mesi di quest'anno – spiega Sassi – abbiamo compiuto 2.628 controlli sulle residenze, dai quali è risultata la cancellazione di 579 irreperibili. Contiamo di effettuare entro fine 2017 cinquemila controlli e prevediamo di arrivare a 1.200 cancellazioni». Il problema di via Emilia Ospizio è però la punta di un iceberg di un problema opposto, dalle dimensioni ignote ma cospicue: la permanenza di stranieri non iscritti all'anagrafe, perlopiù irregolari, di cui non conosciamo le generalità e che, anche senza arrivare all’occupazione abusiva, si fanno ospitare da connazionali. «Esercitiamo – ammette Sassi – un'azione costante di controllo, con risultati rilevanti, sulla presenza dei residenti, ma in via Emilia Ospizio abbiamo a che fare con il fenomeno contrario. Un conto è se un inquilino offre ospitalità. Un altro conto è se l'affittuario sparisce e crea un'economia illegale subaffittando l'alloggio senza averne titolo. Un caso come questo non deve essere trattato a livello politico e istituzionale come semplice morosità. Reggio, per fortuna, sotto questo profilo non è nelle condizioni delle metropoli, ma si deve evitare che la situazione degeneri peggiorando».
Il modo in cui sono interpretate e applicate le norme vigenti, infatti, limita fortemente la possibilità di intervento della magistratura e della forza pubblica. Una volta ottenuta dal giudice la sentenza di sfratto, interviene l’ufficiale giudiziario, che compie ripetuti tentativi di convincere gli occupanti a liberare l’alloggio. In genere passano mesi e mesi, spesso un anno intero o più, se ci sono minori o anziani. Solo alla fine viene fatta intervenire la forza pubblica per l’esecuzione forzata dello sfratto. E il proprietario si deve accollare ingenti spese legali. Le forze dell’ordine hanno sostanzialmente le mani legate.
«La Municipale – spiega il comandante Stefano Poma – può verificare se gli occupanti hanno la residenza, che però può essere stata rilasciata regolarmente dietro l’esibizione di un contratto d'affitto. In ogni caso per entrare in un alloggio occorre un ordine del giudice. Quando si sospetta che le condizioni igienico-sanitarie siano precarie si può semplicemente fare una segnalazione all’Ausl». Finora il Comune, tramite vigili e messi, ha controllato perlopiù l’effettiva presenza negli alloggi delle persone che vi hanno formalmente stabilito la residenza: «Nei primi sei mesi di quest'anno – spiega Sassi – abbiamo compiuto 2.628 controlli sulle residenze, dai quali è risultata la cancellazione di 579 irreperibili. Contiamo di effettuare entro fine 2017 cinquemila controlli e prevediamo di arrivare a 1.200 cancellazioni». Il problema di via Emilia Ospizio è però la punta di un iceberg di un problema opposto, dalle dimensioni ignote ma cospicue: la permanenza di stranieri non iscritti all'anagrafe, perlopiù irregolari, di cui non conosciamo le generalità e che, anche senza arrivare all’occupazione abusiva, si fanno ospitare da connazionali. «Esercitiamo – ammette Sassi – un'azione costante di controllo, con risultati rilevanti, sulla presenza dei residenti, ma in via Emilia Ospizio abbiamo a che fare con il fenomeno contrario. Un conto è se un inquilino offre ospitalità. Un altro conto è se l'affittuario sparisce e crea un'economia illegale subaffittando l'alloggio senza averne titolo. Un caso come questo non deve essere trattato a livello politico e istituzionale come semplice morosità. Reggio, per fortuna, sotto questo profilo non è nelle condizioni delle metropoli, ma si deve evitare che la situazione degeneri peggiorando».
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