rubiera
Vive in camper per stare vicino alla casa distrutta al fuoco
Aldo Messori decide di non allontanarsi dall’abitazione dove hanno rischiato la morte la moglie e il figlio
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RUBIERA . Ha trovato una sistemazione provvisoria da parenti che risiedono in zona la famiglia rubierese rimasta senza un tetto dopo il violento incendio che nella notte fra martedì e mercoledì ha distrutto la loro abitazione, un casolare isolato nella zona di campagna a fianco di via per Salvaterra.
La madre 50enne e il figlio 20enne si sono trasferiti momentaneamente da alcuni parenti, mentre il padre Aldo Messori fa la spola fra questi famigliari e un camper vicino al casolare, dove preferisce rimanere per restare vicino all’abitazione.
Un rogo che ha fatto correre un rischio altissimo a una donna e al figlio, rimasti intrappolati al primo piano in una camera da letto con la finestra chiusa da una solida inferriata metallica cementata nel muro. In quel momento il marito e padre si trovava invece all’esterno, impegnato in un tentativo di spegnimento poco efficace. I due parenti si erano rifugiati nella stanza più lontana dalle fiamme e da lì hanno potuto chiamare il 112 per dare l’allarme, non essendo più praticabili le scale.
Quando l’incendio è arrivato al primo piano, però, la camera è diventata una trappola, da cui sono riusciti a fuggire solo grazie al lavoro congiunto di vigili del fuoco e carabinieri, che hanno segato le sbarre dell’infisso e rifornito i due di panni bagnati per combattere il caldo e il fumo.
Lo spegnimento dell’incendio è poi proseguito per tutta la notte, mentre mamma e figlio sono stati portati al pronto soccorso reggiano per le conseguenze di una lieve intossicazione da monossido di carbonio e poi dimessi.
L’edificio è stato dichiarato non agibile e per renderlo nuovamente abitabile saranno necessari degli interventi piuttosto corposi. I tempi potrebbero allungarsi e l’inverno è alle porte. (adr.ar.)
La madre 50enne e il figlio 20enne si sono trasferiti momentaneamente da alcuni parenti, mentre il padre Aldo Messori fa la spola fra questi famigliari e un camper vicino al casolare, dove preferisce rimanere per restare vicino all’abitazione.
Un rogo che ha fatto correre un rischio altissimo a una donna e al figlio, rimasti intrappolati al primo piano in una camera da letto con la finestra chiusa da una solida inferriata metallica cementata nel muro. In quel momento il marito e padre si trovava invece all’esterno, impegnato in un tentativo di spegnimento poco efficace. I due parenti si erano rifugiati nella stanza più lontana dalle fiamme e da lì hanno potuto chiamare il 112 per dare l’allarme, non essendo più praticabili le scale.
Quando l’incendio è arrivato al primo piano, però, la camera è diventata una trappola, da cui sono riusciti a fuggire solo grazie al lavoro congiunto di vigili del fuoco e carabinieri, che hanno segato le sbarre dell’infisso e rifornito i due di panni bagnati per combattere il caldo e il fumo.
Lo spegnimento dell’incendio è poi proseguito per tutta la notte, mentre mamma e figlio sono stati portati al pronto soccorso reggiano per le conseguenze di una lieve intossicazione da monossido di carbonio e poi dimessi.
L’edificio è stato dichiarato non agibile e per renderlo nuovamente abitabile saranno necessari degli interventi piuttosto corposi. I tempi potrebbero allungarsi e l’inverno è alle porte. (adr.ar.)
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