Gazzetta di Reggio

Reggio

I vasi delle piante morte riciclati come barriere

di Leonardo Grilli

Erano in piazza Martiri, oggetto della polemica sulla mancata innaffiatura Gli alberelli rinsecchiti, trasferiti in corso Garibaldi, sono stati tagliati (quasi)

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REGGIO EMILIA. «Mettete fiori nei vostri cannoni». È il celebre invito che meglio di tutti rappresentò lo spirito sessantottino. E l’invito a combattere con l’amore la violenza della guerra è stato accolto anche a Reggio Emilia. O quasi. I fiori di dannunziana memoria, nel frattempo, si sono seccati nelle farraginose maglie della burocrazia comunale e sono poi stati, inevitabilmente, tagliati. Le piante che erano state collocate in piazza Martiri del 7 Luglio per abbellire un luogo forse troppo spoglio sono infatti state spostate, morte e rinsecchite, alle due estremità di corso Garibaldi in occasione della Giaréda.

Una decina di grossi vasi in legno e ferro battuto che sono stati utilizzati come barriere antiterrorismo, seguendo le direttive ministeriali che hanno predisposto un rafforzamento delle misure di sicurezza dopo l’attentato di Barcellona.

Una soluzione, quella dei vasi, già utilizzata in tante altre città italiane e sponsorizzata da molti celebri architetti come Stefano Boeri, padre del “Bosco Verticale” e ideologo delle città verdi. Un modo per coniugare la necessità di garantire l’incolumità dei cittadini e l’armonia con la bellezza dei luoghi storici. Peccato però che, nelle altre città che hanno adottato questa soluzione, nella terra ci siano piante vive e colorate. Il contrario di quegli arbusti rinsecchiti degni di un panorama post estate arida, capace di far cambiare immediatamente idea anche a Boeri.

E, probabilmente, qualcuno in Comune dopo l’inaugurazione del 5 settembre se ne è accorto. Cosa c’entrano quelle piante morte con la festa in onore della Madonna della Ghiara, simbolo della vitalità della comunità reggiana? Via, vanno levate immediatamente. E così, poco dopo, ecco servita la soluzione perfetta: tagliare di netto tutti i piccoli tronchi, lasciando solo i moncherini saldamente ancorati al terriccio. Occhio non vede cuore non duole, tanto più che ora possono comodamente essere usati dalle bancarelle adiacenti come picchetti ferma-tendoni e dai fumatori come larghi e pratici posacenere.

I vasi “anti-jihad” di corso Garibaldi facevano parte di quelle ventidue fioriere di piazza Martiri del 7 Luglio con altrettante pianticelle di Lagerstroemia, l’essenza originaria del Sudest asiatico di cui possiamo ammirare per tutta l’estate la voluminosa fioritura di colore lilla in piazza Roversi e in via Ludovico Ariosto. Ma gli arbusti, che potrebbero raggiungere col tempo l’altezza di qualche metro, si sono seccati durante l’estate poiché nessuno ha provveduto alle abbondanti innaffiature di cui hanno bisogno. Un problema che, come aveva ammesso lo stesso assessore Mirko Tutino, era stato causato dalla farraginosità della burocrazia comunale: «I tempi per l’assegnazione dell’appalto per la manutenzione non sono stati compatibili con il lungo periodo di giugno e luglio. Il problema delle innaffiature non dipende da carenza di risorse, ma dalla rigidità che una struttura pubblica ha nello spendere». L’appalto, dopo le polemiche per la morìa generale del verde pubblico, è poi stato assegnato. Ma per le Lagerstroemia antiterrorismo era ormai troppo tardi.

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