«Sfratti, i proprietari di casa sono soli»
di Leonardo Grilli
Confedilizia interviene sul caso di via Emilia Ospizio: «I disonesti si approfittano di norme pensate per i più deboli»
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REGGIO EMILIA. Quando si parla di sfratti solitamente si è abituati ad affrontare il tema sociale, quello dei disagi delle famiglie più deboli e in difficoltà, impossibilitate a pagare bollette e canone d’affitto. Ma il dibattito sulla casa di via Emilia Ospizio, abitata da alcuni africani a insaputa della proprietaria dell’appartamento, ha permesso si affrontare l’argomento da un nuovo punto di vista. Quello dei titolari degli immobili.
Ed è di loro che parla Confedilizia Reggio Emilia: «Sono ormai molti anni che i proprietari di case sono costretti ad affrontare, pressoché da soli, procedure di sfratto pensate per essere a garanzia di persone incolpevolmente in difficoltà, ma di cui tante volte approfittano i disonesti. Il caso di via Emilia Ospizio ha aiutato a chiarire che non è il proprietario che “stipa” le case di esseri umani per trarre il massimo profitto dai propri metri quadri, ma che vi sono inquilini che arrivano anche a falsificare o a lasciar falsificare la firma dei proprietari per portare in casa persone cui subaffittare con profitto posti letto anche con allacci abusivi delle utenze (mettendo a rischio la sicurezza di interi edifici) e che infine neppure pagano l’affitto contrattualmente pattuito e devastano gli alloggi».
Non sempre quindi, ma in molti casi secondo Confedilizia sono i proprietari a essere le vittime. In un clima fin troppo tollerante con chi commette degli abusi: «Forse anche un’eccessiva indulgenza nei confronti di chi non meritava – prosegue l’associazione di categoria – ha portato all’incancrenirsi di queste situazioni. E tutto ciò è terribilmente negativo non solo per la reiterata violazione del diritto di proprietà, ma anche per i “danni collaterali” che nel tempo vengono prodotti da certe politiche: sfiducia dei cittadini, perdita di sicurezza, degrado, deprezzamento dei valori immobiliari in intere zone, mortificazione del risparmio. Ora è giusto che insieme, tanto i proprietari di case quanto i soggetti protagonisti delle procedure di accertamento (Comune, tribunale, questura), studino politiche e strategie di severo contrasto a questi fenomeni, nella certezza che se si vuole si possono fermare».
Nel caso di via Emilia Ospizio, tuttavia, l’amministrazione comunale può fare poco. A spiegarlo è il comandante della Municipale, Stefano Poma: «Si tratta di una vicenda puramente privatistica. In questi casi non c’è di fatto un abusivismo che possiamo riscontrare direttamente, il proprietario deve attivare le procedure per lo sfratto e poi sarà il giudice, eventualmente, a renderlo esecutivo. A quel punto, se è necessario, possiamo intervenire in ausilio degli ufficiali giudiziari».
Ed è di loro che parla Confedilizia Reggio Emilia: «Sono ormai molti anni che i proprietari di case sono costretti ad affrontare, pressoché da soli, procedure di sfratto pensate per essere a garanzia di persone incolpevolmente in difficoltà, ma di cui tante volte approfittano i disonesti. Il caso di via Emilia Ospizio ha aiutato a chiarire che non è il proprietario che “stipa” le case di esseri umani per trarre il massimo profitto dai propri metri quadri, ma che vi sono inquilini che arrivano anche a falsificare o a lasciar falsificare la firma dei proprietari per portare in casa persone cui subaffittare con profitto posti letto anche con allacci abusivi delle utenze (mettendo a rischio la sicurezza di interi edifici) e che infine neppure pagano l’affitto contrattualmente pattuito e devastano gli alloggi».
Non sempre quindi, ma in molti casi secondo Confedilizia sono i proprietari a essere le vittime. In un clima fin troppo tollerante con chi commette degli abusi: «Forse anche un’eccessiva indulgenza nei confronti di chi non meritava – prosegue l’associazione di categoria – ha portato all’incancrenirsi di queste situazioni. E tutto ciò è terribilmente negativo non solo per la reiterata violazione del diritto di proprietà, ma anche per i “danni collaterali” che nel tempo vengono prodotti da certe politiche: sfiducia dei cittadini, perdita di sicurezza, degrado, deprezzamento dei valori immobiliari in intere zone, mortificazione del risparmio. Ora è giusto che insieme, tanto i proprietari di case quanto i soggetti protagonisti delle procedure di accertamento (Comune, tribunale, questura), studino politiche e strategie di severo contrasto a questi fenomeni, nella certezza che se si vuole si possono fermare».
Nel caso di via Emilia Ospizio, tuttavia, l’amministrazione comunale può fare poco. A spiegarlo è il comandante della Municipale, Stefano Poma: «Si tratta di una vicenda puramente privatistica. In questi casi non c’è di fatto un abusivismo che possiamo riscontrare direttamente, il proprietario deve attivare le procedure per lo sfratto e poi sarà il giudice, eventualmente, a renderlo esecutivo. A quel punto, se è necessario, possiamo intervenire in ausilio degli ufficiali giudiziari».
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