Gazzetta di Reggio

Reggio

«Voglio una Reggio più internazionale»

di Martina Riccò
«Voglio una Reggio più internazionale»

Il nuovo direttore dei Teatri, Paolo Cantù: «La Fondazione è unica, manterremo le sue caratteristiche ma con più dialogo»

4 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Sarà operativo da gennaio, quando assumerà ufficialmente il doppio incarico di direttore generale e artistico della Fondazione I Teatri, ma Paolo Cantù ha già le idee chiare. E se è ancora presto per parlare di progetti («Ma non temete, non vi farò aspettare a lungo»), il futuro responsabile dei palchi reggiani non ha paura di svelare il principio a cui da sempre è fedele: il dialogo.

«Mi piace lavorare con gli altri – ci racconta il 42enne milanese, laureato con lode in Filosofia Teoretica, dal 2015 direttore della Fondazione Piemonte dal Vivo – so che nessuno è onnisciente e che l’ascolto, soprattutto sul lavoro, è altamente produttivo».

Dal 1° gennaio sarà direttore non solo generale ma anche artistico dei Teatri, sostituendo Giuseppe Gherpelli e Gabriele Vacis. È pronto?

«Sono elettrizzato. Lavorare in un teatro di eccellenza come quello reggiano, punto di riferimento regionale e non solo, mi appassiona. Ma sono consapevole del compito improbo che mi aspetta: le aspettative della struttura e della città sono alte, dovrò fare il massimo per ripagare la fiducia riposta in me».

Cosa significa assumere questo doppio incarico?

«Collegare la parte di gestione con quella di programmazione sarà una bella sfida, ma non nascondo che ormai è anche una tendenza. Altre importanti istituzioni culturali sono guidate da un’unica persona che ricopre il ruolo di direttore generale e artistico. Sarà un compito arduo, ma io non amo il comfort sul lavoro. E soprattutto so che nessuno è onnisciente: sono sicuro che a Reggio troverò professionisti con cui elaborare progetti di qualità. Ovviamente le scelte finali spetteranno a me, in virtù del mio ruolo, ma cercherò di condividere il percorso con chi mi sta attorno. Ho sempre lavorato in questo modo, e devo dire con buoni risultati».

La Fondazione ha dichiarato che sarà affiancato da un consulente musicale. Come mai?

«Sono stato io a proporlo. Come si vede dal mio curriculum, il mio profilo è più tagliato per la parte di produzione teatrale, danza, circo contemporaneo. Sono invece meno preparato su lirica e concertistica, nonostante in questi anni abbia accresciuto le mie competenze. Ma la Fondazione è riconosciuta dal Ministero come teatro di tradizione, e per questo riceve contributi, quindi è necessario mantenere la stessa qualità degli anni passati e se possibile incrementarla. Inoltre sono consapevole di cosa la lirica significhi a Reggio, e in generale in Emilia Romagna. Non appena saremo pronti selezioneremo una rosa di nomi e sceglieremo il profilo più adatto. Ci sono le condizioni per trovare la persona giusta e fare un buon lavoro».

Altra caratteristica dei Teatri, che rende la realtà reggiana unica nel suo genere, è che il cartellone comprende prosa, concerti, lirica, operetta, danza, teatro contemporaneo. Continuerà così?

«Assolutamente sì. Manterremo questa caratteristica che non solo eleva a modello la realtà reggiana, ma è anche un servizio alla città. In questi anni la Fondazione è riuscita a rispondere alle esigenze di un’ampia fascia di popolazione con proposte di grande qualità. Il mio obiettivo è quello di proseguire su questa strada costruendo nuove relazioni che possano portarci ad affacciarci sul panorama nazionale e anche oltre i confini del Paese. Ma prima di poter sviluppare qualsiasi progetto dovrò conoscere il sistema culturale reggiano, capire il ruolo della struttura nella vita della città, le relazioni che la legano alle altre istituzioni culturali, come Aterballetto, il sistema dei musei... Il tempo per il passaggio di consegne e lo studio della città c’è, e anche la voglia».

Parlando di Aterballetto, crede ci possa essere un avvicinamento tra la Fondazione danza e quella dei Teatri?

«Penso che due istituzioni di questo tipo abbiano l’obbligo di dialogare, perché solo attraverso il dialogo si possono creare sistemi culturali. La grande stima professionale e personale che nutro nei confronti di Gigi Cristoforetti, direttore di Aterballetto, non farà che agevolare il tutto. Sono certo che riusciremo ad aprire un fertile dialogo tra i due enti, nel rispetto dei ruoli reciproci. Ma se la Fondazione I Teatri e il sindaco hanno pensato di nominare un direttore generale con deleghe artistiche, dubito che sia nell’aria una fusione tra le due strutture».

E di Reggio cosa pensa?

«Amo la vostra città a misura d’uomo, e infatti sto cercando casa qui. D’altra parte non sarebbe pensabile essere direttore dei Teatri e abitare altrove. Sono felicissimo dell’Alta velocità, e non solo per ragioni logistiche personali (la mia famiglia resterà a Milano), ma perché ci permetterà di ragionare in ottica nazionale e internazionale. La stazione, poi, è bellissima. Peccato manchino un po’ di infrastrutture. Comprerò una bicicletta, perché se è il vostro mezzo preferito un motivo c’è, ma non sono ancora preparato sulla gastronomia: dovrò studiare dove e come soddisfare il palato. E qui (ride, ndr) vi sfiderò al confronto con il Piemonte...».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google