i Consorzi irrigui
«Occorre una strategia unitaria per l’invaso»
VETTO. Anche i Consorzi irrigui della Val d’Enza tornano a chiedere a gran voce che si concretizzi il progetto della diga di Vetto. «È giunto il momento – affermano in una nota – di parlare...
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VETTO. Anche i Consorzi irrigui della Val d’Enza tornano a chiedere a gran voce che si concretizzi il progetto della diga di Vetto. «È giunto il momento – affermano in una nota – di parlare seriamente di un invaso di medie grandi dimensioni. La diga di Vetto è uno di questi. La realizzazione dell’opera garantirebbe per decenni a venire la produzione dei prodotti agricoli d’eccellenza del made in Italy, come il Lambrusco e il Parmigiano Reggiano nella vallata dove è nato più di mille anni fa».
«In una vallata dove scendono 292 milioni di metri cubi di acque limpide di montagna – spiegano i Consorzi irrigui e di miglioramento fondiario – quest’anno si è rimasti a secco con un ulteriore impoverimento delle falde sotterranee e un costo molto elevato per il prelievo. In altre zone si è irrigato con acqua dal Po, ma ugualmente a costi molto elevati. A seguito degli approfondimenti svolti, riteniamo insufficiente qualsiasi ipotesi di bacini piccoli o di recupero cave. Occorre sanare il “buco” idrico presente per usi sia civili, sia irrigui su ben 74.000 ettari di entrambe le provincie. Senza per questo tralasciare l’utilizzo idroelettrico e la fruizione turistica di una simile opera».
Conclude la nota dei Consorzi: «Chiediamo all’assemblea dei sindaci, al sindaco Luca Vecchi e al presidente della Provincia Giammaria Manghi, che per il bene delle persone e allo stesso tempo della realtà agricola di condividere, assieme ai colleghi parmensi, una strategia unitaria per l’imminente costruzione di un nuovo invaso. La sua mancata realizzazione, a fronte dell’innalzamento delle temperature, avrebbe costi inimmaginabili per il tessuto sociale ed economico del territorio della Val d’Enza, con ripercussioni irreversibili sull’ecosistema». (l.t.)
«In una vallata dove scendono 292 milioni di metri cubi di acque limpide di montagna – spiegano i Consorzi irrigui e di miglioramento fondiario – quest’anno si è rimasti a secco con un ulteriore impoverimento delle falde sotterranee e un costo molto elevato per il prelievo. In altre zone si è irrigato con acqua dal Po, ma ugualmente a costi molto elevati. A seguito degli approfondimenti svolti, riteniamo insufficiente qualsiasi ipotesi di bacini piccoli o di recupero cave. Occorre sanare il “buco” idrico presente per usi sia civili, sia irrigui su ben 74.000 ettari di entrambe le provincie. Senza per questo tralasciare l’utilizzo idroelettrico e la fruizione turistica di una simile opera».
Conclude la nota dei Consorzi: «Chiediamo all’assemblea dei sindaci, al sindaco Luca Vecchi e al presidente della Provincia Giammaria Manghi, che per il bene delle persone e allo stesso tempo della realtà agricola di condividere, assieme ai colleghi parmensi, una strategia unitaria per l’imminente costruzione di un nuovo invaso. La sua mancata realizzazione, a fronte dell’innalzamento delle temperature, avrebbe costi inimmaginabili per il tessuto sociale ed economico del territorio della Val d’Enza, con ripercussioni irreversibili sull’ecosistema». (l.t.)
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