West Nile, controlli sul sangue donato
di Miriam Figliuolo
Test e sospensione nel caso di soggetti che hanno soggiornato nelle province esposte, tra le quali c’è anche Reggio Emilia
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REGGIO EMILIA. Anche le donazioni di sangue finiscono per subire il contraccolpo della comparsa nel nostro paese dei primi casi di West Nile virus. Il centro nazionale del sangue dell’istituto Superiore della Sanità è costretto a puntualizzare, con una nota apparsa ieri, che “non c’è nessun allarme”; eppure le procedure per le donazioni sono cambiate, fino a prevedere addirittura la sospensione, seppure temporanea, per chi ha soggiornato nelle province colpite. Queste ultime in Italiana sono già salite a 22, compresa Reggio Emilia.
Viene messo in atto un vero e proprio protocollo di sorveglianza. Questo per evitare che venga trasfuso sangue infetto in pazienti che potrebbero essere vulnerabili al virus, che nell'80% è asintomatico.
In Emilia Romagna e dunque anche a Reggio Emilia, la sospensione viene evitata grazie a specifici test che si effettuano sui campioni di sangue donati: il Nat o Nucleic acid test, un insieme di alcune tecniche di laboratorio, di biologia molecolare, con le quali è possibile moltiplicare (amplificare) frammenti anche estremamente piccoli di materiale genetico (Dna o Rna) in modo tale da poterlo identificare e quantificare.
E infatti anche l’Avis di Reggio Emilia, già da luglio, aveva fatto sapere: i donatori e le donatrici verranno sottoposti al test Nat qualora abbiano soggiornato per almeno una notte nelle province di Bologna, Brescia, Cremona, Ferrara, Mantova, Milano, Modena, Novara, Oristano, Padova, Pavia, Piacenza, Ravenna, Rovigo, Venezia, Verona, Vicenza,Viterbo; o nei paesi esteri Canada e Usa, regione dell’Arcadia e dell’Argolide (Grecia), distretto centrale (Israele), distretto di Braila (Romania), distretto di Grad Beograd (Serbia), distretto di Galati e Vrancea (Romania), distretto di Wiener Umland (Austria), distretto di Hajdù-Bihar e Pest (Ungheria). Fuori dai confini nazionali, per Canada e gli Usa, si applica invece il criterio della sospensione di 28 giorni per tutto l’anno.
Il test Nat, fanno sapere dall’Avis, «non modifica in alcun modo le normali procedure di donazione ma è una precauzione necessaria». Inoltre permette monitorare la risposta immunitaria dei donatori, dando la possibilità di produrre anticorpi dal loro plasma utili nelle terapie contro lo stesso West Nile e altri virus.
La sorveglianza è iniziata da giugno, e il primo caso di virus su un animale è avvenuto proprio a Reggio Emilia, il 10 luglio scorso.
Nella nostra provincia poi il primo caso di quest’anno di malattia conclamata di West Nile è stato ad agosto una donna di 76 anni residente a Reggiolo. Ricoverata al Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, le sue condizioni sono andate via via migliorando.
In provincia di Reggio Emilia i casi conclamati sono stati 4 nel 2016, 1 nel 2015, 2 nel 2014 e 6 nel 2013.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Viene messo in atto un vero e proprio protocollo di sorveglianza. Questo per evitare che venga trasfuso sangue infetto in pazienti che potrebbero essere vulnerabili al virus, che nell'80% è asintomatico.
In Emilia Romagna e dunque anche a Reggio Emilia, la sospensione viene evitata grazie a specifici test che si effettuano sui campioni di sangue donati: il Nat o Nucleic acid test, un insieme di alcune tecniche di laboratorio, di biologia molecolare, con le quali è possibile moltiplicare (amplificare) frammenti anche estremamente piccoli di materiale genetico (Dna o Rna) in modo tale da poterlo identificare e quantificare.
E infatti anche l’Avis di Reggio Emilia, già da luglio, aveva fatto sapere: i donatori e le donatrici verranno sottoposti al test Nat qualora abbiano soggiornato per almeno una notte nelle province di Bologna, Brescia, Cremona, Ferrara, Mantova, Milano, Modena, Novara, Oristano, Padova, Pavia, Piacenza, Ravenna, Rovigo, Venezia, Verona, Vicenza,Viterbo; o nei paesi esteri Canada e Usa, regione dell’Arcadia e dell’Argolide (Grecia), distretto centrale (Israele), distretto di Braila (Romania), distretto di Grad Beograd (Serbia), distretto di Galati e Vrancea (Romania), distretto di Wiener Umland (Austria), distretto di Hajdù-Bihar e Pest (Ungheria). Fuori dai confini nazionali, per Canada e gli Usa, si applica invece il criterio della sospensione di 28 giorni per tutto l’anno.
Il test Nat, fanno sapere dall’Avis, «non modifica in alcun modo le normali procedure di donazione ma è una precauzione necessaria». Inoltre permette monitorare la risposta immunitaria dei donatori, dando la possibilità di produrre anticorpi dal loro plasma utili nelle terapie contro lo stesso West Nile e altri virus.
La sorveglianza è iniziata da giugno, e il primo caso di virus su un animale è avvenuto proprio a Reggio Emilia, il 10 luglio scorso.
Nella nostra provincia poi il primo caso di quest’anno di malattia conclamata di West Nile è stato ad agosto una donna di 76 anni residente a Reggiolo. Ricoverata al Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, le sue condizioni sono andate via via migliorando.
In provincia di Reggio Emilia i casi conclamati sono stati 4 nel 2016, 1 nel 2015, 2 nel 2014 e 6 nel 2013.
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