Siccità, il Parco apre alle dighe «Servono nuove infrastrutture»
di Luca Tondelli
Ventasso, il documento sui cambiamenti climatici indica come necessario un intervento sui bacini L’invito alla Regione: «Occorre un confronto per la progettazione e realizzazione di nuovi invasi»
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VENTASSO. Il Consiglio direttivo del Parco nazionale ha approvato un ordine del giorno che richiama a nuove modalità di gestione del territorio in conseguenza dei cambiamenti climatici, che negli ultimi anni sembrano aver visto una intensa accelerazione e che in questi giorni hanno portato devastazione nella vicina Toscana. Il tema dell’Odg sono proprio “Cambiamenti climatici, territorio e acque”. E il documento ufficiale arriva anche a seguito delle ripetute richieste di realizzazione del secolare progetto della diga di Vetto, un progetto sul quale il Parco non sembra presentare preclusioni.
«Il mutamento climatico dovuto all’effetto serra è ormai una realtà attuale e non solo una preoccupante prospettiva del futuro – si legge nel documento –. Serve un salto di qualità delle politiche nazionali e internazionali di prevenzione e mitigazione di ulteriori effetti, ma serve anche un cambiamento dei comportamenti nella produzione e nei consumi da parte delle imprese, delle famiglie e dei singoli. Servono inoltre strategie e misure immediate di adattamento. L’Europa meridionale, il crinale e il confine climatico Mediterraneo, su cui insiste il Parco Nazionale, paiono oltre che estremamente sensibili particolarmente colpiti».
«Negli ultimi mesi si sono registrate temperature altissime e precipitazioni molto basse, assenza di neve, precoce rinsecchimento e caduta di fogliame dagli alberi, riduzione e prosciugamento di sorgenti, torrenti e corsi d'acqua, comparsa di incendi boschivi anche sul versante nord che era storicamente indenne – prosegue il documento del Parco –. È difficile valutare quanto ci sia di eccezionale in tutto questo o quanto piuttosto ciò rappresenti l’inizio di una nuova, diversa normalità. È difficile di conseguenza valutare tutti i cambiamenti che si possano produrre sul territorio del nostro Appennino. Se da un lato la congiuntura climatica ha favorito il turismo estivo, d’altro lato destano fortissime preoccupazione altre possibili emergenze sugli ecosistemi sulle coltivazioni e anche sull’economia del territorio. Preoccupa in modo particolare la riduzione delle precipitazioni, degli apporti di acqua alle sorgenti, ai corsi fluviali e alle falde. È necessario e urgente rivedere i parametri dei bilanci idrici di bacino e anche i modelli previsionali. La revisione di parametri e previsioni deve portare immediatamente e rivedere i piani e i programmi di gestione delle acque, puntando da un lato al rispetto del deflusso minimo vitale e dall’altro alla conservazione, la disponibilità, lo stoccaggio e l’uso rigoroso ed efficiente delle sorgenti risorse per i consumi».
Il Parco si propone di approfondire «le problematiche di sua più stretta competenza in relazione alla tutela possibile del patrimonio forestale e del patrimonio e degli ecosistemi di sorgenti, laghi, torrenti e fiumi e altresì alla introduzione o ripristino di colture idonee e attività di cura del territorio».
L’ente propone inoltre a tutte le autorità competenti, in primis Regioni, Autorità di Bacino, gestori di acquedotti e consorzi di bonifica, «di programmare ufficialmente sedi e tempi di modalità di confronto su questi temi con particolare riferimento alle previsioni di bilancio idrico di ciascun bacino alla gestione delle infrastrutture esistenti, alla nuova progettazione e costruzione di nuove infrastrutture, sbarramenti, opere di stoccaggio delle acque, di emanazione di più rigorose linee guida sui prelievi e consumi di acque secondo criteri di priorità efficienza negli utilizzi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Il mutamento climatico dovuto all’effetto serra è ormai una realtà attuale e non solo una preoccupante prospettiva del futuro – si legge nel documento –. Serve un salto di qualità delle politiche nazionali e internazionali di prevenzione e mitigazione di ulteriori effetti, ma serve anche un cambiamento dei comportamenti nella produzione e nei consumi da parte delle imprese, delle famiglie e dei singoli. Servono inoltre strategie e misure immediate di adattamento. L’Europa meridionale, il crinale e il confine climatico Mediterraneo, su cui insiste il Parco Nazionale, paiono oltre che estremamente sensibili particolarmente colpiti».
«Negli ultimi mesi si sono registrate temperature altissime e precipitazioni molto basse, assenza di neve, precoce rinsecchimento e caduta di fogliame dagli alberi, riduzione e prosciugamento di sorgenti, torrenti e corsi d'acqua, comparsa di incendi boschivi anche sul versante nord che era storicamente indenne – prosegue il documento del Parco –. È difficile valutare quanto ci sia di eccezionale in tutto questo o quanto piuttosto ciò rappresenti l’inizio di una nuova, diversa normalità. È difficile di conseguenza valutare tutti i cambiamenti che si possano produrre sul territorio del nostro Appennino. Se da un lato la congiuntura climatica ha favorito il turismo estivo, d’altro lato destano fortissime preoccupazione altre possibili emergenze sugli ecosistemi sulle coltivazioni e anche sull’economia del territorio. Preoccupa in modo particolare la riduzione delle precipitazioni, degli apporti di acqua alle sorgenti, ai corsi fluviali e alle falde. È necessario e urgente rivedere i parametri dei bilanci idrici di bacino e anche i modelli previsionali. La revisione di parametri e previsioni deve portare immediatamente e rivedere i piani e i programmi di gestione delle acque, puntando da un lato al rispetto del deflusso minimo vitale e dall’altro alla conservazione, la disponibilità, lo stoccaggio e l’uso rigoroso ed efficiente delle sorgenti risorse per i consumi».
Il Parco si propone di approfondire «le problematiche di sua più stretta competenza in relazione alla tutela possibile del patrimonio forestale e del patrimonio e degli ecosistemi di sorgenti, laghi, torrenti e fiumi e altresì alla introduzione o ripristino di colture idonee e attività di cura del territorio».
L’ente propone inoltre a tutte le autorità competenti, in primis Regioni, Autorità di Bacino, gestori di acquedotti e consorzi di bonifica, «di programmare ufficialmente sedi e tempi di modalità di confronto su questi temi con particolare riferimento alle previsioni di bilancio idrico di ciascun bacino alla gestione delle infrastrutture esistenti, alla nuova progettazione e costruzione di nuove infrastrutture, sbarramenti, opere di stoccaggio delle acque, di emanazione di più rigorose linee guida sui prelievi e consumi di acque secondo criteri di priorità efficienza negli utilizzi».
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