le indagini
Confessioni a tutto campo che fanno tremare il clan
REGGIO EMILIA. Valerio è uno dei protagonisti del romanzo criminale del clan cutrese a Reggio Emilia. Soprannominato “Totò Muzzo” o “Pulitino”, dal giugno scorso sta riempiendo centinaia di pagine di...
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REGGIO EMILIA. Valerio è uno dei protagonisti del romanzo criminale del clan cutrese a Reggio Emilia. Soprannominato “Totò Muzzo” o “Pulitino”, dal giugno scorso sta riempiendo centinaia di pagine di verbali raccontando la sua storia e quella dei suoi soci in affari: i riti di affiliazione alla ’ndrangheta, la carriera criminale e quella dei suoi compagni, gli attentati e gli incendi, i rapporti con il boss Nicolino Grande Aracri e molto altro ancora. Dopo il suo pentimento è stato trasferito dal carcere di Reggio Emilia a una località protetta.
È noto a Reggio per essere sfuggito ad un attentato - porta in corpo ancora la pallottola calibro 7,65 - come ha ricostruito in aula Paolo Bellini, il killer reggiano che aveva tentato di eliminarlo. Si tratta dunque di un risultato importante per la Dda di Bologna, dopo il caso di Giuseppe Giglio, l'imprenditore che da oltre un anno sta collaborando con gli inquirenti. Valerio è uno dei 220 imputati del processo Aemilia. Ha un elevato profilo criminale e diversi precedenti per porto abusivo e detenzione abusiva di armi, spaccio di droga, evasione, incendio, estorsione, lesioni, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti. Ma è soprattutto noto per l'agguato che subì la sera del primo maggio del 1999 nel quale rimase ferito davanti alla casa dove abitava, in via Samoggia a Reggio Emilia. Ad autoaccusarsi, in seguito, fu Bellini. Questione ritirata in ballo dal killer stesso durante una delle udienze di Aemilia, in cui ipotizzò una guerra di mafia a Reggio negli anni '90. Una testimonianza a tutto campo che aveva provocato la reazione di Valerio, ritenuto sodale al clan mafioso Grande Aracri, ora spina nel fianco della ’ndrangheta. (e.l.t.)
È noto a Reggio per essere sfuggito ad un attentato - porta in corpo ancora la pallottola calibro 7,65 - come ha ricostruito in aula Paolo Bellini, il killer reggiano che aveva tentato di eliminarlo. Si tratta dunque di un risultato importante per la Dda di Bologna, dopo il caso di Giuseppe Giglio, l'imprenditore che da oltre un anno sta collaborando con gli inquirenti. Valerio è uno dei 220 imputati del processo Aemilia. Ha un elevato profilo criminale e diversi precedenti per porto abusivo e detenzione abusiva di armi, spaccio di droga, evasione, incendio, estorsione, lesioni, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti. Ma è soprattutto noto per l'agguato che subì la sera del primo maggio del 1999 nel quale rimase ferito davanti alla casa dove abitava, in via Samoggia a Reggio Emilia. Ad autoaccusarsi, in seguito, fu Bellini. Questione ritirata in ballo dal killer stesso durante una delle udienze di Aemilia, in cui ipotizzò una guerra di mafia a Reggio negli anni '90. Una testimonianza a tutto campo che aveva provocato la reazione di Valerio, ritenuto sodale al clan mafioso Grande Aracri, ora spina nel fianco della ’ndrangheta. (e.l.t.)
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