Denunciato don Gherardi Catia Silva: «Diffamata»
di Andrea Vaccari
Per il prete il presidio di Agende Rosse è «un modo per fare carriera politica» La leghista: «L’unica esponente politica ero io». E si presenta dai carabinieri
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BRESCELLO. C’è da scommetterci: Giovannino Guareschi, a una vicenda come questa, avrebbe dedicato ben più di un capitolo. Ma nemmeno la fervida immaginazione del padre di Don Camillo e Peppone sarebbe arrivata dove invece si spinge la realtà della Brescello di oggi.
La notizia ha cominciato a circolare in paese da qualche giorno e corrisponde a verità: il parroco don Evandro Gherardi è stato denunciato. A recarsi in caserma per mettere nero su bianco un’accusa per diffamazione a mezzo stampa è stata nientemeno che Catia Silva, l’esponente leghista che da anni è una protagonista attiva della politica brescellese.
Il “casus belli” è da ricondurre ad alcune frasi di don Gherardi successive alla tanto discussa manifestazione di “Agende Rosse” che si svolse a fine luglio in piazza Matteotti e alla quale seguì un vasto dibattito mediatico, legato all’assenza dei cittadini brescellesi e all’atteggiamento “poco amichevole” riservato ai manifestanti da parte di alcuni componenti della Pro Loco che già si trovava sulla piazza. Su Facebook il parroco, riferendosi a questo tipo di manifestazioni, disse che «chi le organizza non è purtroppo credibile. La gente non vuole essere strumentalizzata, ma è profondamente contro le mafie». Chiamato a intervenire sul tema su un quotidiano ha aggiunto: «Siamo stanchi di chi sta utilizzando Brescello per fini politici, di potere, di carriera, di audience e di tiratura di copie».
Questa frase specifica ha attirato l’attenzione della Silva, che ha ritenuto le affermazioni rivolte alla sua persona, anche se non citata con nome e cognome, in quanto la donna era l’unico esponente politico presente in piazza a Brescello il giorno del presidio. «Le parole “fini politici, di potere, di carriera, di audience” non potevano essere indirizzate ad altri se non direttamente ed indiscutibilmente a me stessa – afferma Catia Silva – con chiara finalità di gettarmi addosso spregio e discredito, altresì in vista della mia già da tempo formalizzata candidatura alle elezioni politiche (la Silva ha già fatto sapere che non si presenterà invece alle comunali, ndr) che verranno prossimamente indette».
Un affondo, dunque, da parte della Silva, che (assistita dall’avvocato Gabriele Pignagnoli del foro di Reggio Emilia) aggiunge ulteriore “pepe” nel panorama brescellese dove, negli ultimi due anni, si sono registrate tensioni e divisioni a seguito dello scioglimento del Comune a causa di condizionamenti della malavita organizzata. In questo contesto, l’esponente leghista ha visto confermati gli sforzi di tanti anni di battaglie – culminati con la condanna di cinque persone che l’avevano minacciata, con l’aggravante della modalità mafiosa – nei quali si era spesa a sottolineare (senza essere sostenuta) la presenza della malavita organizzata in paese.
Don Evandro, sin dai primi albori della “vicenda Brescello”, dal canto suo ha sempre difeso a spada tratta la comunità, senza mai tirarsi indietro. In occasione della prima processione settembrina con il “Cristo parlante” aveva con forza ribadito dal pulpito, per tre volte, che «Brescello non è mafiosa», così come ha sempre affermato di non aver mai assistito ad episodi ricollegabili alla malavita organizzata e che nei cittadini non ha riscontrato questo tipo di mentalità.
Allo stesso modo, non ha mai nascosto l’inopportunità delle dichiarazioni dell’ex sindaco Marcello Coffrini su Francesco Grande Aracri: eppure, le sue prese di posizione (che, va detto, rispecchiano ancora il sentire di molti che vedono Brescello ingiustamente punita) hanno indotto il vescovo Massimo Camisasca a chiedergli il silenzio stampa. L’episodio, a pochi mesi dalle elezioni, è destinato a spaccare ancora una volta il paese. Dalla parte di chi si schiereranno i cittadini?
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La notizia ha cominciato a circolare in paese da qualche giorno e corrisponde a verità: il parroco don Evandro Gherardi è stato denunciato. A recarsi in caserma per mettere nero su bianco un’accusa per diffamazione a mezzo stampa è stata nientemeno che Catia Silva, l’esponente leghista che da anni è una protagonista attiva della politica brescellese.
Il “casus belli” è da ricondurre ad alcune frasi di don Gherardi successive alla tanto discussa manifestazione di “Agende Rosse” che si svolse a fine luglio in piazza Matteotti e alla quale seguì un vasto dibattito mediatico, legato all’assenza dei cittadini brescellesi e all’atteggiamento “poco amichevole” riservato ai manifestanti da parte di alcuni componenti della Pro Loco che già si trovava sulla piazza. Su Facebook il parroco, riferendosi a questo tipo di manifestazioni, disse che «chi le organizza non è purtroppo credibile. La gente non vuole essere strumentalizzata, ma è profondamente contro le mafie». Chiamato a intervenire sul tema su un quotidiano ha aggiunto: «Siamo stanchi di chi sta utilizzando Brescello per fini politici, di potere, di carriera, di audience e di tiratura di copie».
Questa frase specifica ha attirato l’attenzione della Silva, che ha ritenuto le affermazioni rivolte alla sua persona, anche se non citata con nome e cognome, in quanto la donna era l’unico esponente politico presente in piazza a Brescello il giorno del presidio. «Le parole “fini politici, di potere, di carriera, di audience” non potevano essere indirizzate ad altri se non direttamente ed indiscutibilmente a me stessa – afferma Catia Silva – con chiara finalità di gettarmi addosso spregio e discredito, altresì in vista della mia già da tempo formalizzata candidatura alle elezioni politiche (la Silva ha già fatto sapere che non si presenterà invece alle comunali, ndr) che verranno prossimamente indette».
Un affondo, dunque, da parte della Silva, che (assistita dall’avvocato Gabriele Pignagnoli del foro di Reggio Emilia) aggiunge ulteriore “pepe” nel panorama brescellese dove, negli ultimi due anni, si sono registrate tensioni e divisioni a seguito dello scioglimento del Comune a causa di condizionamenti della malavita organizzata. In questo contesto, l’esponente leghista ha visto confermati gli sforzi di tanti anni di battaglie – culminati con la condanna di cinque persone che l’avevano minacciata, con l’aggravante della modalità mafiosa – nei quali si era spesa a sottolineare (senza essere sostenuta) la presenza della malavita organizzata in paese.
Don Evandro, sin dai primi albori della “vicenda Brescello”, dal canto suo ha sempre difeso a spada tratta la comunità, senza mai tirarsi indietro. In occasione della prima processione settembrina con il “Cristo parlante” aveva con forza ribadito dal pulpito, per tre volte, che «Brescello non è mafiosa», così come ha sempre affermato di non aver mai assistito ad episodi ricollegabili alla malavita organizzata e che nei cittadini non ha riscontrato questo tipo di mentalità.
Allo stesso modo, non ha mai nascosto l’inopportunità delle dichiarazioni dell’ex sindaco Marcello Coffrini su Francesco Grande Aracri: eppure, le sue prese di posizione (che, va detto, rispecchiano ancora il sentire di molti che vedono Brescello ingiustamente punita) hanno indotto il vescovo Massimo Camisasca a chiedergli il silenzio stampa. L’episodio, a pochi mesi dalle elezioni, è destinato a spaccare ancora una volta il paese. Dalla parte di chi si schiereranno i cittadini?
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