Reggiane, al via il recupero per il nuovo capannone 18
di Roberto Fontanili
Ieri alle ex Officine la cerimonia di presentazione del progetto di riqualificazione La nuova struttura sarà in parte simile per soluzioni tecniche al Tecnopolo
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REGGIO EMILIA. Continua a crescere il progetto di recupero e riqualificazione della parte dell’area ex Reggiane di cui il Comune, attraverso la partecipata Stu, è proprietario. Un progetto al termine del quale, secondo il sindaco Luca Vecchi «sorgerà una nuova città». Quella che potremmo definire la Reggio 4.0, come molti degli interventi hanno lasciato intendere, e fatta da un pezzo importante di area ex Reggiane riportata a nuova vita, con il Comune che è proprietario di 60mila metri quadrati.
Un recupero che si salda con la realizzazione del Tecnopolo, la rigenerazione e il riuso di spazi nel quartiere del quartiere Santa Croce, il recupero dell’asse storico di via Ramazzini, il rifacimento di piazzale Europa, il Centro Loris Malaguzzi, la realizzazione dell’arena spettacoli al Campovolo, a cui si aggiunge il polo produttivo di Mancasale e che si chiude con la stazione Mediopadana. Resta un nodo, ancora irrisolto per integrare la Reggio attuale con quella 4.0. Ed è la cesura rappresentata fisicamente dalla stazione centrale, dalla ferrovia e dai palazzoni di via Turri e via Paradisi.
La posa della prima pietra del nuovo capannone, avvenuta ieri mattina, in verità è stata una targa scoperta dal sindaco Luca Vecchi, dal presidente di Iren Rinnovabili, Ettore Rocchi, e da Luca Torri, l’ad. di Stu (società di trasformazione urbana partecipata per il 70% del Comune e il 30% di Iren Rinnovabili). La cerimonia ha voluto dare visivamente corpo a un investimento complessivo, una volta conclusi i lavori, di 50 milioni di euro, di cui 30 di risorse pubbliche (con fondi che arrivano da Governo, Regione, Comune e aziende private). Il nuovo capannone 18 presentato ieri è quello che sorge in viale Ramazzini, accanto al Tecnopolo e al capannone 17 (per il cui recupero ci sono già le risorse). Sarà uno spazio integrato con il capannone 15, nel quale sorgerà anche il museo storico delle Reggiane.
La nuova struttura è in gran parte simile per soluzioni tecniche e costruttive al Tecnopolo, con la differenza che sarà aperta verso l’esterno (affacciandosi su giardini e una piazzetta) e sarà disegnato su misura alle esigenze delle sette aziende che hanno acquisito gli spazi che potranno diventare anche area espositiva dei propri prodotti. Il progetto dell’architetto Andrea Oliva, realizzato dall’impresa Allodi di Parma, si concluderà entro l’estate del 2018. In tempo perché nell’ambito del progetto sulle periferie arrivi a Reggio parte dei 18 milioni di euro stanziati dal Governo e che serviranno a riqualificare e recuperare gli spazi abbandonati nel quartiere di Santa Croce.
Un recupero che si salda con la realizzazione del Tecnopolo, la rigenerazione e il riuso di spazi nel quartiere del quartiere Santa Croce, il recupero dell’asse storico di via Ramazzini, il rifacimento di piazzale Europa, il Centro Loris Malaguzzi, la realizzazione dell’arena spettacoli al Campovolo, a cui si aggiunge il polo produttivo di Mancasale e che si chiude con la stazione Mediopadana. Resta un nodo, ancora irrisolto per integrare la Reggio attuale con quella 4.0. Ed è la cesura rappresentata fisicamente dalla stazione centrale, dalla ferrovia e dai palazzoni di via Turri e via Paradisi.
La posa della prima pietra del nuovo capannone, avvenuta ieri mattina, in verità è stata una targa scoperta dal sindaco Luca Vecchi, dal presidente di Iren Rinnovabili, Ettore Rocchi, e da Luca Torri, l’ad. di Stu (società di trasformazione urbana partecipata per il 70% del Comune e il 30% di Iren Rinnovabili). La cerimonia ha voluto dare visivamente corpo a un investimento complessivo, una volta conclusi i lavori, di 50 milioni di euro, di cui 30 di risorse pubbliche (con fondi che arrivano da Governo, Regione, Comune e aziende private). Il nuovo capannone 18 presentato ieri è quello che sorge in viale Ramazzini, accanto al Tecnopolo e al capannone 17 (per il cui recupero ci sono già le risorse). Sarà uno spazio integrato con il capannone 15, nel quale sorgerà anche il museo storico delle Reggiane.
La nuova struttura è in gran parte simile per soluzioni tecniche e costruttive al Tecnopolo, con la differenza che sarà aperta verso l’esterno (affacciandosi su giardini e una piazzetta) e sarà disegnato su misura alle esigenze delle sette aziende che hanno acquisito gli spazi che potranno diventare anche area espositiva dei propri prodotti. Il progetto dell’architetto Andrea Oliva, realizzato dall’impresa Allodi di Parma, si concluderà entro l’estate del 2018. In tempo perché nell’ambito del progetto sulle periferie arrivi a Reggio parte dei 18 milioni di euro stanziati dal Governo e che serviranno a riqualificare e recuperare gli spazi abbandonati nel quartiere di Santa Croce.
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