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Macaluso: «Il Pd? Non è un partito»

di Luciano Salsi
Macaluso: «Il Pd? Non è un partito»

Il leader della sinistra riformista alla Panizzi con De Lucia «Ma l’alternativa non è rappresentata dagli scissionisti» 

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REGGIO EMILIA. Oggi Reggio ospiterà un leader storico della sinistra riformista, che prima dello scioglimento del Partito comunista era detta migliorista. Il 93enne Emanuele Macaluso, già partigiano, sindacalista in Sicilia, parlamentare per sei legislature, direttore dell'Unità e del Riformista, interverrà alle 17,30 nella sala del Planisfero della biblioteca Panizzi alla presentazione del libro “Dal Pci al Pd”, che il consigliere comunale del Pd Dario De Lucia ha pubblicato con Imprimatur.

Macaluso si è ritirato dalla politica attiva nel 2007, l'anno della fondazione del Pd, da lui non condivisa. «Il Pd – spiega – è nato da una fusione a freddo fra i due stati maggiori di Ds e Margherita, che messi insieme non sono riusciti a costruire un vero partito nell'accezione storica, mancandogli l'asse politico-culturale su cui si basa l'adesione dei militanti. È un insieme di circoli, gruppi di notabili vecchi e nuovi radunati intorno a una politica di governo. Con Renzi è diventato un agglomerato politico-elettorale al servizio di un leader».

Macaluso non se la prende solo con l'attuale segretario. L'attuale degenerazione, a suo parere, discende dalle scelte precedenti: «Renzi – dice – è figlio del Pd. È stato costruito da D'Alema e Veltroni. Io avevo aderito nel ’91 al Pds sulla base di un documento autonomo, che indicava uno sbocco nel partito socialista europeo. Occhetto vi diede un'adesione solo formale e con D'Alema, che rimase fuori dal gruppo socialista europeo, l'anima socialista fu accantonata». Ormai non è neppure chiaro che cosa significhi essere di sinistra. «Per me – asserisce – la sinistra è tale se la sua azione muove verso l'eguaglianza (non l'egualitarismo). Il fatto che il Pd perda i voti dei ceti inferiori dipende dal fatto che non ha un insediamento nei quartieri operai. Così si abbassa il livello della cultura politica di massa. Il bracciante di una volta aveva una cultura politica superiore a quella di un attuale dirigente. Oggi il notabile del Pd si occupa solo di elezioni e di enti governativi».

L'alternativa, però, non è rappresentata dagli scissionisti Mdp: «Sia D’Alema che Renzi – dice Macaluso – hanno la responsabilità di non avere trovato la sintesi fra posizioni diverse, tenendo insieme le diverse anime della sinistra». Intanto lo stesso Pd sembra dividersi tra fan di Renzi, Gentiloni e Minniti. La preferenza di Macaluso è netta: «Gentiloni – dice – è un presidente del consiglio competente che s’è guadagnato la stima dell'Europa e ha saputo dialogare con sindacati e imprenditori. È il più adatto a favorire l'intesa tra Renzi, Bersani e Pisapia».

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