Rimborsi, la Lega si ritrova in aula
di Enrico Lorenzo Tidona
Dall’ex capo Alessandri agli amministrativi, gli ex militanti imputati hanno deposto ieri al processo
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REGGIO EMILIA. Nessuna appropriazione indebita «anche perché quei rimborsi sono una questione tra privati». È servito un processo per ricomporre sotto lo stesso tetto i volti – molti ex – della Lega Nord della cosiddetta Nazione Emilia, sezione regionale finita sotto accusa nell’inchiesta «Rimborsopoli». Una ventina di imputati tra ex capi del Carroccio e militanti – difesi dall’attuale segretario Gianluca Vinci e dall’ex consigliere Matteo Iotti – finiti nel mirino per i soldi pagati dal partito dal 2008 al 2012 come rimborso per missioni politiche di vario genere, ma le cui pezze giustificative o mancano o sono incomplete.
A fare capolino, ieri, insieme agli altri imputati, è l’ex capo partito Angelo Alessandri, campione di voti a Reggio Emilia come in tutto il resto della Regione, passato dalla politica locale alla ribalta nazionale, quando ha accumulato anche una sessantina di multe per infrazioni del codice della strada, che gli vengono contestate ora dal Pm Stefania Pigozzi perché pagate in parte dal partito. «Ero un politico allora membro del partito di Governo e avevo diritto all’auto con la scorta e l’autista – racconta Alessandri a margine del processo – ma io ho sempre rifiutato usando la mia auto. Le multe dovevano essere comunque stornate se avessi accettato l’auto, ma la procedura non è andata a buon fine e il conto lo ha pagato in parte il mio partito. Tutto qui».
«La Lega Nord non è un’azienda: da noi si lavorava in un altro modo», ha affermato ieri Gianfranco Barigazzi, l’ex segretario amministrativo e tesoriere della Lega dell’Emilia primo imputato ad essere interrogato, anch’egli accusato di appropriazione indebita aggravata. In ballo ci sono circa 150mila euro per cene, consumazioni al bar, benzina e alti extra. Ad Alessandri vengono contestate le multe stradali coperte in parte dal partito con 5mila euro e le relative cartelle esattoriali.
Nel calderone è finito anche un altro reggiano, Marco Lusetti, ex braccio destro di Alessandri che con il suo esposto diede l’avvio cinque anni fa alle indagini della procura e che ora si ritrova a sua volta coinvolto nel processo per 6.500 euro di rimborsi. C’era anche Giacomo Giovannini, ex consigliere comunale a cui venivano contestati 330 euro, posizione invece prescritta. Barigazzi, incalzato per oltre due ore dalla pm, ha spiegato che la gestione dei rimborsi (compresi quelli a sè stesso) di cui si occupava in prima persona, veniva effettuata comunque su indicazione del segretario nazionale Alessandri e del consiglio nazionale: «Facevo quello che mi dicevano». Dal lungo interrogatorio emergono sostanzialmente due tipologie di rimborso: una accompagnata da pezze giustificative, e altri «forfettari» girati direttamente in assegni o contanti ai beneficiari. La pm ha chiesto conto dei rendiconti nei quali non era riportato nulla se non gli importi di multe, ristoranti e quant’altro. «Per noi l’importante era presentare delle pezze giustificative al federale».
A fare capolino, ieri, insieme agli altri imputati, è l’ex capo partito Angelo Alessandri, campione di voti a Reggio Emilia come in tutto il resto della Regione, passato dalla politica locale alla ribalta nazionale, quando ha accumulato anche una sessantina di multe per infrazioni del codice della strada, che gli vengono contestate ora dal Pm Stefania Pigozzi perché pagate in parte dal partito. «Ero un politico allora membro del partito di Governo e avevo diritto all’auto con la scorta e l’autista – racconta Alessandri a margine del processo – ma io ho sempre rifiutato usando la mia auto. Le multe dovevano essere comunque stornate se avessi accettato l’auto, ma la procedura non è andata a buon fine e il conto lo ha pagato in parte il mio partito. Tutto qui».
«La Lega Nord non è un’azienda: da noi si lavorava in un altro modo», ha affermato ieri Gianfranco Barigazzi, l’ex segretario amministrativo e tesoriere della Lega dell’Emilia primo imputato ad essere interrogato, anch’egli accusato di appropriazione indebita aggravata. In ballo ci sono circa 150mila euro per cene, consumazioni al bar, benzina e alti extra. Ad Alessandri vengono contestate le multe stradali coperte in parte dal partito con 5mila euro e le relative cartelle esattoriali.
Nel calderone è finito anche un altro reggiano, Marco Lusetti, ex braccio destro di Alessandri che con il suo esposto diede l’avvio cinque anni fa alle indagini della procura e che ora si ritrova a sua volta coinvolto nel processo per 6.500 euro di rimborsi. C’era anche Giacomo Giovannini, ex consigliere comunale a cui venivano contestati 330 euro, posizione invece prescritta. Barigazzi, incalzato per oltre due ore dalla pm, ha spiegato che la gestione dei rimborsi (compresi quelli a sè stesso) di cui si occupava in prima persona, veniva effettuata comunque su indicazione del segretario nazionale Alessandri e del consiglio nazionale: «Facevo quello che mi dicevano». Dal lungo interrogatorio emergono sostanzialmente due tipologie di rimborso: una accompagnata da pezze giustificative, e altri «forfettari» girati direttamente in assegni o contanti ai beneficiari. La pm ha chiesto conto dei rendiconti nei quali non era riportato nulla se non gli importi di multe, ristoranti e quant’altro. «Per noi l’importante era presentare delle pezze giustificative al federale».
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