Gazzetta di Reggio

Reggio

«Un evento storico che aprì la strada ai mega concerti»

di LINO ZANICHELLI
«Un evento storico che aprì la strada ai mega concerti»

Il ricordo di Lino Zanichelli, all’epoca segretario del Pds  «Abbiamo dato il massimo per quell’atmosfera positiva»

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L’amarcord di Lino Zanichelli che nel 1997 era il segretario politico del Pds. Il concerto degli U2 si tenne all’interno della festa nazionale dell’Unità.

“È la magia di un evento come quello che abbiamo realizzato nella giornata di ieri con un gruppo, gli U2, che ha lasciato un segno nella musica rock”. Quando pronuncio queste parole in apertura della manifestazione conclusiva della Festa Nazionale dell’Unità davanti a migliaia di persone, sono molto soddisfatto e anche rilassato. Finalmente.

Emozionato semmai nell’avere tante persone dinnanzi. Consapevole del successo, ma anche sollevato dalla mancanza di incidenti, quelli grandi, ma nemmeno quelli più piccoli, che spesso accompagnano queste manifestazioni.

Nel 1997 la festa nazionale non doveva svolgersi a Reggio, ma il concomitante congresso Eucaristico con il Papa a Bologna consigliò di tornare, dopo l’appuntamento del 1995, nella nostra città che festeggiava il bicentenario del Tricolore e per un anno sarebbe stata la sede di grandi eventi nazionali. In quel contesto, la Festa non poteva rimanere dunque nei confini tradizionali e la scelta fu quella di caratterizzare la manifestazione con un grande evento: il concerto italiano degli U2 in occasione dell’uscita del loro album “Pop”.

Se ripenso a quella festa non mancarono gli eventi: Lucio Dalla, Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Carmen Consoli, Vinicio Capossela e tanti altri. Ma quella Festa sarà ricordata per le due U: Unità e U2. Il concerto del 20 settembre diventerà un enorme successo battendo tutti i record e costituendo un punto di riferimento e di confronto per gli eventi che negli anni successivi si sono svolti a Reggio e non solo.

Grande ambizione, ma anche consapevolezza dei propri limiti. Non siamo impresari musicali e dobbiamo esserne consapevoli, ci siamo detti subito con Alfredo Medici, incaricato per la federazione di seguire l’evento con un’ampia squadra di collaboratori.

Tra tutti vorrei ricordare Glauco Soncini, protagonista creativo, per anni della conduzione di FestaReggio. Io avevo ben presente episodi degli anni ‘80, in particolare un concerto di Ray Charles che iniziò non alle 21, ma alle 23 della notte, dopo una trattativa infinita che ci vide impegnati ad esigere lo svolgimento di uno spettacolo che avevamo già pagato per intero, ma che vedeva un conflitto economico tra l’agente italiano ed il corrispondente del celebre cantante americano. Quindi lavorammo per un’ospitalità onerosa della kermesse musicale all’interno della festa lasciando ampi margini di autonomia a Fran Tomasi e agli organizzatori del tour italiano degli U2, che vedeva impegnato anche il reggiano Roberto Meglioli.

Come in tutte le grandi manifestazioni ed iniziative, Reggio Emilia manifesta spesso le sue contraddizioni. Alcuni accendono una luce e altri ci soffiano sopra per spegnerla. È accaduto per gli U2 e per altre manifestazioni. È avvenuto per alcune grandi scelte, l’alta velocità e la fermata Medio Padana che oggi sono un vanto di Reggio.

“La città sarà rasa al suolo”, “accadranno incidenti gravi”: più semplicemente “ci sarà una paralisi generale della città” e tante altre paure agitate ed amplificate da alcuni organi di informazione.

Bombardamenti che hanno trattenuto in casa molti reggiani che non sono venuti alla Festa, ma non hanno impedito a Reggio di ospitare più di 150mila persone venute da tutte le parti d’Italia e non solo.

La manifestazione del 20 settembre è stata uno degli eventi di massa più importanti nella storia della nostra città ed hanno aperto la strada agli appuntamenti di Luciano Ligabue, alla serata di solidarietà per il terremoto del 2012 ed alla stessa vocazione di area per grandi concerti all’aperto su cui si sta lavorando in questi ultimi mesi per dar vita ad una grande arena per gli spettacoli di rango internazionale.

In questi anni sono passate più volte le immagini di quella giornata indimenticabile che la televisione della città ha seguito in tutto il suo svolgimento. In quei giorni – e lo dissi nell’intervento già richiamato – mi colpì questo sciame di persone che si ritrovavano in massa. Lo avevano fatto per Diana Spencer, “la principessa del popolo”, come ebbe a chiamarla Toni Blair, per Madre Teresa di Calcutta scomparsa in quei giorni. Lo facevano per la manifestazione conclusiva della Festa dei Ds che aveva raccolto in tre settimane la visita di tutti i ministri del governo Prodi.

Certo, avvenimenti molto lontani tra loro, ma segnati dal desiderio di esserci, di non restare nelle mani di quelle “tirannie mediatiche” che erano già potenti allora e lo sarebbero diventate ancor più negli anni successivi.

Anche la serata degli U2 fu un momento di “identificazione”: in un luogo ed attorno ad un gruppo musicale, uno dei più “politici” ed impegnati per le cause civili.

Proprio in questi giorni sono tornato da un viaggio in Irlanda ed ho potuto respirare il clima di un Paese attraversato ancora da divisioni e dalle onde lunghe delle guerre e lacerazioni dei decenni passati che la comune permanenza in Europa dell’Irlanda, stato autonomo, e dell’Irlanda del Nord, parte del Regno Unito, hanno attenuato e che la Brexit rischia di riaprire.

In questo contesto gli U2 hanno affondato la loro cultura e l’hanno trasmessa a milioni di persone, giovani e meno giovani. Come spesso accade in queste occasioni una parte dei 150mila ne erano ben consapevoli, altri meno. Tutti però si muovevano in una direzione positiva che in quella occasione abbiamo saputo interpretare al meglio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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