Gazzetta di Reggio

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Ecco il comitato scientifico a cinque stelle

Ecco il comitato scientifico a cinque stelle

Parole chiave della nuova stagione: territorio, relazioni internazionali, funzione sociale dell’arte 

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REGGIO EMILIA. Un occhio particolare al territorio, massima attenzione alle relazioni internazionali, una nuova modalità di approccio all'arte e alla sua funzione sociale. È attraverso questi presupposti che si dipana il progetto culturale della nuova gestione della Fondazione Palazzo Magnani presentata ieri in Corso Garibaldi. Accanto al presidente Davide Zanichelli, il sindaco Luca Vecchi, il presidente della Provincia Giammaria Manghi, il presidente della Fondazione Manodori Gianni Borghi. Oltre ai membri del nuovo comitato scientifico Marzia Faietti (che ne è presidente), Marco Belpoliti, Vanni Codeluppi, Walter Guadagnini. Assente Gerhard Wolf.

Sia Vecchi che Manghi hanno sottolineato da un lato l’altissimo livello di un comitato scientifico in grado di portare la cultura reggiana fuori dalla “mediocritas” (come l’ha definita Manghi), dall’altro la scelta non scontata della coralità: Comune e Provincia che lavorano insieme in un’unica direzione. Da parte sua, Borghi ha ribadito come la scelta di mettere Palazzo da Mosto a disposizione delle attività culturali cittadine non solo si sia rivelata vincente ma rappresenti una scommessa che potrà regalare molte soddisfazioni.

Se il primo semestre del 2017 ha impegnato il consiglio d’amministrazione nella conduzione delle iniziative in programma e nella riorganizzazione della struttura amministrativa e operativa, la squadra oggi è pronta per consentire alla Fondazione di iniziare una stagione ricca di progetti ed eventi che si articoleranno in diversi luoghi della città, da Palazzo da Mostro ai Chiostri di San Pietro, nell’ambito di un progetto che vuole essere ampio e organico. «Il nuovo corso – ha sottolineato il presidente Zanichelli – privilegerà il dialogo interdisciplinare, il confronto interculturale e le contaminazioni con i diversi saperi, l’impiego delle nuove tecnologie della comunicazione e della fruizione, intendendo la mostra come progetto culturale, un’occasione pensata non solo per dare la possibilità ai visitatori di osservare opere di valore, ma anche e soprattutto come opportunità di confronto, riflessione, ampliamento, critica o discussione delle proprie conoscenze o convinzioni». E ancora: «Praticare arte è la via maestra attraverso cui si possono conciliare evoluzione individuale e coesione sociale. Fare arte non significa essere o diventare artisti, ma sviluppare uno sguardo e un atteggiamento artistico, capace cioè di immaginare nuove vie, nuove soluzioni, nuovi approcci a problemi e a bisogni». Quanto al comitato scientifico «pensiamo di aver individuato un gruppo di professionisti e studiosi di assoluta e riconosciuta qualità – ha proseguito Zanichelli – molti dei quali legati a Reggio Emilia per motivi professionali o personali. Ognuno, tuttavia, dotato di sguardo esterno sulla città, esenti da tentazioni celebrative o facili entusiasmi. Tutti capaci di apportare al progetto contributi originali e complementari tra loro».

Illuminanti le parole di Marzia Faietti, presidente del comitato: «Sono reggiana anche se assente dalla mia città da una vita. Eppure proprio le radici reggiane mi hanno dato la possibilità di credere che qui ci possa essere un cambiamento. Mi sono detta, ci siamo detti: se c’è una scommessa da fare, facciamola a Reggio. Per Reggio ma ragionando in una dimensione sempre più ampia». «Ho scelto di studiare storia dell’arte – ha continuato Faietti – perché mi ero accorta che in essa confluivano letteratura, filosofia, storia. Poi ho scoperto altro. Ho capito che l’arte è un osservatorio privilegiato per discipline come la fotografia, la sociologia, la fisica. Ecco, il nostro compito è quello di rendere viva l’arte anche rilanciando l’attenzione ai nostri monumenti perché spesso non vediamo ciò che appartiene al nostro paesaggio. Senza mai dimenticare parole come tolleranza e democrazia».(c.c.)



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