la ciclistica reggiolese
«Il ragazzo era un appassionato e sapeva come si sta in strada»
REGGIOLO. La tragica scomparsa di Riccardo Roversi, ha lasciato nell’incredulità e nella disperazione l’intera comunità reggiolese, sempre molto unita. La Ciclistica Reggiolese, guidata dal...
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REGGIOLO. La tragica scomparsa di Riccardo Roversi, ha lasciato nell’incredulità e nella disperazione l’intera comunità reggiolese, sempre molto unita. La Ciclistica Reggiolese, guidata dal presidente Daniele Folloni, è tra le realtà più conosciute del mondo giovanile delle due ruote, e proprio con i colori biancorossi gareggia il fratellino minore Alessandro. La morte di Riccardo ha quindi lasciato un segno nel team che da sempre è una grande una famiglia, nella quale fare sport rappresenta non solo un momento di attività fisica, ma soprattutto di aggregazione, sotto tutti i punti di vista. La Ciclistica Reggiolese, sin dalla notizia della morte di Riccardo, si è avvicinata con garbo e discrezione alla famiglia Roversi, che di solito la domenica è presente alle gare alle quali Alessandro partecipa, talvolta vincendole.
«Siamo sconvolti e increduli per ciò che è successo a Riccardo – commenta Folloni – in quanto il ragazzo, pur non essendo nostro tesserato, con la mamma e il nonno seguiva domenicalmente le gare di Alessandro. Inoltre la conoscenza con la famiglia Roversi è ultradecennale. Mi ricordo, se non vado errato, che qualche volta il nonno, che abita a Campagnola, e Riccardo venivano alle gare vicine in bicicletta. Si capiva che tra loro c’era un feeling perfetto».
«Vista la passione di entrambi – prosegue Folloni – penso che facessero spesso uscite in bicicletta, e penso che Riccardo a volte andasse a trovare il nonno a Campagnola con la sua bici, oltre ad andare quotidianamente a scuola, quindi sapeva come muoversi in bicicletta su una strada. Parlando da allenatore, invece, ribadisco il problema della sicurezza, in quanto i nostri giovanissimi si allenano alla pista di avviamento al ciclismo di Reggiolo e lì non corrono rischi, ma quando poi passano di categoria si è costretti ad allenarsi sulle strade normali, dove i rischi sono notevoli. Noi, come società, abbiamo curato sempre la sicurezza dei nostri ragazzini e quando alleniamo i più grandi troviamo aree poco frequentate, mettendo sugli incroci sia genitori che dirigenti per avere una maggiore sicurezza».
La Sc Reggiolese, in segno di lutto, domani non parteciperà alla gara di Villastrada, nel Mantovano. (a.s.)
«Siamo sconvolti e increduli per ciò che è successo a Riccardo – commenta Folloni – in quanto il ragazzo, pur non essendo nostro tesserato, con la mamma e il nonno seguiva domenicalmente le gare di Alessandro. Inoltre la conoscenza con la famiglia Roversi è ultradecennale. Mi ricordo, se non vado errato, che qualche volta il nonno, che abita a Campagnola, e Riccardo venivano alle gare vicine in bicicletta. Si capiva che tra loro c’era un feeling perfetto».
«Vista la passione di entrambi – prosegue Folloni – penso che facessero spesso uscite in bicicletta, e penso che Riccardo a volte andasse a trovare il nonno a Campagnola con la sua bici, oltre ad andare quotidianamente a scuola, quindi sapeva come muoversi in bicicletta su una strada. Parlando da allenatore, invece, ribadisco il problema della sicurezza, in quanto i nostri giovanissimi si allenano alla pista di avviamento al ciclismo di Reggiolo e lì non corrono rischi, ma quando poi passano di categoria si è costretti ad allenarsi sulle strade normali, dove i rischi sono notevoli. Noi, come società, abbiamo curato sempre la sicurezza dei nostri ragazzini e quando alleniamo i più grandi troviamo aree poco frequentate, mettendo sugli incroci sia genitori che dirigenti per avere una maggiore sicurezza».
La Sc Reggiolese, in segno di lutto, domani non parteciperà alla gara di Villastrada, nel Mantovano. (a.s.)
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