La protesta dei Sinti «Esclusi da tutto Anche dalla festa Pd»
REGGIO EMILIA. «Abbiamo sempre vissuto nascondendo la nostra appartenenza per evitare i pregiudizi spesso bizzarri e fantasiosi, che ci inseguono ovunque. Ma questo non attenua, piuttosto alimenta l’i...
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REGGIO EMILIA. «Abbiamo sempre vissuto nascondendo la nostra appartenenza per evitare i pregiudizi spesso bizzarri e fantasiosi, che ci inseguono ovunque. Ma questo non attenua, piuttosto alimenta l’ignoranza nei nostri confronti, quando tuttavia tentiamo di farci conoscere non riusciamo a ottenere spazio per confrontarci. Anche a Festareggio, dove avevamo chiesto fosse presentata la legge. Dopo l’iniziale disponibilità ci è stato proposto un incontro privato». È quanto denunciano in una lettera i Sinti di Reggio, che si dicono esclusi dal programma alla festa provinciale Pd. «Siamo i sinti reggiani, quelli che sono stati nel campo di concentramento di Prignano sul Secchia, che hanno anche combattuto come partigiani – affermano – Lavoriamo prevalentemente nello spettacolo viaggiante, siamo noi che accendiamo le luci dei luna park, illuminando anche le feste di partito. Apparteniamo alla più grande minoranza europea, che è anche la più stigmatizzata». Secondo i Sinti, «purtroppo in Italia la strategia di inclusione non avanza, non sembrava così in Emilia-Romagna, dove nel 2015 è stata varata una legge che prevede il superamento delle grandi aree sosta a favore di una pluralità di soluzioni abitative, tra cui le microaree familiari pubbliche e private. Come richiesto dall’Ue, entro il 2020, i campi sovraffollati in cui siamo concentrati, unici spazi in cui si può vivere in abitazioni su ruote, devono essere superati. La legge regionale, alla cui stesura abbiamo partecipato, però non è vincolante e sindaci e assessori ci lasciano in attesa per mesi e anni. Ci siamo sentiti rispondere esplicitamente che applicare la legge danneggerebbe la loro immagine politica». Di qui la richiesta di visibilità al Campovolo, non andata a buon fine: «Abbiamo spedito o consegnato personalmente lettere ad associazioni come Anpi e Arci, a Smuraglia e alla Bonino ma ci appelliamo a tutti: siamo stanchi di essere stranieri a casa nostra».
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