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«Quel papa non può essere il patrono dell’esercito»

«Quel papa non può essere il patrono dell’esercito»

Castagnetti sulla scelta di Giovanni XXIII da parte della Congregazione vaticana «È una cosa assurda, nella memoria di tutti è il simbolo della bontà e della pace»

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REGGIO EMILIA . I cattolici pacifisti insorgono contro l’elevazione di san Giovanni XXIII, il papa dell’enciclica “Pacem in terris”, a patrono dell'esercito italiano. Il reggiano Pierluigi Castagnetti, oggi esponente Pd, già leader della sinistra democristiana, ultimo segretario del Partito popolare italiano e presidente della Commissione per le autorizzazioni a procedere della Camera, è in prima linea nel contestare una decisione alla quale sembra mancare soltanto l’ultimo formale avallo da parte di papa Francesco.

La polemica, infatti, non si placa neppure dopo che, martedì scorso, l’arcivescovo Santo Marcianò, ordinario militare per l’Italia, ha consegnato al generale Danilo Errico, capo di Stato maggiore dell’esercito, il decreto con cui la Congregazione vaticana per il culto divino proclama il nuovo patrono. Quello stesso giorno Castagnetti ha postato sul suo profilo Facebook la dura requisitoria di monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente del movimento Pax Christi.

Il giorno prima vi aveva scritto: «Domani, secondo le fonti ufficiali, Papa Giovanni, verrà indicato come patrono dell’esercito italiano dall’apposita Congregazione vaticana. Trattandosi dell’esercito italiano immagino che la Conferenza episcopale italiana sia quantomeno consenziente. Una cosa semplicemente assurda. Che bisogno ci sia di designare un patrono dell’esercito italiano non si capisce proprio. Ma se proprio fosse necessario (?) mi chiedo perché questa scelta. È il Papa della “Pacem in Terris”. Si vuole associare all’esercito un patrono che sia segno di contraddizione con la sua funzione istituzionale o si vuole contenere lo spessore profetico di un Papa la cui memoria nella coscienza di tutti è vissuta come il simbolo della bontà e della pace? Ma Papa Francesco ne è informato?».

Sembra una domanda retorica, essendo il Vaticano una monarchia assoluta più cooptativa che elettiva, in cui tutto dipende dal vertice. Era stato proprio papa Francesco nel 2014 a nominare il cardinale guineano Robert Sarah prefetto della Congregazione che ha carta bianca nell’attribuire ai santi la dignità di patrono. Le posizioni conservatrici di Sarah, soprattutto in materia di morale, erano note, ma pochi si aspettavano una decisione che fa a pugni con il rinnovamento conciliare, con l’insegnamento e con l’eredità del Papa Buono. Peraltro c'è chi spera ancora che la levata di scudi induca Francesco a un ripensamento in extremis prima della proclamazione ufficiale del patrono prevista per l’11 ottobre, festa di san Giovanni XXIII.

Castagnetti intanto condivide le dure parole di Ricchiuti, che definisce «roba da matti» il decreto della Congregazione.

«Mi sembra irrispettoso – scrive il presidente di Pax Christi – coinvolgere come Patrono delle Forze Armate colui che, da Papa, denunciò ogni guerra con l’Enciclica “Pacem in terris’ e diede avvio al Concilio che, nella Costituzione “Gaudium et spes”, condanna ogni guerra totale, come di fatto sono tutte le guerre di oggi.

L’Esercito di oggi, formato da militari professionisti e non più di leva, è molto diverso da quello della prima Guerra mondiale che fu definita da Benedetto XV (non lo possiamo dimenticare) inutile strage».

Luciano Salsi

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