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Profughi, azzerati gli arrivi a Reggio Emilia: «Grazie al ministro Minniti»

Profughi, azzerati gli arrivi a Reggio Emilia:  «Grazie al ministro Minniti»

Il sindaco Luca Vecchi: «L’invasione annunciata in città ora è scongiurata»

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REGGIO EMILIA. «Tre mesi fa in questa città si annunciava l’invasione. Grazie al ministro Minniti non è arrivato nessun immigrato. C’è stato l’azzeramento dei richiedenti asilo». Il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, «accusato di essere stato troppo accogliente», tira un sospiro di sollievo visto il numero sugli arrivi dei profughi, sceso a livello zero sulla base del piano del ministro dell’Interno, criticato però a sinistra. Vecchi lo fa durante l’intervista alla Gazzetta alla ripartenza della macchina politica e amministrativa dopo l’estate, passata tra cambi in corsa, accelerazioni sui progetti, fratture politiche e ricuciture strategiche. Un saliscendi sul quale abbiamo interrogato il sindaco Luca Vecchi, sostenuto nelle prospettive della città dalla ripresa economica e soddisfatto dallo stop degli arrivi dei profughi in tutta la provincia.

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Sindaco Vecchi, sembra che dopo aver subìto diverse sorprese quest’estate, in questi giorni lei abbia voluto aumentare il suo peso.

«A volte gestiamo bene altre volte meno bene. Bisogna mantenere una visione strategica ben oltre il proprio mandato e io cerco di seguire quotidianamente la mia città tenendo il punto sui nodi fondamentali»

Quali sono? Ce li elenchi.

«Reggio ha ripreso un buon ritmo a livello economico dopo la crisi del 2009. Siamo tornati ad avere il tasso di disoccupazione più basso d’Italia e il tasso di export più alto d’Italia. Stiamo riqualificando i grandi quartieri produttivi. La prima pietra del Parco dell’Innovazione va in questa direzione, verso il modello di sviluppo della conoscenza. Il taglio del nastro di un’importante azienda che viene da fuori Reggio e ha investito a Mancasale pure. Poi interverremo al Villaggio Crostolo. C’è l’adeguamento infrastrutturale con la stazione Mediopadana che ha superato il milione di passeggeri, la pianificazione della tangenziale nord che prevede risorse per 190 milioni di euro. Vogliamo anche aprire un confronto con la Regione per migliorare il collegamento via treno tra stazione storica e mediopadana. Abbiamo lavorato infine sull’internazionalizzazione: nei prossimi mesi, ad esempio, vivremo tre grandi missioni internazionali di tipo economico. Uno in sud Australia, uno in Cina e uno in Sudafrica. Credo siano tante azioni che stanno dentro a un disegno comune che lancia un nuovo modello di città che nasce».

Lei sta descrivendo in modo positivo la nuova era di Reggio. Però basta un nonnulla per mettere a repentaglio gli equilibri. Come un Crepet che a FestaReggio mette in discussione la contemporaneità di Reggio Children, creando un piccolo sisma in giunta.

«Piccolo sisma mi sembra eccessivo. Con tutto il rispetto quando si gestisce una città non si gestisce una polisportiva. È giusto che ci sia una discussione. Io ritengo che davanti al Reggio Approach e Reggio Children ogni suggerimento vada colto. Ma se c’è un ministro del sud Australia che in questi giorni è venuto a studiarne il nostro modello e se siamo presenti in 130 paesi nel mondo, vuol dire che è frutto di una ricerca che continua. Le nostre scuole di infanzia non sono quelle di 10 anni fa. Una innovazione supportata dal comune che spende 20 milioni l’anno e che raggiunge livelli di scolarizzazione ai nidi e nelle scuole d’infanzia che nessuna città in Europa ha raggiunto».

La burrasca in giunta è passata?

«Reggio è un laboratorio di un’esperienza di collaborazione tra due forze politiche che in questo momento a livello nazionale non collaborano, che sono Mdp da una parte il Pd dall’altra. Io continuo a pensare in futuro a un centrosinistra unito. A Reggio lo stiamo praticando anche quando la discussione diventa impegnativa. A facilitare la sintesi c’è la stima tra i protagonisti. Ho un vice sindaco come Matteo Sassi che, oltre ad essere un bravo amministratore, è anche una brava persona».

Il suo documento contro l’imbarbarimento anche sui social network, sostenuto da 700 firme, guarda anche ai migranti e agli ultimi. Che città ha visto in risposta a questo documento: più o meno coesa?

«Quelle 700 firme raccolte in modo inaspettato sono state una risposta spontanea a un sistema di valori. Lì dentro ci sono dai semplici cittadini a chi ha un ruolo. Anche Reggio si confronta ora con l’odio sulla rete. Ma non dobbiamo perdere di vista il primato della razionalità. Questo non significa sottovalutare sicurezza urbana o immigrazione. Registro un fatto: tre mesi fa in questa città si annunciava l’invasione. Il risultato è che non è arrivato nessun immigrato. Questo perché con serietà l’Italia torna ad avere un ministro degli Interni che affronta un problema complesso di carattere globale con ricadute positive sulle città. Tre mesi fa chi avrebbe potuto dire che ci sarebbe stato l’azzeramento dei richiedenti asilo durante l’estate? Questa è stata una cosa straordinaria. E questo non significa dire di no, lo dice il sindaco accusato di essere troppo accogliente. Significa mantenere fede a un sistema di valori e al realismo con cui affronti con concretezza i problemi più complessi del tuo tempo».

Da una parte una spinta a Minniti e dall’altra a Delrio. Non è che vuole mettere insieme nel suo meticciato di giunta anche queste due linee di partito?

«Le considerazioni fatte in quei giorni da Graziano e Minniti hanno tolto dal campo tutte le altre forze. I grillini che non hanno idee, ma anche quella destra che urla molto ma che mi pare non abbiamo fermato gli immigrati quando era al governo, che ha legittimato la più grande sanatoria nel 2002 della nostra storia. Le valutazioni di Delrio e le azioni di Minniti sono complementari e testimoniano una sinistra capace anche di dare risposte con competenza. Quella che Minniti ha messo andando a parlare con le tribù libiche e le ha gestite. Ha fatto quello che avrebbe dovuto fare l’Europa».

Cosa ne sarà di lei in futuro? «Quelle decisioni non le prendo oggi. Lavorerò con passione fino all’ultimo giorno. Prima di me viene la città».
 

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