si attende il processo d’appello
Venne assolto 5 anni fa da un’accusa di pedofilia
CORREGGIO. Dal 2009 il pm Maria Rita Pantani indaga sul correggese e quest’inchiesta era sfociata in un delicatissimo processo, con il professionista al centro di un'accusa infamante, cioè aver...
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CORREGGIO. Dal 2009 il pm Maria Rita Pantani indaga sul correggese e quest’inchiesta era sfociata in un delicatissimo processo, con il professionista al centro di un'accusa infamante, cioè aver abusato dell'amichetta del figlio quando rimaneva a dormire da loro.
Il 27 aprile di cinque anni fa la Corte (presieduta da Francesco Caruso, a latere i colleghi Cristina Beretti ed Andrea Rat) era uscita dopo una breve camera di consiglio con una sentenza d’assoluzione. Ma questa vicenda giudiziaria non si è ancora conclusa, perchè è poi arrivata l’impugnazione da parte della Procura generale di Bologna e del pm Pantani (che in tribunale a Reggio aveva chiesto la condanna a 7 anni e mezzo di reclusione). Se ne riparlerà, quindi, in Appello. Tornando all’udienza-chiave del 2012, quel giorno vennero ripercorse le "tappe" di questa vicenda che ha dilaniato dall'ottobre 2009 – cioè da quando la bimba di nemmeno 10 anni raccontò alcune cose al nonno – due famiglie sino a quel momento legate dall'amicizia dei due compagni di classe. Stando alle parole della bambina, quando rimaneva a dormire in quella casa, il padre dell'amichetto entrava nella camera dove stava dormendo con il coetaneo, accendeva l'abat-jour e la molestava. Abusi sessuali prolungati nel tempo, quando la bimba aveva fra i 5 e i 10 anni. Di parere opposto i due difensori - gli avvocati Nicola Tria e Daniele Silingardi: «Per le modalità emerse, il racconto risulta costruito, si è arricchito nel tempo, oltretutto da parte di una bambina che chiedeva attenzione a livello familiare». Dopo la lettura della sentenza la madre della bimba accusatrice (costituitasi parte civile tramite l’avvocato Giovanna Fava) se ne andò in fretta e seccatissima dall’aula. L’imputato s’intrattenne invece con i cronisti: «La verità è venuta a galla, non capisco perché la bimba abbia detto queste cose».
Il 27 aprile di cinque anni fa la Corte (presieduta da Francesco Caruso, a latere i colleghi Cristina Beretti ed Andrea Rat) era uscita dopo una breve camera di consiglio con una sentenza d’assoluzione. Ma questa vicenda giudiziaria non si è ancora conclusa, perchè è poi arrivata l’impugnazione da parte della Procura generale di Bologna e del pm Pantani (che in tribunale a Reggio aveva chiesto la condanna a 7 anni e mezzo di reclusione). Se ne riparlerà, quindi, in Appello. Tornando all’udienza-chiave del 2012, quel giorno vennero ripercorse le "tappe" di questa vicenda che ha dilaniato dall'ottobre 2009 – cioè da quando la bimba di nemmeno 10 anni raccontò alcune cose al nonno – due famiglie sino a quel momento legate dall'amicizia dei due compagni di classe. Stando alle parole della bambina, quando rimaneva a dormire in quella casa, il padre dell'amichetto entrava nella camera dove stava dormendo con il coetaneo, accendeva l'abat-jour e la molestava. Abusi sessuali prolungati nel tempo, quando la bimba aveva fra i 5 e i 10 anni. Di parere opposto i due difensori - gli avvocati Nicola Tria e Daniele Silingardi: «Per le modalità emerse, il racconto risulta costruito, si è arricchito nel tempo, oltretutto da parte di una bambina che chiedeva attenzione a livello familiare». Dopo la lettura della sentenza la madre della bimba accusatrice (costituitasi parte civile tramite l’avvocato Giovanna Fava) se ne andò in fretta e seccatissima dall’aula. L’imputato s’intrattenne invece con i cronisti: «La verità è venuta a galla, non capisco perché la bimba abbia detto queste cose».
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