«Caso-Ghini, già al lavoro gli ispettori del ministero»
di Roberto Fontanili
Andrea Orlando a FestaReggio parla del giudice reggiano finito nella bufera «I tempi non saranno lunghi e anche il Csm ha avviato un procedimento»
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REGGIO EMILIA. Il caso del giudice Giovanni Ghini finisce anche a Festareggio con il ministro della Giustizia Andrea Orlando che prima di salire sul palco, dove è stato ospite ieri sera, ha confermato che quanto accaduto a Reggio «è all’attenzione degli ispettori del Ministero» e che i tempi per decidere non saranno lunghissimi. «Non posso fare alcuna dichiarazione in proposito – ha affermato – ma si è attivata la procedura di verifica e contemporaneamente è in corso un altro procedimento al Cms sul tema dell’incompatibilità e naturalmente bisogna aspettare i tempi che queste procedure hanno».
Rispetto ai tempi necessari per una decisione ha poi sottolineato «che non saranno necessariamente lunghi ma sicuramente non possono prescindere dall’analisi degli atti».
Sulla vicenda che riguarda la decisione assunta dal giudice Ghini di concedere misure cautelari alternative come l’obbligo di firma due volte al giorno, rispetto al carcere, come è accaduto nel caso di un pedofilo che ha confessato di aver abusato di un minorenne disabile, è poi tornato anche dal palco, parlando delle misure cautelari. Che ha spiegato «sono un problema che si presenta in tutti i Paesi, ma lo Stato deve avere un criterio uniforme. Da noi, a differenza degli Usa dove esiste la cauzione rapportata alla gravità del reato, è il giudice che è chiamato valutare il caso e normalmente il sistema funziona. Quando si crea un problema c’è un sistema di controllo che consente di andare a vedere se qualcosa non ha funzionato. In questa vicenda è scattata la necessità di esercitare un controllo». Ma il guardasigilli si è anche detto convinto «che si deve continuare a difendere questo impianto del nostro ordinamento».
Conclusa la parentesi dedicata alle vicende reggiane, il ministro ha poi affrontato il tema della sicurezza rivendicando di aver mantenuto l’impegno assunto con i sindaci e di aver varato un provvedimento per un inasprimento delle pene nei confronti dei reati contro il patrimonio, rivendicando al tempo stesso una diminuzione di questi tipi di reati e degli omicidi.
Rispetto ai tempi necessari per una decisione ha poi sottolineato «che non saranno necessariamente lunghi ma sicuramente non possono prescindere dall’analisi degli atti».
Sulla vicenda che riguarda la decisione assunta dal giudice Ghini di concedere misure cautelari alternative come l’obbligo di firma due volte al giorno, rispetto al carcere, come è accaduto nel caso di un pedofilo che ha confessato di aver abusato di un minorenne disabile, è poi tornato anche dal palco, parlando delle misure cautelari. Che ha spiegato «sono un problema che si presenta in tutti i Paesi, ma lo Stato deve avere un criterio uniforme. Da noi, a differenza degli Usa dove esiste la cauzione rapportata alla gravità del reato, è il giudice che è chiamato valutare il caso e normalmente il sistema funziona. Quando si crea un problema c’è un sistema di controllo che consente di andare a vedere se qualcosa non ha funzionato. In questa vicenda è scattata la necessità di esercitare un controllo». Ma il guardasigilli si è anche detto convinto «che si deve continuare a difendere questo impianto del nostro ordinamento».
Conclusa la parentesi dedicata alle vicende reggiane, il ministro ha poi affrontato il tema della sicurezza rivendicando di aver mantenuto l’impegno assunto con i sindaci e di aver varato un provvedimento per un inasprimento delle pene nei confronti dei reati contro il patrimonio, rivendicando al tempo stesso una diminuzione di questi tipi di reati e degli omicidi.
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