Dybala accende la Juve La festa è bianconera
di Luigi Vinceti
Più di ventimila tifosi invadono la città e lo stadio Città del Tricolore Poi tutti a caccia di autografi e selfie con i giocatori davanti agli spogliatoi
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REGGIO EMILIA. Sassuolo-Juventus: il pranzo è servito. Nel senso che si è giocato proprio all’ora in cui, di solito, si sta con i piedi sotto il tavolo. Il menù è risultato appetitoso perché vedere quattro gol in una simile cornice di pubblico costituisce uno spettacolo per tutti.
Non a caso al Città del Tricolore c’era il tutto esaurito, con 21.584 spettatori paganti.
Gli atti in scena sono stati tre: uno prima della gara, con l’invasione di migliaia di persone; poi l’incontro vero e proprio, che ha fatto gioire gli esteti del calcio; e infine il dopo sfida, con i cronisti a caccia di allenatori e calciatori e i tifosi infilati in ogni angolo per scattare selfie e catturare autografi ai propri beniamini.
Il sipario si è alzato un paio d’ore prima del fischio d’inizio, con decine di vigili distribuiti in varie strade del circondario per regolare l’avvicinamento alla zona dello stadio. In una bella giornata settembrina il pellegrinaggio dei tifosi è stato agevole e tranquillo. Una colonna ininterrotta di persone di ogni età, fra cui molte donne e una infinità di ragazzini con addosso le maglie sulle quali erano scritti i nomi degli idoli della pedata è sciamata verso l’arena verde.
Fuori dallo stadio si era intanto formato un multiforme centro di ristoro con stand e bancarelle che offrivano ghiottonerie: formaggio, prosciutto, salame, coppa, porchetta e via dicendo. L’attenzione per la ristorazione era ripetuta all’interno dell’impianto sportivo con banchetti allestiti per le autorità calcistiche, sponsor, abbonati. Fra gli operatori in servizio il reggianissimo My Kitchen.
La serenità del momento è stata interrotta, in questa anticipazione dello spettacolo, dai cori di quanti hanno incrociato i pullman delle due squadre. Il grido che è esploso è stato “Dybala-Dybala” e l’attaccante bianconero deve averlo sentito bene se si pensa che dopo, sul campo, ha offerto tre spettacoli balistici che sono valsi altrettanti gol. Applausi, anche se meno calorosi, sono andati pure al pullman neroverde del Sassuolo. Curiosamente le due società sono fra le poche in Italia proprietarie dell’impianto in cui giocano le gare casalinghe e nei loro colori sociali compaiono strisce di color nero. Una ha sede in una storica ex capitale d’Italia; l’altra nella “capitale” delle mattonelle.
Il pubblico di fede bianconera ha trovato posto nella curva Nord, quella degli ospiti; i sostenitori neroverdi sul resto degli spalti. L’ingresso dei calciatori in campo, prima per la fase di riscaldamento poi per il confronto vero e proprio, ha accomunato le passioni ed è stato un coro unico di incitamenti. Sullo schermo, dopo un inno canoro scritto da Nek. accompagnato da frasi di esaltazione dei meriti della società sassolese, sono comparsi i volti, con nome e numero di maglia di ogni “attore” in campo. C’è stato anche un minuto di silenzio per ricordare le vittime dell’alluvione di Livorno poi è arrivato il caldo incitamento degli spettatori, con fischi, urla, battimani. Sono rumori che solitamente accompagnano il sipario che scende; e in questo caso lo hanno invece preceduto.
Via quindi al confronto, al termine del quale tutto sommato erano quasi tutti soddisfatti. La Juventus per aver vinto e riscattato la sconfitta del 2016, il Sassuolo per non aver sfigurato.
Fra i giudizi che abbiamo raccolto spicca la voce del presidente Giorgio Squinzi che, lasciando la tribuna, alla nostra domanda “Troppo forte questa Juve?” ha serenamente ammesso: «Quella di oggi sì, soprattutto con quel Dybala».
Chi non pensava più alla partita erano invece i tifosi assiepati sia al piano terra (chi è riuscito a mettervi piede) sia all’esterno. I primi hanno toccato con mano i loro “big” catturando firme su fogli bianchi o su un pallone e “obbligando” i giocatori a tanti flash a faccia ravvicinata, come ricordo di una bella giornata di calcio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non a caso al Città del Tricolore c’era il tutto esaurito, con 21.584 spettatori paganti.
Gli atti in scena sono stati tre: uno prima della gara, con l’invasione di migliaia di persone; poi l’incontro vero e proprio, che ha fatto gioire gli esteti del calcio; e infine il dopo sfida, con i cronisti a caccia di allenatori e calciatori e i tifosi infilati in ogni angolo per scattare selfie e catturare autografi ai propri beniamini.
Il sipario si è alzato un paio d’ore prima del fischio d’inizio, con decine di vigili distribuiti in varie strade del circondario per regolare l’avvicinamento alla zona dello stadio. In una bella giornata settembrina il pellegrinaggio dei tifosi è stato agevole e tranquillo. Una colonna ininterrotta di persone di ogni età, fra cui molte donne e una infinità di ragazzini con addosso le maglie sulle quali erano scritti i nomi degli idoli della pedata è sciamata verso l’arena verde.
Fuori dallo stadio si era intanto formato un multiforme centro di ristoro con stand e bancarelle che offrivano ghiottonerie: formaggio, prosciutto, salame, coppa, porchetta e via dicendo. L’attenzione per la ristorazione era ripetuta all’interno dell’impianto sportivo con banchetti allestiti per le autorità calcistiche, sponsor, abbonati. Fra gli operatori in servizio il reggianissimo My Kitchen.
La serenità del momento è stata interrotta, in questa anticipazione dello spettacolo, dai cori di quanti hanno incrociato i pullman delle due squadre. Il grido che è esploso è stato “Dybala-Dybala” e l’attaccante bianconero deve averlo sentito bene se si pensa che dopo, sul campo, ha offerto tre spettacoli balistici che sono valsi altrettanti gol. Applausi, anche se meno calorosi, sono andati pure al pullman neroverde del Sassuolo. Curiosamente le due società sono fra le poche in Italia proprietarie dell’impianto in cui giocano le gare casalinghe e nei loro colori sociali compaiono strisce di color nero. Una ha sede in una storica ex capitale d’Italia; l’altra nella “capitale” delle mattonelle.
Il pubblico di fede bianconera ha trovato posto nella curva Nord, quella degli ospiti; i sostenitori neroverdi sul resto degli spalti. L’ingresso dei calciatori in campo, prima per la fase di riscaldamento poi per il confronto vero e proprio, ha accomunato le passioni ed è stato un coro unico di incitamenti. Sullo schermo, dopo un inno canoro scritto da Nek. accompagnato da frasi di esaltazione dei meriti della società sassolese, sono comparsi i volti, con nome e numero di maglia di ogni “attore” in campo. C’è stato anche un minuto di silenzio per ricordare le vittime dell’alluvione di Livorno poi è arrivato il caldo incitamento degli spettatori, con fischi, urla, battimani. Sono rumori che solitamente accompagnano il sipario che scende; e in questo caso lo hanno invece preceduto.
Via quindi al confronto, al termine del quale tutto sommato erano quasi tutti soddisfatti. La Juventus per aver vinto e riscattato la sconfitta del 2016, il Sassuolo per non aver sfigurato.
Fra i giudizi che abbiamo raccolto spicca la voce del presidente Giorgio Squinzi che, lasciando la tribuna, alla nostra domanda “Troppo forte questa Juve?” ha serenamente ammesso: «Quella di oggi sì, soprattutto con quel Dybala».
Chi non pensava più alla partita erano invece i tifosi assiepati sia al piano terra (chi è riuscito a mettervi piede) sia all’esterno. I primi hanno toccato con mano i loro “big” catturando firme su fogli bianchi o su un pallone e “obbligando” i giocatori a tanti flash a faccia ravvicinata, come ricordo di una bella giornata di calcio.
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