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Modena contro Reggio Emilia per la via dei pellegrini

di Alberto Setti
Modena contro Reggio Emilia per la via dei pellegrini

Proteste dall’Appennino modenese per la “deviazione” sul versante reggiano avvenuta nel 2014 a causa d’una frana, del percorso medievale che porta a Lucca: «Scippata la Via Matildica, Reggio la deve restituire»

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VILLA MINOZZO. Lo “scippo” della storica Via Matildica del Volto Santo non s’ha da fare. È quanto affermano i modenesi della zon di Frassinoro facendo riferimento al tracciato medievale del cammino che attraversava le piccole e affascinanti sette borgate di Romanoro, deviato dal 2014 sul versante reggiano a causa di una vecchia frana; tracciato mai tornato “a casa”, nel Modenese.

Anzi, mappe, politica e finanziamenti hanno finito per “consolidare” e finanziare la parte reggiana, che dalle parti di Frassinoro considerano «la parte sbagliata». Al punto da compromettere ogni aspettativa turistica, oltre che storica, dei “matildici” modenesi. I quali, tra tanto immobilismo, hanno deciso di arrangiarsi: a fine mese uomini e donne di “buona volontà” di Romanoro, Rovolo e Vallorsara puliranno e riapriranno una parte dell’antico tracciato modenese che devia al ponte di Cadignano (nel comune di Toano), sale a Panigale e sbocca a Cerreto, per valorizzare la speranza di rappresentare anche lontanamente l’alternativa italiana al più blasonato percorso di Santiago.

«Sono venuta qui perché mi confortava l’idea di essere su una via medioevale storica e certificata dall’Europa come Sentiero di Matilde, via culturale e di grande valore paesaggistico, dato che è Area Mab – spiega, a Panigale, Anna Santopuoli, impegnata da mesi in una lotta tra promesse e burocrazia –. La mia casa colonica può ospitare pellegrini e viandanti, e mi aspettavo un gran passaggio; invece, dopo due anni, scopro che l’Antico Frignano ha presentato un progetto carente rispetto al progetto della Via del Volto Santo, reggiana, che ricalca il sentiero matildico portandolo nel versante reggiano della Alta Val Dolo. Mi sento defraudata, e quando vedo di fronte a casa le frecce gialle, come sulla via di Santiago in Spagna, che il viandante traccia per non perdere la via, mi piange il cuore. Se penso ai viandanti che in questa Alta Val Dolo le false frecce del Reggiano fanno perdere, e alla storia medioevale che cambia via, mi vergogno».

Anna Santopuoli da mesi scrive alla Soprintendenza; all’Istituto europeo degli itinerari culturali del Lussemburgo; al segretario generale dei Cammini d’Europa; a Fausto Giovanelli e Giuseppe Vignali, rispettivamente presidente e direttore del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. E a varie istituzioni e personalità ha telefonato: «Dicendo che siamo pronti, anche se in ritardo, a tutelare, salvaguardare, curare il nostro piccolo pezzo di territorio, incastonato tra le province di Reggio Emilia e Lucca. Noi, 250 abitanti di questi sette borghi, abbiamo deciso di riaprire la via portata a valle e franata nel torrente Dolo; frana che ha materializzato nel bosco di Valoria il secondo ponte su una frana tra le più grandi d’Europa».

In un Appennino riscoperto dal turismo, il sogno di Anna e dei suoi collaboratori è quello di un ecoturismo che non inquina ma arricchisce la cultura e con il quale si può vendere la tradizione montanara fatta di cibo, pensiero e storie. Per farlo, occorrerà riprendersi la strada “rapita” a cavallo del Dolo.

Che ne diranno i reggiani della Val Dolo? Nel frattempo, il 19 agosto scorso un gruppo di pellegrini reggiani è partito a piedi da Reggio Emilia e, in otto tappe, è arrivato a Lucca facendo tappa a Montalto di Vezzano, Pieve San Vitale di Carpineti, Toano, Fontanaluccia, San Pellegrino in Alpe (passando appunto attraverso il versante reggiano della Val Dolo), Cascio e Borgo a Mozzano. All’arrivo a Lucca, i pellegrini hanno visitato il duomo di San Martino, dove è custodito il Crocifisso dal Volto Santo.

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