Gazzetta di Reggio

Reggio

Vendemmia anomala la produzione cala del 50 per cento

di Claudio Corradi
Vendemmia anomala la produzione cala del 50 per cento

Entro la prossima settimana la raccolta sarà già conclusa Crollo per le brinate d’aprile e la poca umidità invernale 

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REGGIO EMILIA. La vendemmia di quest’anno in territorio reggiano è passata quasi inosservata. Entro la prossima settimana sarà quasi completamente conclusa la raccolta delle uve che sta evidenziando un grave ammanco produttivo che si stima possa superare il 40% rispetto alla produzione dello scorso anno. Questo stando ai dati oggettivi che emergono dalle cantine sociali del territorio che da sole lavorano oltre il 90% dell’uva prodotta in provincia. Cantine che quest’anno non hanno conosciuto il consueto e caratteristico affollamento in fase di conferimento rendendo questa vendemmia un po’ sottotono e meno festosa. Nei vigneti direttamente colpiti dalla brinata del 19, 20 e 21 aprile la perdita di produzione è stata addirittura dell’80%. Quel freddo però ha evidentemente influito anche sull’allegagione dei grappoli nelle zone apparentemente indenni aggravando gli esiti di un germogliamento già di per sè poco felice a causa della scarsa umidità invernale e della disidratazione delle gemme. Il risultato di questa somma di fattori (meno grave è stata la siccità estiva che in pianura è stata contrastata con le irrigazioni) ha generato la disfatta. L’ammanco produttivo di Ancellotta, la varietà che da sola rappresenta il 50% della produzione locale, è stata esattamente la metà rispetto a quella del 2016. La qualità in compenso è eccelsa ma la produzione non sarà sufficiente a soddisfare la domanda. Meno grave, ma comunque scarsa, anche la produzione dei lambruschi con riduzione delle rese in campo comprese fra il 30 e il 40%. Anche Assoenologi (associazione enologi ed enotecnici italiani) sta rivedendo le previsioni formulate a livello nazionale temendo che possano essere ben superiori a quel 25% stimato ad inizio agosto. Come se non bastasse anche Francia e Spagna, i nostri principali concorrenti a livello mondiale, lamentano crolli delle rese in campo. Una situazione che sta già determinando un forte incremento delle quotazioni dei prezzi medi delle uve (anche in questo caso imprevedibile) che qualcuno osa sperare possano arrivare ad eguagliare quelli record della vendemmia 1997, rimasta scolpita negli annali della viticoltura reggiana, quando le nostre uve furono pagate intorno agli 85 euro al quintale. Quest’anno la legge della domanda e dell’offerta dovrebbe prevalere rispetto agli inevitabili giochi commerciali. Non si può però parlare di annata senza precedenti visto che 26 anni fa, vendemmia 1991, la produzione reggiana crollò del 41%. Un’annata praticamente gemella a quella che stiamo vivendo, con oltre 1,6 milioni di quintali di uva prodotta nell’anno precedente e una pesante brinata primaverile che provocò il crollo della produzione a soli 998.000 quintali di uva. Senza precedenti invece quest’anno sono le anomalie concomitanti che, oltre al forte aggravio dei costi di produzione da ripartire su di una produzione modesta, presentano l’ulteriore incognita della produzione dell’annata futura e della risposta dei vigneti a primavera 2018, conseguente agli stress di quest’anno.



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