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La Landi Renzo cede i gioielli, fabbrica occupata a Vicenza

di Enrico Lorenzo Tidona
La Landi Renzo cede i gioielli, fabbrica occupata a Vicenza

La produzione della Lovato Gas di Vicenza delocalizzata in Polonia: 90 posti a rischio. In vendita anche Eighteen Sound.  Attesi anche a Reggio gli effetti della riorganizzazione.

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REGGIO EMILIA  Da una settimana i lavoratori occupano la Lovato Gas di Vicenza, azienda del gruppo Landi Renzo. Il 13 settembre l’amministratore del gruppo Cristiano Musi ha fatto sapere tramite un comunicato stampa, che l’azienda - nonostante il bilancio in attivo - sarà chiusa per delocalizzare la produzione in parte a Reggio e parte verso Polonia, India e Iran.

«Abbiamo paura che ci portino via i macchinari, per questo ora stiamo qui giorno e notte con un presidio permanente» ci raccontano i lavoratori della ditta che fattura circa 34 milioni di euro producendo sistemi multivalvole e iniettori per impianti a gas, acquisita dalla Landi Renzo nel 2008.

«E da allora è l’unica azienda che non ha mai fatto cassa integrazione né utilizzato contratti di solidarietà, ricorrendo invece più volte agli straordinari» tuona ora Morgan Prebianca, della Fiom-Cgil di Vicenza, dai cancelli della Lovato Gas insieme ai 67 operai che si vedranno “scippare” il posto di lavoro dalla delocalizzazione della produzione. In tutto sarebbero 90 gli esuberi totali comunicati a Vicenza. Rimarranno invece la progettazione e la commercializzazione, secondo quanto affermato dall'azienda. Gli impiegati sono circa una quarantina.

«Qui abbiamo difeso facendo risparmiare 500mila euro nel 2016 sui costi grazie a miglioramenti effettuati dai lavoratori - continua Prebianca - Dopo aver letto il comunicato che annunciava la chiusura a Vicenza abbiamo chiesto un incontro all’azienda che ci ha confermato la delocalizzazione con chiusura in tempi rapidi. Se non tornano indietro con un piano industriale serio, qui blocchiamo le strade».

La notizia ferale della riorganizzazione è contenuta nel comunicato con il quale l’azienda di Stefano Landi (industriale reggiano, ex presidente di Unindustria, attuale presidente della Camera di Commercio e patron della Pallacanestro Reggiana) annunciava il ritorno in utile già nel 2018. La società reggiana che produce componenti e sistemi di alimentazione a Gpl e metano per auto, ha approvato infatti il nuovo piano strategico 2018-2022 che prevede il ritorno all'utile, per 7 milioni di euro, il prossimo anno.

Dopo un biennio all’insegna delle perdite plurimilionarie - causate anche dalla concorrenza del petrolio low-cost e dall’indebitamento - il gruppo Landi ha invertito la rotta con un passo indietro dal patron che ha lasciato il posto di amministratore delegato a Cristiano Musi, manager pronto a tagliare ai lati per salvare il nocciolo. «Ma il gruppo non si salva se chiude lo stabilimento che va meglio - rincara Prebianca - Non conosco Landi, che forse è troppo preso con le vicissitudini della Camera di Commercio, ma sono sicuro che dovrebbe pensare più al piano industriale che a impressionare la Borsa chiudendo la fabbrica modello di Vicenza: è un autogol. Cancella oltre mezzo secolo di storia industriale italiana: un gioiellino comprato perché insidioso e ora chiuso senza rispetto per gente che ci lavora da oltre trent’anni. Lovato sarebbe affetta da una riduzione dei ricavi ma in sostanziale equilibrio».

La riorganizzazione a cui è costretto Landi prevede anche la fusione per incorporazione nella capogruppo della AEB, ditta fondata dell’amico-socio Paterlini, presidente della Pallacanestro Reggiana. Poi, secondo quanto appreso, Stefano Landi dovrebbe fare a meno anche dell’amata Eighteen Sound, azienda di altoparlanti che nulla c’entra con gli impianti a gas ma che ha un buon valore e potrebbe essere venduta a terzi. Attesi anche a Reggio gli effetti della riorganizzazione.

Enrico Lorenzo Tidona

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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