Vittime dell’usura? No, evasori
di Miriam Figliuolo
Scoperto gruppo internazionale specializzato in occultamento di patrimoni all’estero: 8 arresti
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REGGIO EMILIA. Otto arresti nella notte tra sabato e domenica, di cui due compiuti sulle strade di Reggio Emilia, 26 indagati, il sequestro di disponibilità economiche per ben 7 milioni di euro, 49 società, 12 immobili e 2 siti internet: è questo l’esito di una maxi operazione condotta dalla Guardia di finanza di Parma, coordinata dalla Procura della Repubblica, che ha coinvolto anche il Reggiano.
Un sodalizio criminale di valenza internazionale che, grazie all’aiuto di professionisti – tra i quali la nota imprenditrice originaria di Cadelbosco Wally Bonvicini, e un notaio – e avendo come copertura niente meno che un’associazione antiusura – la Federitalia, con sede a Parma – riusciva a evitare ai propri “clienti”, con congrua remunerazione, di pagare le tasse.
Strumento chiave per mettere in atto l’evasione era la costituzione di trust: negozi giuridici ad hoc che facevano confluire i patrimoni dei clienti in società estere (in Slovenia, Croazia e Senegal) e a soggetti terzi, rendendoli di fatto non più aggredibili dall’autorità giudiziaria o dai creditori.
Un meccanismo, insomma, ben congegnato, per permettere ai soci di evadere bellamente, pur in presenza di solidi patrimoni. Oppure, in diversi casi accertati dalla Finanza, il gruppo approfittava della debolezza psicologica di imprenditori in difficoltà finendo per “spolparli” delle ultime risorse. Li convincevano a ricorrere ai loro servigi con la prospettiva di una sicura restituzione dei soldi sborsati sotto forma di vitalizi mensili, non tracciabili fiscalmente. Peccato però che poi, al momento giusto, i “salvatori” si rendessero irreperibili.
L’organizzazione ha radici solide anche a Reggio Emilia: di origini cadelboschesi è infatti Wally Bonvicini, ritenuta a capo del sodalizio e ora in carcere a Parma. A Reggio Emilia sono avvenuti anche due degli 8 arresti disposti in tempi rapidissimi per il pericolo di fuga – uno degli arrestati è stato infatti fermato al confine con la Slovenia.
A Reggio sono stati effettuati diversi sequestri tra i numerosissimi disposti nella stessa operazione. Diversi i reati contestati: si va dalla sottrazione fraudolenta al pagamento di imposta, alla mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, fino alla calunnia.
Infatti, strumentale al “lavoro” del sodalizio, era anche il ricorso a sistematiche denunce per usura ed estorsione presso Procure di mezza Italia finalizzate unicamente a usufruire della sospensione di ogni procedura esecutiva (ex legge 44/99 articolo 20 – fondo di solidarietà vittime dell’usura), così da guadagnare il tempo necessario a rendere non più aggredibili i patrimoni aziendali, trasferendoli in società estere. Tra i provvedimenti anche la notifica a due degli indagati, un notaio e un imprenditore, dell’interdizione allo svolgimento dell’attività professionale e di impresa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un sodalizio criminale di valenza internazionale che, grazie all’aiuto di professionisti – tra i quali la nota imprenditrice originaria di Cadelbosco Wally Bonvicini, e un notaio – e avendo come copertura niente meno che un’associazione antiusura – la Federitalia, con sede a Parma – riusciva a evitare ai propri “clienti”, con congrua remunerazione, di pagare le tasse.
Strumento chiave per mettere in atto l’evasione era la costituzione di trust: negozi giuridici ad hoc che facevano confluire i patrimoni dei clienti in società estere (in Slovenia, Croazia e Senegal) e a soggetti terzi, rendendoli di fatto non più aggredibili dall’autorità giudiziaria o dai creditori.
Un meccanismo, insomma, ben congegnato, per permettere ai soci di evadere bellamente, pur in presenza di solidi patrimoni. Oppure, in diversi casi accertati dalla Finanza, il gruppo approfittava della debolezza psicologica di imprenditori in difficoltà finendo per “spolparli” delle ultime risorse. Li convincevano a ricorrere ai loro servigi con la prospettiva di una sicura restituzione dei soldi sborsati sotto forma di vitalizi mensili, non tracciabili fiscalmente. Peccato però che poi, al momento giusto, i “salvatori” si rendessero irreperibili.
L’organizzazione ha radici solide anche a Reggio Emilia: di origini cadelboschesi è infatti Wally Bonvicini, ritenuta a capo del sodalizio e ora in carcere a Parma. A Reggio Emilia sono avvenuti anche due degli 8 arresti disposti in tempi rapidissimi per il pericolo di fuga – uno degli arrestati è stato infatti fermato al confine con la Slovenia.
A Reggio sono stati effettuati diversi sequestri tra i numerosissimi disposti nella stessa operazione. Diversi i reati contestati: si va dalla sottrazione fraudolenta al pagamento di imposta, alla mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, fino alla calunnia.
Infatti, strumentale al “lavoro” del sodalizio, era anche il ricorso a sistematiche denunce per usura ed estorsione presso Procure di mezza Italia finalizzate unicamente a usufruire della sospensione di ogni procedura esecutiva (ex legge 44/99 articolo 20 – fondo di solidarietà vittime dell’usura), così da guadagnare il tempo necessario a rendere non più aggredibili i patrimoni aziendali, trasferendoli in società estere. Tra i provvedimenti anche la notifica a due degli indagati, un notaio e un imprenditore, dell’interdizione allo svolgimento dell’attività professionale e di impresa.
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