reggio
cronaca

«Faida mafiosa: perquisizioni a Reggio»

Il maggiore Rossi rievoca le tensioni nel 2014 per lo scontro in atto fra i Grande Aracri e i Dragone 


20 settembre 2017


REGGIO EMILIA. Chiamato a deporre dall’accusa, ieri il maggiore dei carabinieri Goffredo Rossi – ora in forza all’Anticrimine di Bologna – ha ripercorso alcune indagini ed operazioni contro la ’ndrangheta che ha compiuto durante la sua permanenza a Reggio (dal 2000 al 2006 come tenente del nucleo investigativo-reparto operativo del comando provinciale).

Erano gli anni dell’inchiesta antimafia Edilpiovra («Quelle indagini chiarirono che in città comandava Nicolino Sarcone mentre Francesco Grande Aracri nella Bassa»), ma si è soprattutto soffermato sulle ripercussioni anche a Reggio di quell’autentica faida che s’innescò fra i Grande Aracri e i Dragone per il dominio nella cosca.

Sette omicidi insanguinarono quella lotta senza quartiere, fra cui l’agguato mortale al boss Antonio Dragone (il 10 maggio 2014) nonostante si muovesse su un’auto blindata. Dragone era uscito dal carcere da pochi mesi e stava rispondendo col sangue agli attacchi subiti in precedenza dai rivali. «Dalla lettura delle dinamiche criminali e attraverso vari canali informativi – spiega in aula il maggiore dell’Arma – capimmo che vi erano timori da ambo le fazioni per la propria incolumità, basti pensare che Ernesto Grande Aracri per andare a firmare si spostava con diversi mezzi pesanti davanti e dietro. E le indagini pregresse ci avevano fatto capire chi era coinvolto o contiguo alle due fazioni».

Due giorni dopo l’uccisione del boss Dragone partirono a Reggio le perquisizioni dei carabinieri alla ricerca di armi ed esplosivi, valutando che la faida avrebbe potuto avere ripercussioni anche nella nostra città e “qualcuno” poteva essere pronto ad agire.

Il maggiore snocciola i nomi di diversi imputati di Aemilia (imputati del processo in corso a Reggio o già giudicati in Appello a Bologna) che subirono tredici anni fa quelle perquisizioni preventive.

Spuntò una pistola rubata (ma chi la deteneva venne poi assolto), un giubbotto antiproiettile, ma anche una trentina di libretti al portatore intestati a nomi di fantasia che movimentavano complessivamente 500 milioni di vecchie lire.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Gruppo SAE (SAPERE AUDE EDITORI) S.p.A, Viale Vittorio Alfieri n.9 - 57124 Livorno - P.I. 0195463049


I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.