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Giovanelli: «Via del Volto Santo Dobbiamo lavorare insieme»
VILLA MINOZZO. «Il tema non mi sembra dividersi turisti, territori o percorsi. Anzi, è l’opposto: adesso dobbiamo far arrivare visitatori sulla Via Matildica del Volto Santo, dobbiamo valorizzare una...
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VILLA MINOZZO. «Il tema non mi sembra dividersi turisti, territori o percorsi. Anzi, è l’opposto: adesso dobbiamo far arrivare visitatori sulla Via Matildica del Volto Santo, dobbiamo valorizzare una direttrice finora poco valorizzata, tutto il resto mi sembra superabile». Il presidente del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, Fausto Giovanelli, punta a scavalcare la recente “divisione” nata nell’alta valle del Dolo fra reggiani e modenesi. Il casus belli è il progetto turistico-ambientale della Via del Volto Santo, lungo l’antico percorso devozionale che da Mantova portava sino a Lucca tramite il passo di San Pellegrino in una delle diramazioni della via Francigena.
Il tracciato attuale ripercorre un vecchio itinerario matildico e, dopo la risalita da Carpineti e Toano, rimane sempre sulla sponda reggiana, toccando le varie Morsiano, Gazzano e Civago nel territorio di Villa Minozzo sempre a fianco del torrente Dolo.
Un itinerario di grande bellezza che tocca pure lo splendido ponte di Cadignano e che però esclude l’altro versante del Dolo. Un gruppo di abitanti delle borgate di Romanoro di Frassinoro, paesi sul lato modenese del corso d’acqua, si è attivato per risistemare un passaggio ostruito da una frana, ma soprattutto si lamenta per quello che considera un «furto», visto che il percorso originale toccava proprio Romanoro, prima di rialzarsi verso San Pellegrino.
Campanile e storia si mescolano, in questa rivendicazione, anche se va detto che il confine fra le province è molto più recente rispetto al periodo di cui si parla con il sentiero, e che comunque i contenziosi in questa area appenninica sono una prassi, sul lato emiliano sia su quello toscano, se possibile ancora più litigioso nelle aree della Garfagnana e della Lunigiana. «Quando ci sono questi tracciati “storici” qualche discussione è normale, ci sono persino sul percorso di Sigerico di Canterbury, ma non la vedo come una competizione. Anzi, la Via del Volto Santo deve fare al massimo competizione alla Via degli Dei, non di far competere Fontanaluccia e Gazzano», riflette Giovanelli.
«Questo è un percorso appena avviato, la forza del progetto sarà rappresentata da operatori privati che potranno far fare il salto di qualità alla via, non basteranno i cartelli», aggiunge. «Dobbiamo mettere a valore i contenuti culturali, storici e ambientali, e lo stiamo facendo. Le due sponde reggiane e modenese sono in dialogo e ci mancherebbe anche, siamo in continuo dialogo con il parco del Frignano». La base, per Giovanelli, è già definita: «La direttrice è chiara, da Canossa a San Pellegrino, poi possono esserci piccole variazioni ma l’importante è far acquistare rilievo alla direttrice. Non parlerei di “furto”, assolutamente; per il resto mi sembra una questione superabile, non ci devono essere equivoci».
Inoltre, ricorda, «non ci sono enti che possono decidere dove passa la storia: ci sono valori paesaggistici e storici su entrambi i versanti della vallata, con un approdo comune a San Pellegrino. Non dimentichiamo che non parliamo di un percorso locale, anzi, ma di una via che dovrebbe inserirsi nei percorsi Nord-Sud. Il progetto va, non velocissimo ma procede, e darà risposte». (adr.ar.)
Il tracciato attuale ripercorre un vecchio itinerario matildico e, dopo la risalita da Carpineti e Toano, rimane sempre sulla sponda reggiana, toccando le varie Morsiano, Gazzano e Civago nel territorio di Villa Minozzo sempre a fianco del torrente Dolo.
Un itinerario di grande bellezza che tocca pure lo splendido ponte di Cadignano e che però esclude l’altro versante del Dolo. Un gruppo di abitanti delle borgate di Romanoro di Frassinoro, paesi sul lato modenese del corso d’acqua, si è attivato per risistemare un passaggio ostruito da una frana, ma soprattutto si lamenta per quello che considera un «furto», visto che il percorso originale toccava proprio Romanoro, prima di rialzarsi verso San Pellegrino.
Campanile e storia si mescolano, in questa rivendicazione, anche se va detto che il confine fra le province è molto più recente rispetto al periodo di cui si parla con il sentiero, e che comunque i contenziosi in questa area appenninica sono una prassi, sul lato emiliano sia su quello toscano, se possibile ancora più litigioso nelle aree della Garfagnana e della Lunigiana. «Quando ci sono questi tracciati “storici” qualche discussione è normale, ci sono persino sul percorso di Sigerico di Canterbury, ma non la vedo come una competizione. Anzi, la Via del Volto Santo deve fare al massimo competizione alla Via degli Dei, non di far competere Fontanaluccia e Gazzano», riflette Giovanelli.
«Questo è un percorso appena avviato, la forza del progetto sarà rappresentata da operatori privati che potranno far fare il salto di qualità alla via, non basteranno i cartelli», aggiunge. «Dobbiamo mettere a valore i contenuti culturali, storici e ambientali, e lo stiamo facendo. Le due sponde reggiane e modenese sono in dialogo e ci mancherebbe anche, siamo in continuo dialogo con il parco del Frignano». La base, per Giovanelli, è già definita: «La direttrice è chiara, da Canossa a San Pellegrino, poi possono esserci piccole variazioni ma l’importante è far acquistare rilievo alla direttrice. Non parlerei di “furto”, assolutamente; per il resto mi sembra una questione superabile, non ci devono essere equivoci».
Inoltre, ricorda, «non ci sono enti che possono decidere dove passa la storia: ci sono valori paesaggistici e storici su entrambi i versanti della vallata, con un approdo comune a San Pellegrino. Non dimentichiamo che non parliamo di un percorso locale, anzi, ma di una via che dovrebbe inserirsi nei percorsi Nord-Sud. Il progetto va, non velocissimo ma procede, e darà risposte». (adr.ar.)
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