Un Politecnico da 90 milioni
di Enrico Lorenzo Tidona
Severi: «Ci serve, si faccia alla Mediopadana». Calatrava presenta il suo progetto
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REGGIO EMILIA. La fucina che sfornerà i tecnici delle fabbriche del futuro assumerà la forma di un politecnico regionale e dovrà avere la sua sede a Reggio Emilia, a pochi passi dalla stazione Mediopadana. Un’immensa astronave di cemento e acciaio bianco - che somiglia alla schiena di una balena - sarà calata su un lago artificiale situato sul lato sud della stazione dell’alta velocità ferroviaria, collegando finalmente il centro di Reggio Emilia allo scalo. Una fascinazione architettonica per ora solo su carta, servita però con tanto di disegni ieri dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava, ospite d’onore dell’assemblea annuale degli industriali reggiani. La più partecipata degli ultimi anni, segno di una fiducia tornata ai massimi e di un interesse reale degli imprenditori per gli affari che si stanno sviluppando attorno al “chilometro d’oro”, attorno alla futuristica stazione già reliazzata - insieme ai tre ponti - da Calatrava.
«Vale la pena ricordare che il masterplan elaborato oltre dieci anni fa da Santiago Calatrava indicava l’asse parallelo all’autostrada che lega tra loro la Fiera e la nuova stazione, come luogo ideale per collocare i nuovi insediamenti che dovrebbero caratterizzare il futuro di Reggio Emilia e dell’area vasta che la circonda» dice dal palco il presidente di Unindustria, Mauro Severi, che ha dedicato il suo mandato allo sviluppo dell’area nord, alla soggettività mediopadana e alle politiche di area vasta. «Dunque - afferma Severi alla sua ultima assemblea come presidente in pectore - se l’area mediopadana ha bisogno di un Politecnico, l’area della stazione Mediopadana è il luogo ideale nel quale collocarlo».
L’appuntamento annuale di Unindustria è intitolato «Costruire nuove infrastrutture», tema a cui Calatrava ha declinato il suo progetto del Politecnico, mutuato da quello da lui già progettato in Florida e calato negli spazio adiacenti la stazione di Reggio. «Una sfida» lanciata alla città, dice l’archistar, che ne palesa anche il prezzo speso dagli americani: «Novanta milioni chiavi in mano» dice dal palco del teatro Valli, dove parla per oltre un’ora, sfoggiando un buon italiano e affascinando le prime file, su cui sono seduti gli “azionisti di riferimento” dell’industria reggiana e dell’economia locale: Luigi Maramotti (Max Mara, Credem), Lisa Ferrarini, Fabio Storchi (Comer Industries), Romani Alfieri (Padana Tubi), Renato Brevini, Franco Manfredini (Casalgrande Padana), Roberto Bertazzoni (Smeg), che tributano applausi al maxi progetto - costoso e che necessiterà di fondi anche privati - il quale deve trovare anche l’appoggio strategico della politica, rappresentata in platea dal presidente della Regione Stefano Bonaccini oltre che dal sindaco Luca Vecchi. Ci sono quindi tutti gli attori della complessa partita.
Per Calatrava, infatti, la Mediopadana resta una stazione incompiuta viste le sue potenzialità. Servono i collegamenti per evitare che resti una cattedrale nel deserto. Lui che aveva pensato a un tram di superficie e una stazione dei treni locali, costosi e rimasti un miraggio. Ora lo scalo troverebbe il suo completamento non solo con più parcheggi e connessioni, ma anche con la costruzione del Politecnico regionale già proposto dal presidente della Regione Stefano Bonaccini. Il progetto mostrato ieri da Calatrava per il centro di formazione dedicato ai tecnici sostanzialmente della meccatronica - distretto di cui Reggio Emilia è capitale - rappresenta «accessibilità, potenzialità ricettiva per gli studenti, qualità della vita e dei servizi, presa diretta con il distretto della via Emilia, costituiscono gli elementi qualificanti di un progetto sul quale auspico si apra un confronto regionale e locale» esorta Severi dal palco. La proposta è quindi di costituire l’Università tecnica mediopadana. «Ho solo cercato in maniera spontanea di completare il progetto per eccitare la vostra immaginazione - dice Calatrava - Avete già avuto la forza e il coraggio in 15 anni di costruire i ponti e la stazione guardando il futuro e portandola a fruizione. Mi sono servito dello stesso disegno del Politecnico della Florida ma soltanto per farvi vedere che potrebbe essere già qua da voi». Per mostrare le potenzialità del progetto complessivo, Calatrava ha tenuto in pratica una lezione di architettura facendo un lungo excursus sulle sue creazioni in giro per il mondo, stazioni in primis, tutte interconnesse a servizi e attività spesso declinate alla conoscenza. «Per prima cosa dobbiamo ricordare che la soluzione architettonica adottata ha richiesto un grande atto di coraggio, sia per essere decisa, sia per ottenere il surplus degli investimenti necessari - ha sottolineato Severi nel suo discorso dal palco riferendosi alla stazione di Mancasale - Quindici anni fa, infatti, molti non credevano né all’utilità, né alle potenzialità di questa infrastruttura. L’avvio della stazione non ha potuto contare su alcuna promozione da parte della compagnia ferroviaria nazionale e solo la successiva concorrenza ha contribuito ad aumentare il numero dei convogli disponibili. Le infrastrutture collaterali, come i collegamenti non solo con Reggio Emilia, ma anche con gli altri capoluoghi, sono stati lasciati all’iniziativa dei singoli attori». E ancora: «Servono, soprattutto, nuovi occhi con cui guardare alla nostra realtà per elaborare nuove visioni e inedite collaborazioni territoriali. L’insieme di questi elementi ci pone di fronte alla sfida delle nuove e indispensabili infrastrutture. Una questione che non riguarda solo Reggio Emilia o l’area mediopadana: è l’economia del Paese, infatti, che richiede una nuova stagione di investimenti infrastrutturali Questa è la leva per rilanciare la domanda interna migliorando, al tempo stesso, l'efficienza e la competitività del Paese. Una vera e propria emergenza nazionale» dice, incassando l’applauso anche del presidente nazionale di Confindustria, Vincenzo Boccia, seduto in prima fila.
«Vale la pena ricordare che il masterplan elaborato oltre dieci anni fa da Santiago Calatrava indicava l’asse parallelo all’autostrada che lega tra loro la Fiera e la nuova stazione, come luogo ideale per collocare i nuovi insediamenti che dovrebbero caratterizzare il futuro di Reggio Emilia e dell’area vasta che la circonda» dice dal palco il presidente di Unindustria, Mauro Severi, che ha dedicato il suo mandato allo sviluppo dell’area nord, alla soggettività mediopadana e alle politiche di area vasta. «Dunque - afferma Severi alla sua ultima assemblea come presidente in pectore - se l’area mediopadana ha bisogno di un Politecnico, l’area della stazione Mediopadana è il luogo ideale nel quale collocarlo».
L’appuntamento annuale di Unindustria è intitolato «Costruire nuove infrastrutture», tema a cui Calatrava ha declinato il suo progetto del Politecnico, mutuato da quello da lui già progettato in Florida e calato negli spazio adiacenti la stazione di Reggio. «Una sfida» lanciata alla città, dice l’archistar, che ne palesa anche il prezzo speso dagli americani: «Novanta milioni chiavi in mano» dice dal palco del teatro Valli, dove parla per oltre un’ora, sfoggiando un buon italiano e affascinando le prime file, su cui sono seduti gli “azionisti di riferimento” dell’industria reggiana e dell’economia locale: Luigi Maramotti (Max Mara, Credem), Lisa Ferrarini, Fabio Storchi (Comer Industries), Romani Alfieri (Padana Tubi), Renato Brevini, Franco Manfredini (Casalgrande Padana), Roberto Bertazzoni (Smeg), che tributano applausi al maxi progetto - costoso e che necessiterà di fondi anche privati - il quale deve trovare anche l’appoggio strategico della politica, rappresentata in platea dal presidente della Regione Stefano Bonaccini oltre che dal sindaco Luca Vecchi. Ci sono quindi tutti gli attori della complessa partita.
Per Calatrava, infatti, la Mediopadana resta una stazione incompiuta viste le sue potenzialità. Servono i collegamenti per evitare che resti una cattedrale nel deserto. Lui che aveva pensato a un tram di superficie e una stazione dei treni locali, costosi e rimasti un miraggio. Ora lo scalo troverebbe il suo completamento non solo con più parcheggi e connessioni, ma anche con la costruzione del Politecnico regionale già proposto dal presidente della Regione Stefano Bonaccini. Il progetto mostrato ieri da Calatrava per il centro di formazione dedicato ai tecnici sostanzialmente della meccatronica - distretto di cui Reggio Emilia è capitale - rappresenta «accessibilità, potenzialità ricettiva per gli studenti, qualità della vita e dei servizi, presa diretta con il distretto della via Emilia, costituiscono gli elementi qualificanti di un progetto sul quale auspico si apra un confronto regionale e locale» esorta Severi dal palco. La proposta è quindi di costituire l’Università tecnica mediopadana. «Ho solo cercato in maniera spontanea di completare il progetto per eccitare la vostra immaginazione - dice Calatrava - Avete già avuto la forza e il coraggio in 15 anni di costruire i ponti e la stazione guardando il futuro e portandola a fruizione. Mi sono servito dello stesso disegno del Politecnico della Florida ma soltanto per farvi vedere che potrebbe essere già qua da voi». Per mostrare le potenzialità del progetto complessivo, Calatrava ha tenuto in pratica una lezione di architettura facendo un lungo excursus sulle sue creazioni in giro per il mondo, stazioni in primis, tutte interconnesse a servizi e attività spesso declinate alla conoscenza. «Per prima cosa dobbiamo ricordare che la soluzione architettonica adottata ha richiesto un grande atto di coraggio, sia per essere decisa, sia per ottenere il surplus degli investimenti necessari - ha sottolineato Severi nel suo discorso dal palco riferendosi alla stazione di Mancasale - Quindici anni fa, infatti, molti non credevano né all’utilità, né alle potenzialità di questa infrastruttura. L’avvio della stazione non ha potuto contare su alcuna promozione da parte della compagnia ferroviaria nazionale e solo la successiva concorrenza ha contribuito ad aumentare il numero dei convogli disponibili. Le infrastrutture collaterali, come i collegamenti non solo con Reggio Emilia, ma anche con gli altri capoluoghi, sono stati lasciati all’iniziativa dei singoli attori». E ancora: «Servono, soprattutto, nuovi occhi con cui guardare alla nostra realtà per elaborare nuove visioni e inedite collaborazioni territoriali. L’insieme di questi elementi ci pone di fronte alla sfida delle nuove e indispensabili infrastrutture. Una questione che non riguarda solo Reggio Emilia o l’area mediopadana: è l’economia del Paese, infatti, che richiede una nuova stagione di investimenti infrastrutturali Questa è la leva per rilanciare la domanda interna migliorando, al tempo stesso, l'efficienza e la competitività del Paese. Una vera e propria emergenza nazionale» dice, incassando l’applauso anche del presidente nazionale di Confindustria, Vincenzo Boccia, seduto in prima fila.
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