IL SINDACO VECCHI
«Olimpiadi del Tricolore la sua grande intuizione»
di LUCA VECCHI*
Anzio Arati se ne è andato. Ci ha lasciato dopo aver combattuto a lungo con la sua forza e la sua ostinata determinazione contro una malattia grave che ce lo ha portato via.Ho conosciuto Anzio...
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Anzio Arati se ne è andato.
Ci ha lasciato dopo aver combattuto a lungo con la sua forza e la sua ostinata determinazione contro una malattia grave che ce lo ha portato via.
Ho conosciuto Anzio proprio vent’anni fa. Incrociai questo signore che veniva dal calcio ma che aveva scelto di avvicinarsi come dirigente all’atletica leggera. Io ero allora tecnico e dirigente della Self Atletica e lui si presentò dicendo che voleva fare a Reggio Emilia le Olimpiadi del Tricolore.
Ci conoscemmo lì e, non lo nego, non fu facile, perché Anzio era uno di quei reggiani che amava andare al punto, che sopportava con difficoltà le mediazioni e che amava decidere per dare gambe e concretezza ai suoi progetti, anche a costo di caricare sulle spalle impressionanti carichi di lavoro.
Potrei ricordare Anzio per tante ragioni, ma credo ve ne sia una che, più di altre, sintetizza la sua indole. Anzio Arati è stato nella storia dello sport reggiano un grande innovatore. Lo è stato alla Falk, lo è stato nel far crescere il Cavazzoli, lo è stato nel cogliere spesso prima di altri le soluzioni lungimiranti intorno a cui lo sport reggiano doveva impegnarsi per continuare a crescere.
Solo chi guarda al futuro con insaziabile bisogno di costruire, di innovare, di giocare nuove sfide può inventare un evento “pazzesco” come i giochi del Tricolore.
Sì, bisogna dirlo, perché se Reggio Emilia può raccontare al mondo tra le sue tante eccellenze di aver inventato il più grande evento sportivo internazionale giovanile, questo lo deve all’intuizione innovativa di Anzio Arati.
Anzio era una persona profondamente legata alla sua città, amava Reggio, lo contraddistingueva quel senso di impegno verso il bene comune che sta antropologicamente radicato nelle corde delle reggianità.
Lavorare fino allo stremo, organizzare imprese fuori scala, lanciare nuove sfide, tenere insieme quel mix di competenza, testardaggine e umanità tipico dei cittadini di questa terra.
Lo voglio ricordare nel suo ruolo di Presidente della Fondazione per lo Sport, uno dei tanti ruoli di prestigio del suo straordinario curriculum da dirigente sportivo.
Ai familiari tutti va il nostro sentimento di vicinanza in queste ore: a loro, agli amici del mondo sportivo che con lui hanno condiviso un lungo percorso e anche a tutti coloro che lo hanno conosciuto.
Una cosa non avrebbe mai voluto: che ci arrendessimo, e anche per questo andremo avanti, andrà avanti lo sport reggiano facendo tesoro della memoria e del contributo di un grande uomo di sport che ci lascia una importante eredità di idee e progetti che anche in suo nome andranno avanti.
Ciao Anzio.
*Sindaco di Reggio
Ci ha lasciato dopo aver combattuto a lungo con la sua forza e la sua ostinata determinazione contro una malattia grave che ce lo ha portato via.
Ho conosciuto Anzio proprio vent’anni fa. Incrociai questo signore che veniva dal calcio ma che aveva scelto di avvicinarsi come dirigente all’atletica leggera. Io ero allora tecnico e dirigente della Self Atletica e lui si presentò dicendo che voleva fare a Reggio Emilia le Olimpiadi del Tricolore.
Ci conoscemmo lì e, non lo nego, non fu facile, perché Anzio era uno di quei reggiani che amava andare al punto, che sopportava con difficoltà le mediazioni e che amava decidere per dare gambe e concretezza ai suoi progetti, anche a costo di caricare sulle spalle impressionanti carichi di lavoro.
Potrei ricordare Anzio per tante ragioni, ma credo ve ne sia una che, più di altre, sintetizza la sua indole. Anzio Arati è stato nella storia dello sport reggiano un grande innovatore. Lo è stato alla Falk, lo è stato nel far crescere il Cavazzoli, lo è stato nel cogliere spesso prima di altri le soluzioni lungimiranti intorno a cui lo sport reggiano doveva impegnarsi per continuare a crescere.
Solo chi guarda al futuro con insaziabile bisogno di costruire, di innovare, di giocare nuove sfide può inventare un evento “pazzesco” come i giochi del Tricolore.
Sì, bisogna dirlo, perché se Reggio Emilia può raccontare al mondo tra le sue tante eccellenze di aver inventato il più grande evento sportivo internazionale giovanile, questo lo deve all’intuizione innovativa di Anzio Arati.
Anzio era una persona profondamente legata alla sua città, amava Reggio, lo contraddistingueva quel senso di impegno verso il bene comune che sta antropologicamente radicato nelle corde delle reggianità.
Lavorare fino allo stremo, organizzare imprese fuori scala, lanciare nuove sfide, tenere insieme quel mix di competenza, testardaggine e umanità tipico dei cittadini di questa terra.
Lo voglio ricordare nel suo ruolo di Presidente della Fondazione per lo Sport, uno dei tanti ruoli di prestigio del suo straordinario curriculum da dirigente sportivo.
Ai familiari tutti va il nostro sentimento di vicinanza in queste ore: a loro, agli amici del mondo sportivo che con lui hanno condiviso un lungo percorso e anche a tutti coloro che lo hanno conosciuto.
Una cosa non avrebbe mai voluto: che ci arrendessimo, e anche per questo andremo avanti, andrà avanti lo sport reggiano facendo tesoro della memoria e del contributo di un grande uomo di sport che ci lascia una importante eredità di idee e progetti che anche in suo nome andranno avanti.
Ciao Anzio.
*Sindaco di Reggio
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