«Non ricorreremo in Cassazione»
L’avvocato Bucchi: «Lo ha già dichiarato al giudice: si presenterà in carcere»
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REGGIO EMILIA. «Il mio assistito lo ha detto anche ai giudici del tribunale delle libertà: “Se decidete che sono pericoloso, vado in carcere”». Così l’avvocato Noris Bucchi, legale del pakistano reo confesso per aver abusato sessualmente di un disabile 13enne, non sta preparando un ricorso in Cassazione ma «valutando se attendere i 10 giorni dalla notifica della sentenza all’imputato o se dichiarare espressamente di rinunciare all’impugnazione».
Quando questo avverrà, però, non è ancora certo: «Dobbiamo valutare quale strada percorrere – spiega Bucchi –. In più per poter comunicare con il mio assistito dobbiamo ricorrere ad un interprete. Di certo posso dire che l’indagato ha già dichiarato in sede di udienza la volontà di costituirsi. E questo nonostante sia consapevole del fatto che, decidendo di ricorrere, resterebbe in libertà fino alla decisione della Cassazione».
Una scelta che, valutando i tempi medi della sentenza, avrebbe garantito al pedofilo di non entrare in carcere per almeno altri otto mesi, forse un anno. Tuttavia, spiega Bucchi, è una decisione in linea con quanto detto e fatto finora: «Se prendiamo in considerazione la vicenda dall’inizio – spiega l’avvocato –, il mio assistito si dimostra sempre coerente: si è messo da solo ai domiciliari (elemento contestato dal riesame, ndr), ha ribadito questa volontà anche quando non aveva più alloggio e ora dichiara di essere pronto ad andare in carcere».
Ora però il pakistano si trova in una luogo che il suo avvocato non vuole rendere noto. «Abbiamo trovato un alloggio per qualche notte, ma non è stato facile: appena si sa chi è, nessuno lo vuole ospitare – dichiara l’avvocato –. È una situazione complessa, quasi vergognosa: ci siamo rivolti a comunità, sindaci e sacerdoti ma nessuno vuole aiutarlo sebbene, e va sottolineato, sia anche lui una persona».
Tra circa dieci giorni sarà in carcere, a meno di una improvvisa fuga: «Questo non posso saperlo, mi auguro di no ma non si può escludere. Di certo, se scappa, deve trovarsi un altro avvocato».(g.b.)
Quando questo avverrà, però, non è ancora certo: «Dobbiamo valutare quale strada percorrere – spiega Bucchi –. In più per poter comunicare con il mio assistito dobbiamo ricorrere ad un interprete. Di certo posso dire che l’indagato ha già dichiarato in sede di udienza la volontà di costituirsi. E questo nonostante sia consapevole del fatto che, decidendo di ricorrere, resterebbe in libertà fino alla decisione della Cassazione».
Una scelta che, valutando i tempi medi della sentenza, avrebbe garantito al pedofilo di non entrare in carcere per almeno altri otto mesi, forse un anno. Tuttavia, spiega Bucchi, è una decisione in linea con quanto detto e fatto finora: «Se prendiamo in considerazione la vicenda dall’inizio – spiega l’avvocato –, il mio assistito si dimostra sempre coerente: si è messo da solo ai domiciliari (elemento contestato dal riesame, ndr), ha ribadito questa volontà anche quando non aveva più alloggio e ora dichiara di essere pronto ad andare in carcere».
Ora però il pakistano si trova in una luogo che il suo avvocato non vuole rendere noto. «Abbiamo trovato un alloggio per qualche notte, ma non è stato facile: appena si sa chi è, nessuno lo vuole ospitare – dichiara l’avvocato –. È una situazione complessa, quasi vergognosa: ci siamo rivolti a comunità, sindaci e sacerdoti ma nessuno vuole aiutarlo sebbene, e va sottolineato, sia anche lui una persona».
Tra circa dieci giorni sarà in carcere, a meno di una improvvisa fuga: «Questo non posso saperlo, mi auguro di no ma non si può escludere. Di certo, se scappa, deve trovarsi un altro avvocato».(g.b.)
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