Sistema catasto, dopo gli esposti indaga la Finanza
Dopo i sequestri avvenuti anche in Comune, proseguono gli accertamenti. L’ipotesi è abuso d’ufficio. Ecco le denunce segnalate dall’ex direttore Potito Scalzulli
REGGIO EMILIA In Procura non si sono certo spenti i riflettori sul caso-Catasto e proseguono gli accertamenti sotto traccia della Finanza su una precisa ipotesi di reato (abuso d’ufficio). A dare la spinta è stata una serie di esposti presentati fra il 2010 e il 2017 da Potito Scalzulli, l’ex direttore dell’Agenzia del Territorio, Ufficio Provinciale, ascoltato mercoledì dalla Commissione parlamentare antimafia.
Una sequela di denunce per far luce su quello che lo stesso Scalzulli definisce il “Sistema Catasto”. È proprio questa l’espressione che l’ex dirigente, oggi assessore nel Comune di Galeata (Forlì), mette nero su bianco in un dossier di 39 pagine e 45 allegati presentato alla Commissione parlamentare.
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«Nel corso del mio mandato istituzionale di Direttore dell’Agenzia del Territorio, Ufficio Provinciale di Reggio Emilia – scrive Scalzulli – ho potuto, anche personalmente, venire quindi a conoscenza di disordini amministrativi penalmente rilevanti, che non sono reati riferibili a casi circoscritti, ma, nel prosieguo delle indagini sugli stessi, potrebbero configurarsi come connivenze con altri organismi istituzionali ed anche politici (pubblica amministrazione e amministratori pubblici), che potrebbero, per propri fini ed interessi, aver data adeguata protezione al malaffare vigente in Catasto».
Il primo esposto arrivò in difesa da una lettera anonima indirizzata allo stesso Scalzulli nel 2010, nella quale lo si accusava di reati contro la pubblica amministrazione. Esposti prima archiviati, poi tornati a galla sulla scia di un’intervista di Enrico Bini (sindaco di Castelnovo Monti) alla Gazzetta in cui aveva invitato a cercare al Catasto alcuni tasselli importanti per capire quanto accaduto negli anni passati nella nostra provincia, nel periodo della grande espansione immobiliare. Secondo Scalzulli, nel corso della sua permanenza a Reggio – dal 2009 al 2012 – si sono verificati alcuni casi nei quali le rendite degli immobili venivano calcolate in modo errato. E, nella relazione, Scalzulli parla esplicitamente di «cancellazione illecita di planimetria catastale». Le persone che ne beneficiavano – ha rimarcato negli esposti – erano sempre le stesse. Un sistema finalizzato a favorire alcune imprese. Ed è per questo motivo che non solo al Catasto ma anche negli uffici urbanistica ed edilizia (in via Emilia San Pietro, nello stabile dell’ex tribunale) sarebbe stata sequestrata documentazione riguardante persone e imprese a cui si riferiscono atti depositati sia nell'uno che nell'altro ente.
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E qui iniziano una serie di interrogativi a cui solo la Finanza potrà dare una risposta. Erano stati confezionati grazie a persone compiacenti in Comune o in Catasto per avvantaggiare qualcuno? E questo “qualcuno” è collocabile nell’imprenditoria edile vicina agli ambienti di Aemilia? Gli atti sequestrati riguardano persone (con relative imprese) segnalate dalla prefettura al Comune? E cosa si sta cercando? Scalzulli aveva presentato il primo esposto nel 2010 e poi nel corso degli anni lo ha integrato, anche dopo essere andato in pensione e aver lasciato Reggio. L'ex direttore ha denunciato, tra le altre cose, di essere stato vittima di pressioni e minacce («Sono stato sottoposto ad un perverso ciclo continuo di vessazioni da parte di un gruppo organizzato di pubblici dipendenti scoperti di avere legami per certi aspetti inquietanti con quella parte della realtà socio-economica e politica di Reggio dove è acclarata la presenza della criminalità organizzata»), anche mediante lettere anonime dove veniva accusato di aver commesso dei reati.
Per quelle accuse presentò una denuncia per diffamazione, che però non ha portato a individuare il responsabile. Nella relazione consegnata alla commissione antimafia, sono chiamati in ballo anche i rapporti tra l’allora sindaco Graziano Delrio e il consigliere ex Pd, ora Mdp, Salvatore Scarpino, oltre al deputato Pd, Maino Marchi. A quest’ultimo Scalzulli sostiene di aver chiesto sostegno: «Mi rispose senza mezzi termini ed in maniera disarmante che lui non poteva assicurarmi alcun sostegno al riguardo perchè sarebbero venuti meno i voti calabresi che facevano capo a Salvatore Scarpino (Marchi mi parlò testualmente di 700 voti sicuri!), aggiungendo che si sarebbe creato un serio problema per il Pd in quanto quel consenso, interamente incanalato a favore del Pd, e ritraibile per ovvi motivi dalla tenuta del “Sistema Catasto” che quindi non doveva assolutamente crollare, era ritenuto determinante per assicurare e garantire il risultato finale delle votazioni elettorali a Reggio Emilia». Una ricostruzione smentita con forza da Marchi.
Ma dal dossier emerge uno scenario inquietante, tutto da verificare. Scalzulli racconta di un dipendente del Catasto al quale nel 2010 ha «dovuto rilasciare una dichiarazione di servizi per rinnovo porto d’armi», che girava per l’Ufficio con «addosso una pistola nella fondina della quale ne faceva apertamente mostra ai colleghi, aprendosi con disinvoltura la giacca». Intimidazioni sarebbero state rivolte anche nei confronti dei figli: «Il riferimento è alla vicenda della “doccia” per la quale ho denunciato reati di varia natura perpetrati dall’Agenzia del Territorio per avermi costretto, arrivando ad esercitare estorsione e ricatto di gruppo nei miei confronti e proferendo minacce dirette ai miei figli (chiamati affettuosamente nell’occasione “piccirilli”), ad autodenunciarmi per iscritto dei reati di abuso d’ufficio e peculato di aver eseguito abusivamente e con soldi pubblici in interesse privato una “doccia” nel bagno del direttore nella sede». L’ultima denuncia è dell’aprile scorso, quando un’integrazione è stata trasmessa alla Procura e alla Direzione distrettuale Antimafia proprio tramite la Finanza, chiamata ora a far luce su denunce e misteri del catasto reggiano.
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