Gazzetta di Reggio

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Sugli abiti Max Mara sbocciano i fiori e si tingono di malva

di Chiara Cabassa
Sugli abiti Max Mara sbocciano i fiori e si tingono di malva

Ieri in passerella la collezione per la primavera/estate 2018 Protagonisti trench maschili, gonne in garza, loghi a vista

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INVIATA A MILANO. Quando alla settimana della moda milanese sfila Max Mara, nel parterre c’è il mondo. Ma Reggio Emilia è sempre e comunque la protagonista. Sedute in prima fila, ieri mattina nel chiostro barocco del Palazzo del Senato, non potevano mancare Anne Wintour, mitica direttrice di Vogue America, Anna Dello Russo, consulente creativa di Vogue Giappone e Carine Roitfeld, ex direttrice di Vogue Francia e ora a capo di CR Fashion Book. Tra i vip più affezionati, un’elegantissima Cristina Parodi accanto a Ildo Damiano. Altrettanto immancabile la presenza della famiglia Maramotti (dal presidente Luigi alla moglie di Ignazio, Nicola Gerber, splendida come una modella) e ogni volta è una gioia ascoltare Laura Lusuardi, anima creativa del Gruppo. Oggi come ieri entusiasta di un lavoro che è la sua stessa vita.

Capitanate da Bella Hadid, le donne di Max Mara percorrono l’antico portico andando abbracciando la primavera-estate 2018 con una grande gioia di vivere che s’incarna in abiti dove piccoli fiori profumati ci portano in un giardino d’altri tempi probabilmente provenzale o solo in un paesaggio che non siamo più abituati a osservare. La collezione si ispira a Charles Baudelaire e ai suoi “Fiori del male”, la sua idea di città e lo stile di vita del flâneur, il gentiluomo che si muove per le vie cittadine, alla ricerca di quelle emozioni provate nell'osservare e vivere i luoghi. «Baudelaire era ossessionato dalla città – spiega il direttore creativo Jan Griffiths – come un organismo quasi vivo, descriveva il flâneur come un uomo che ama godere la sua città. Così questa donna d'estate lavora, ma pensa anche al divertimento». Un look, quello portato in passerella ieri a Milano, dove il valore aggiunto non a caso è proprio rappresentato dal ritorno di un colore, il malva, che profuma di natura e trasuda edonismo. Ma a sbocciare sugli abiti non sono solo i fiori. Compare, per la prima volta, il motivo storico del logo, stampato tono su tono sui trench, sulle giacche in pelle, sulle ampie borse capaci di contenere il mondo. Must di stagione, ed è una conferma, il trench e il cappotto dal taglio maschile abbinati a gonne a matita, lunghe fino alla caviglia, ma anche a gonne a portafoglio in garza di lino. Ed è la garza a dominare in colori immancabili come il bianco e il beige che s’intinge nel cammello. Senza dimenticare il denim sdoganato nelle sue più diverse inclinazioni.

Il casting celebra volutamente tutte le donne. Infatti, come al défilé della passata stagione, sfila anche Halima Aden, la modella che indossa l'hijab, il velo islamico. Perché Max Mara, se ci fosse bisogno di rimarcarlo, «è un brand internazionale al 100% – sottolinea Griffiths – e presente in 200 paesi». Da Reggio al mondo e ritorno.


 

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