Blessing, uscita dall’inferno della tratta
Domani a Regina Pacis la giovane nigeriana presenta “Il coraggio della libertà” scritto con Anna Pozzi
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REGGIO EMILIA. Blessing è una giovane donna nigeriana, laureata in informatica, che cerca di costruirsi il suo futuro a Benin City. Qui incontra una donna pia, membro di una delle tante chiese pentecostali che le dà lavoro, e un giorno le propone di andare a lavorare per il fratello che gestisce dei negozi di informatica in Europa. Ma una volta arrivata in Italia non c’è nessun negozio di informatica. C’è solo la strada. Si rende conto di essere stata venduta come una merce per il mercato del sesso a pagamento. Si ribella, fugge e denuncia. Viene portata a Casa Rut, a Caserta, dove cerca di ricostruire se stessa. Ritrova dignità e libertà e ora, come mediatrice culturale, è pronta a spendersi perché altre donne nigeriane trovino il coraggio di spezzare le catene della schiavitù. Da questa volontà di denuncia e di riscatto, nasce “Il coraggio della libertà” (Edizioni Paoline) scritto a quattro mani da Blessing Okoedion con Anna Pozzi, giornalista milanese che si occupa da anni della tratta di persone e delle moderne schiavitù. La prefazione è di Dacia Maraini, la postfazione di Rita Giaretta responsabile di Casa Rut.
L’Associazione Rabbunì e l’Ufficio Migrantes della Diocesi di Reggio, insieme alla Libreria Paoline propongono per domani sera (ore 21) al centro parrocchiale di Regina Pacis un momento di riflessione su migrazione, traffico di persone e sfruttamento, in particolare sessuale, proprio a partire dal libro “Il coraggio della libertà”, alla presenza di Anna Pozzi e Blessing Okoedion. «Da oltre dieci anni – spiega Anna Pozzi – mi occupo di traffico di essere umani, di sfruttamento sessuale, e in particolare della tratta delle donne nigeriane. Dopo diversi viaggi in Nigeria e in seguito alla frequentazione di numerose Case di accoglienza, la responsabile di Casa Rut, a Caserta, mi ha contattato e mi ha parlato di Blessing e della sua straordinaria storia. Da qui è nata l’idea di scrivere con lei un libro che è un messaggio di speranza». Anche se il caso di Blessing non è la norma... «Certo – conferma Anna Pozzi –. Blessing quando è arrivata in Europa aveva già 26 anni e una laurea. Tradotto aveva gli strumenti per reagire. Blessing ha denunciato ma, cosa ancora più dirompente, ci ha messo la faccia e ha deciso di raccontare la sua storia. Che è quella di tante. In Italia sono 70mila le donne vittime della tratta, di cui la metà giovani nigeriane. «Arrivano in Italia – spiega Pozzi – dopo essere state ingannate con la promessa di un lavoro, solitamente come baby sitter o donne delle pulizie, ma quando arrivano trovano ben altro». La storia si ripete. Evidentemente nei villaggi della Nigeria non trapela nulla di ciò che in realtà succede. «Al contrario – ci racconta l’autrice del libro – in Nigeria vengono mandate fotografie di queste donne, apparentemente felici, scattate in centri commerciali o comunque in luoghi che alimentano ulteriormente il mito dell’Occidente». E qui in Italia cosa si può fare? «Il lavoro delle case d’accoglienza è prezioso, come lo è quello di tante associazioni che lavorano in questa direzione, ma dobbiamo sapere che queste donne vengono ridotte in schiavitù attraverso una incredibile violenza fisica e psicologica. E catene difficili da spezzare. Ma Blessing ce l’ha fatta e rappresenta una speranza per tutte le donne finite nelle mani dei trafficanti». (c. c.)
L’Associazione Rabbunì e l’Ufficio Migrantes della Diocesi di Reggio, insieme alla Libreria Paoline propongono per domani sera (ore 21) al centro parrocchiale di Regina Pacis un momento di riflessione su migrazione, traffico di persone e sfruttamento, in particolare sessuale, proprio a partire dal libro “Il coraggio della libertà”, alla presenza di Anna Pozzi e Blessing Okoedion. «Da oltre dieci anni – spiega Anna Pozzi – mi occupo di traffico di essere umani, di sfruttamento sessuale, e in particolare della tratta delle donne nigeriane. Dopo diversi viaggi in Nigeria e in seguito alla frequentazione di numerose Case di accoglienza, la responsabile di Casa Rut, a Caserta, mi ha contattato e mi ha parlato di Blessing e della sua straordinaria storia. Da qui è nata l’idea di scrivere con lei un libro che è un messaggio di speranza». Anche se il caso di Blessing non è la norma... «Certo – conferma Anna Pozzi –. Blessing quando è arrivata in Europa aveva già 26 anni e una laurea. Tradotto aveva gli strumenti per reagire. Blessing ha denunciato ma, cosa ancora più dirompente, ci ha messo la faccia e ha deciso di raccontare la sua storia. Che è quella di tante. In Italia sono 70mila le donne vittime della tratta, di cui la metà giovani nigeriane. «Arrivano in Italia – spiega Pozzi – dopo essere state ingannate con la promessa di un lavoro, solitamente come baby sitter o donne delle pulizie, ma quando arrivano trovano ben altro». La storia si ripete. Evidentemente nei villaggi della Nigeria non trapela nulla di ciò che in realtà succede. «Al contrario – ci racconta l’autrice del libro – in Nigeria vengono mandate fotografie di queste donne, apparentemente felici, scattate in centri commerciali o comunque in luoghi che alimentano ulteriormente il mito dell’Occidente». E qui in Italia cosa si può fare? «Il lavoro delle case d’accoglienza è prezioso, come lo è quello di tante associazioni che lavorano in questa direzione, ma dobbiamo sapere che queste donne vengono ridotte in schiavitù attraverso una incredibile violenza fisica e psicologica. E catene difficili da spezzare. Ma Blessing ce l’ha fatta e rappresenta una speranza per tutte le donne finite nelle mani dei trafficanti». (c. c.)
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