Il 21enne accelera i tempi della carcerazione
A Bologna ha rinunciato al ricorso. Duro il legale della vittima: «Inadeguate le decisioni del gip Ghini»
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BASSA REGGIANA. Ormai è una questione di ore, l’ingresso in carcere del pakistano 21enne reo confesso della violenza sessuale nei confronti del disabile 13enne, suo vicino di casa. Che non intendesse impugnare in Cassazione la decisione del Riesame di Bologna era già emerso la settimana scorsa nell’udienza. Ieri mattina l’ulteriore accelerata, presentandosi con il suo difensore nella cancelleria bolognese del Riesame per ricevere la notifica del provvedimento che per il violentatore ha ora previsto la misura cautelare in carcere. Alla presenza di un interprete, il 21enne ha così non solo rinunciato alla traduzione in pakistano della decisione del Riesame (18 pagine di motivazioni), ma anche formalmente rinunciato all’impugnazione del provvedimento. Fatta questa mossa, nel pomeriggio l’avvocato difensore Noris Bucchi ha ufficializzato il tutto al titolare dell’inchiesta (il pm Maria Rita Pantani), all’ufficio del gip a Reggio e al Riesame di Bologna. A questo punto sarà compito del pm Pantani emettere l’ordine di esecuzione che aprirà le porte del carcere al pakistano.
In attesa di questo ulteriore passaggio, il 21enne continua nel suo peregrinare a livello abitativo: dopo aver alloggiato per una settimana nella casa-albergo comunale a Reggio, ora ha trovato ospitalità per due giorni nella Bassa (in un paese che non è però quello dove in luglio ha violentato il disabile).
Intanto ieri – con una nota giunta in redazione – è entrato in scena l’avvocato romano Monica Nassisi, che da tanti anni tutela le persone seguite dall’associazione La Caramella Buona, in questo caso specifico il disabile 13enne violentato. E il legale di parte civile va subito all’attacco: «Il Riesame ha applicato la legge – scrive Nassisi – sussistendo tutti i presupposti per la misura della custodia cautelare in carcere. Il giudice Giovanni Ghini, invece, aveva adottato una misura, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, con divieto di avvicinamento alla vittima, assolutamente non adeguata, al limite dell'arbitrio. Non ricordo casi in cui, in assenza di un domicilio idoneo per gli arresti domiciliari, sia stata disposta una misura meno afflittiva. Sullo "straordinario senso di autodisciplina" che sarebbe stato dimostrato dall'indagato, a cui faceva riferimento il dottor Ghini nell'ordinanza e che è stato richiamato dal difensore dell'indagato, auspico venga steso un velo pietoso».(t.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
In attesa di questo ulteriore passaggio, il 21enne continua nel suo peregrinare a livello abitativo: dopo aver alloggiato per una settimana nella casa-albergo comunale a Reggio, ora ha trovato ospitalità per due giorni nella Bassa (in un paese che non è però quello dove in luglio ha violentato il disabile).
Intanto ieri – con una nota giunta in redazione – è entrato in scena l’avvocato romano Monica Nassisi, che da tanti anni tutela le persone seguite dall’associazione La Caramella Buona, in questo caso specifico il disabile 13enne violentato. E il legale di parte civile va subito all’attacco: «Il Riesame ha applicato la legge – scrive Nassisi – sussistendo tutti i presupposti per la misura della custodia cautelare in carcere. Il giudice Giovanni Ghini, invece, aveva adottato una misura, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, con divieto di avvicinamento alla vittima, assolutamente non adeguata, al limite dell'arbitrio. Non ricordo casi in cui, in assenza di un domicilio idoneo per gli arresti domiciliari, sia stata disposta una misura meno afflittiva. Sullo "straordinario senso di autodisciplina" che sarebbe stato dimostrato dall'indagato, a cui faceva riferimento il dottor Ghini nell'ordinanza e che è stato richiamato dal difensore dell'indagato, auspico venga steso un velo pietoso».(t.s.)
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