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«Una grande banca che parla in dialetto»

«Una grande banca che parla in dialetto»

Emil Banca: presentati a Reggio i 27 comitati dei soci. Magagni: «Digeriamo le acquisizioni e rispettiamo tutti i territori»

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REGGIO EMILIA. «Siamo abituati ai legami diretti e la grande dimensione allontana. C’è la paura di non incontrare più il direttore della banca al bar alla mattina. Noi, posso però assicurare, pur diventando grandi rimaniamo attaccati ai territori. In banca da noi sia parla ancora in dialetto». Giulio Magagni è il presidente di Emil Banca, la bcc bolognese nella quale è stato inglobato il Banco Emilia. Una mossa necessaria viste le perdite della bcc Reggiana al cui vertice c’era Giuseppe Alai, costretto a cedere le redini operative ai cugini bolognesi, più in salute e quindi capofila in quella che è ora una della bcc più grandi d’Italia con i suoi 44mila soci, capaci di riempire da soli un grande comune.

Proprio per non perdere però il contatto con i territori, Emil Banca ha voluto ribadire l’importanza dei comitati dei soci: 23 entità suddivise sui territori, cinghia di collegamento tra i vertici e la base frammentata. «I comitati mantengono il rapporto con la comunità locale, con la gente, con le associazioni - dice Magagni dal centro Loris Malaguzzi - Sono i sensori che raccolgono anche gli stati d’animo. C’è questa trasmissione continua di sapere che non sempre avviene con i dipendenti. Quindi oggi, che siamo ancora più grandi, avere 23 comitati soci più 4 comitati di giovani soci è importante perché è necessario un ricambio. La compagine sociale tende a invecchiare e naturalmente i giovani fanno più fatica a entrare in un ambito di cooperazione e democrazia economica. Noi vogliamo che questi ideali siano presenti e che abbiano un futuro».

I comitati soci di Emil Banca sono quindi 27 di cui 4 (attivi a Ferrara, Reggio Emilia, Bologna e Modena) composti solo da soci under 35. In tutto sono oltre 270 persone che volontariamente e senza nessun tipo di rimborso mettono parte del loro tempo al servizio della banca e della loro comunità. Soci che nei mesi scorsi hanno mandato le loro autocandidature, poi vagliate e valutate dal Consiglio d’amministrazione.

«Sembra un discorso di parte ma ancora oggi c’è bisogno del credito cooperativo - avverte Magagni, presidente anche di Iccrea Holding, una delle due realtà che raccolgono in Italia le bcc - Io mi accorgo girando tutta l’Italia, che il credito cooperativo ha svolto un’azione di cui questo paese ha bisogno. Quindi, anche sul fronte della vigilanza europea, c’è bisogno che la diversità bancaria sia rispettata. Il nostro è il paese dei 4 milioni di partite Iva. Noi siamo ancora quelli che parlano il dialetto. Molte volte si fa fatica a far passare questo concetto ai piani alti della vigilanza europea perché vedono nella semplificazione dell’economia una strada veloce per controllare questi sistemi. Teniamo presente che il credito cooperativo non è stato causa della crisi. Anzi, si è dissanguato in questi anni per continuare a sostenere l’economia dei territori. Sembra retorica ma non lo è. Abbiamo avuto anche noi problemi in casa, ce li siamo risolti. In questi anni abbiamo dato il massimo».

Per Emil Banca è stato il momento per l’ufficializzazione anche a Reggio delle fusione con la Bcc di Vergato e la Banca di Parma, grazie alla quali la banca potrà contare su 47.300 soci e circa 155.000 clienti, di cui 22.380 aziende locali. Il patrimonio ammonterà a 341 milioni di euro, 105 milioni dei quali costituiti da capitale sociale, mentre i mezzi amministrati raggiungeranno i 7,37 miliardi. «Poi però ci fermiamo, sono operazioni che vanno digerite» assicura il direttore generale Daniele Ravaglia.

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