Dietro la banda, la mafia del clan Kutaisi
In passato nella nostra città il campanello d’allarme delle ingenti vendite di monili nei “Compro oro”
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REGGIO EMILIA. Dietro l’operazione dei carabinieri che ha sgominato la banda specializzata in furti, ci sarebbe la mano della mafia georgiana e degli affari illeciti che gestisce in Europa. Per la precisione il clan Kutaisi, i cui capi sono tuttora in carcere nell’ex Urss. Tatuati, riservati, con una gerarchia precisa (il capo è chiamato “ladro nella legge”), soprannomi pittoreschi e una organizzazione ferrea. Così gli inquirenti hanno descritto i componenti della criminalità organizzata georgiana, divisa in clan in lotta fra loro. Un fenomeno mafioso poco conosciuto in Italia, dove le rare operazioni svolte dalle forze dell’ordine hanno riguardato Bari e Milano, dove sono state sgominate “cellule” autonome dell’organizzazione nata in origine da ex militari.
Le bande italiane derivate dai mafiosi dell’Est si limitano a fare affari e compiere reati contro il patrimonio, smerciando la refurtiva in regioni diverse da quelle dove sono stati compiuti i raid.
In passato nel Reggiano le indagini svolte a carico dei georgiani hanno già rivelato come alcuni soggetti di questa nazionalità abbiano il monopolio della rivendita illecita dei monili in oro, quasi sempre di provenienza furtiva.
Risale al novembre del 2016 il recupero, da parte della polizia, di un mezzo chilo di monili d’oro (anelli, bracciali, orecchini, spille), con un unico comun denominatore: preziosi presumibilmente trafugati in diverse abitazioni in Emilia e in altre regioni del Nord. Nel primo caso a insospettire gli investigatori erano state le 27 consegne di monili da parte di un georgiano 40enne a un “Compro oro” di Reggio, dove in totale, poco per volta, aveva venduto merce per un valore di circa 11mila euro. Troppi “passaggi” in quel negozio, per un clandestino con precedenti per reati contro il patrimonio: perciò era stato denunciato e l’oro sequestrato. In un istituto di pegno facente capo a una banca di Reggio, un altro georgiano aveva portato, in un colpo solo, ben 300 grammi di oggetti d’oro. Un fenomeno ben conosciuto dalle forze dell’ordine reggiane, ma che ancora sfugge alle statistiche ufficiali.
Le bande italiane derivate dai mafiosi dell’Est si limitano a fare affari e compiere reati contro il patrimonio, smerciando la refurtiva in regioni diverse da quelle dove sono stati compiuti i raid.
In passato nel Reggiano le indagini svolte a carico dei georgiani hanno già rivelato come alcuni soggetti di questa nazionalità abbiano il monopolio della rivendita illecita dei monili in oro, quasi sempre di provenienza furtiva.
Risale al novembre del 2016 il recupero, da parte della polizia, di un mezzo chilo di monili d’oro (anelli, bracciali, orecchini, spille), con un unico comun denominatore: preziosi presumibilmente trafugati in diverse abitazioni in Emilia e in altre regioni del Nord. Nel primo caso a insospettire gli investigatori erano state le 27 consegne di monili da parte di un georgiano 40enne a un “Compro oro” di Reggio, dove in totale, poco per volta, aveva venduto merce per un valore di circa 11mila euro. Troppi “passaggi” in quel negozio, per un clandestino con precedenti per reati contro il patrimonio: perciò era stato denunciato e l’oro sequestrato. In un istituto di pegno facente capo a una banca di Reggio, un altro georgiano aveva portato, in un colpo solo, ben 300 grammi di oggetti d’oro. Un fenomeno ben conosciuto dalle forze dell’ordine reggiane, ma che ancora sfugge alle statistiche ufficiali.
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