«Diteci cosa serve e quanto costa L’emergenza idrica è la priorità»
di Giuseppe Boi
Vetto, la Provincia sull’Enza: via al tavolo tecnico-istituzionale per scegliere tra diga o sbarramento Manghi: «Nessuna pregiudiziale, ma i tempi sono stretti. Dobbiamo avere i risultati entro fine anno»
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VETTO. «È stata un'estate da record, ma nessuno ha mai prospettato l'ipotesi di bloccare il rifornimento dell’acqua nelle case. La crisi idrica però c'è, è reale ed è un emergenza. Per questo entro la fine di questo anno vogliamo sapere che tipo di invaso serve sull'Enza e quante risorse servono per realizzarlo». La Provincia accelera verso la costruzione di un invaso sul fiume cancellato dalla siccità. La questione non sembra più essere se realizzarlo o meno: lo chiedono gli agricoltori, il consorzio di bonifica, gli ambientalisti e persino il Parco, mentre la politica sembra avere pochi dubbi sia a livello locale, sia a livello regionale. Una convergenza che sembra aver fatto superare anche la pregiudiziale sul tipo di bacino: sbarramento alla stretta delle Gazze o vera e propria diga a Vetto o in un’altra zona. La Valle in emergenza idrica sembra aver messo d’accordo tutti e il presidente della Provincia, Giammaria Manghi, ha già nominato la componente reggiana (vedi articolo a destra) del tavolo tecnico-istituzionale, coordinato a Palazzo Allende, che mette insieme Regione, istituzioni locali, consorzi e tutti gli attori che hanno voce su quella su una scelta epocale per il territorio. «Il problema idrico e la questione dei bacini di accumulo non nasce certo oggi. Esiste da tempo, ma è stato enfatizzato da questa estate straordinaria. Ora serve una soluzione razionale e concreta», spromette Manghi.
La soluzione è l’invaso?
«Finora il dibattito non si è mai tradotto in azioni concrete perché l’approccio usato non ha portato da nessuna parte: prima di dire se si farà o meno serve capire quali sono le reali esigenze. Con Regione e Provincia di Parma abbiamo stabilito un percorso che parte dall’individuazione delle dimensioni del problema».
Ossia?
«Serve uno studio preciso sui quantitativi d’acqua di cui necessita la zona: la popolazione, l’agricoltura e tutti gli altri operatori. Bisogna in pratica ragionare sui quantitativi e capire che intervento serve».
Diga o invaso?
«Non sono un tecnico e non posso dirlo. Quel che è certo e che non c’è nessuna pregiudiziale. Basta con i derby tra chi dice sì e chi dice no! Basta con le diatribe tra diga o sbarramento! Mettiamo in campo le varie ipotesi e capiamo se corrispondono alle esigenze».
A differenti ipotesi corrispondono costi diversi.
«Proprio per questo serve capire cosa serve. Oggi non lo sappiamo e non possiamo parlare di spese da sostenere, di sostenibilità economica o di come recuperare i fondi. Parliamo di decine di milioni di euro. Chi paga? Lo Stato? Regione e enti locali? Puntiamo sulla strada del project financing? Al momento non possiamo rispondere a nessuna di queste domande».
Da qui la decisione di istituire il tavolo tecnico-istituzionale, i cui tempi però sono spesso biblici.
«È un’ipotesi che mi sento di escludere: avremo i risultati entro la fine del 2017».
Quindi la Provincia, oltre che coordinare, dovrà anche stringere i tempi.
«Ho fatto subito le nomine proprio per questo: non vogliamo essere accusati di noncuranza, soprattutto ora che c’è un clima di condivisione».
Sa bene, però, che si scateneranno le polemiche qualunque decisione si prenda.
«Siamo pronti al dibattito e siamo convinti che il modo migliore sia presentarvisi con una proposta chiara, concreta e condivisa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La soluzione è l’invaso?
«Finora il dibattito non si è mai tradotto in azioni concrete perché l’approccio usato non ha portato da nessuna parte: prima di dire se si farà o meno serve capire quali sono le reali esigenze. Con Regione e Provincia di Parma abbiamo stabilito un percorso che parte dall’individuazione delle dimensioni del problema».
Ossia?
«Serve uno studio preciso sui quantitativi d’acqua di cui necessita la zona: la popolazione, l’agricoltura e tutti gli altri operatori. Bisogna in pratica ragionare sui quantitativi e capire che intervento serve».
Diga o invaso?
«Non sono un tecnico e non posso dirlo. Quel che è certo e che non c’è nessuna pregiudiziale. Basta con i derby tra chi dice sì e chi dice no! Basta con le diatribe tra diga o sbarramento! Mettiamo in campo le varie ipotesi e capiamo se corrispondono alle esigenze».
A differenti ipotesi corrispondono costi diversi.
«Proprio per questo serve capire cosa serve. Oggi non lo sappiamo e non possiamo parlare di spese da sostenere, di sostenibilità economica o di come recuperare i fondi. Parliamo di decine di milioni di euro. Chi paga? Lo Stato? Regione e enti locali? Puntiamo sulla strada del project financing? Al momento non possiamo rispondere a nessuna di queste domande».
Da qui la decisione di istituire il tavolo tecnico-istituzionale, i cui tempi però sono spesso biblici.
«È un’ipotesi che mi sento di escludere: avremo i risultati entro la fine del 2017».
Quindi la Provincia, oltre che coordinare, dovrà anche stringere i tempi.
«Ho fatto subito le nomine proprio per questo: non vogliamo essere accusati di noncuranza, soprattutto ora che c’è un clima di condivisione».
Sa bene, però, che si scateneranno le polemiche qualunque decisione si prenda.
«Siamo pronti al dibattito e siamo convinti che il modo migliore sia presentarvisi con una proposta chiara, concreta e condivisa».
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