Furti in tutta Italia, a Reggio il deposito
di Ambra Prati
In via Mazzacurati il terminal logistico della refurtiva che prendeva la via dell’Est. Ben 28 arrestati, tre gli spedizionieri
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REGGIO EMILIA. Talmente sicuri di sé da fare un gestaccio in segno di disprezzo rivolto alle telecamere e ai carabinieri, che li tenevano d’occhio da oltre un anno.
Una complessa indagine dell’Arma, che ha coinvolto anche lo Scip (una sorta di Interpol), ha smascherato un clan di georgiani definiti “maghi della chiave bulgara” in quanto specializzati nella tecnica che consente di aprire ogni serratura senza lasciare segni di effrazione.
La banda è ritenuta responsabile di ben 85 furti compiuti in tutto il nord Italia.
Una organizzazione criminale di georgiani specializzata in furti seriali su grossa scala in abitazioni e agenzie assicurative, con precisi ruoli e basi. Se la “palestra dello scasso”, dove i malviventi facevano pratica per ridurre i tempi di apertura di porte e casseforti, è stata scoperta in un appartamento di via Spotorno a Torino, a Reggio Emilia c’era la base logistica, il terminal della refurtiva che poi veniva impacchettata e spedita in Georgia.
Sulla base di una corposa ordinanza di 247 pagine, emessa dalla Procura di Torino, è scattato l’arresto per ben 28 persone tra Italia e Germania, alcune delle quali irreperibili o già sottoposte a misure cautelari precedenti. I componenti, tutti di nazionalità georgiana, sono accusati a vario titolo di ricettazione e associazione per delinquere finalizzata al furto in abitazione, a dimostrazione dello spessore dell’organizzazione criminale.
Tra le persone finite in manette, tre sono state scovate a Reggio, anche loro cittadini georgiani ritenuti parte della consorteria e residenti in città. Si tratta di Dato Baramidze, 48 anni, la moglie Khatuna Paichadze, 46 anni, con permesso di soggiorno e residenti a Ospizio, e il 22enne Nika Katsadze (quest’ultimo già ai domiciliari per altra causa). Secondo gli inquirenti, la coppia e il complice avevano il compito di gestire il deposito logistico dell’intera organizzazione: un capannone di via Mazzacurati, vicino ai magazzini comunali, che il proprietario privato aveva affittato a moglie e marito con regolare contratto.
Senza immaginare che quel magazzino, dove è avvenuto il blitz dei carabinieri del Nucleo Investigativo reggiano insieme ai colleghi della Compagnia di Chivasso, era la destinazione della refurtiva racimolata in decine di colpi messi a segno in diverse regioni. Il deposito di via Mazzacurati era pieno zeppo di refurtiva di ogni tipo: mobili moderni, mobilio d’antiquariato di pregio, attrezzature edili, biciclette, ferri da stiro, accessori di marca da donna (ad esempio borsette Prada), pellicce, perfino quadri. In tale quantità che all’interno è stato trovato anche un carrello elevatore, indispensabile per spostare pacchi e pacchi di merce, oltre a divani e un tavolo – una sorta di “angolo ristoro” – per le pause degli spedizionieri sui generis. Nella nostra città il materiale – dal controvalore stimato in 40-50mila euro – veniva stoccato e impacchettato con cura, prima di prendere la via dell’Est, in Georgia, dove l’organizzazione criminale rivendeva la merce ricavando un notevole guadagno.
L’indagine è partita dalla procura di Torino ed è stata coordinata dal magistrato Roberto Sparagna. Il punto di partenza sono stati diversi furti, compiuti in abitazioni o in uffici, con modalità fotocopia a Torino, Savona, Alessandria, Cuneo e Pavia nel periodo di tempo compreso tra il mese di dicembre 2015 e l’agosto scorso. Ben presto l’inchiesta si è allargata a macchia d’olio e gli inquirenti hanno compreso di trovarsi di fronte a una vera e propria organizzazione criminale, facente capo nientemeno che alla mafia georgiana. Una diramazione locale del più ampio clan di Kutaisi, nato nell’omonima città e protagonista in tutta Europa dei reati contro il patrimonio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Una complessa indagine dell’Arma, che ha coinvolto anche lo Scip (una sorta di Interpol), ha smascherato un clan di georgiani definiti “maghi della chiave bulgara” in quanto specializzati nella tecnica che consente di aprire ogni serratura senza lasciare segni di effrazione.
La banda è ritenuta responsabile di ben 85 furti compiuti in tutto il nord Italia.
Una organizzazione criminale di georgiani specializzata in furti seriali su grossa scala in abitazioni e agenzie assicurative, con precisi ruoli e basi. Se la “palestra dello scasso”, dove i malviventi facevano pratica per ridurre i tempi di apertura di porte e casseforti, è stata scoperta in un appartamento di via Spotorno a Torino, a Reggio Emilia c’era la base logistica, il terminal della refurtiva che poi veniva impacchettata e spedita in Georgia.
Sulla base di una corposa ordinanza di 247 pagine, emessa dalla Procura di Torino, è scattato l’arresto per ben 28 persone tra Italia e Germania, alcune delle quali irreperibili o già sottoposte a misure cautelari precedenti. I componenti, tutti di nazionalità georgiana, sono accusati a vario titolo di ricettazione e associazione per delinquere finalizzata al furto in abitazione, a dimostrazione dello spessore dell’organizzazione criminale.
Tra le persone finite in manette, tre sono state scovate a Reggio, anche loro cittadini georgiani ritenuti parte della consorteria e residenti in città. Si tratta di Dato Baramidze, 48 anni, la moglie Khatuna Paichadze, 46 anni, con permesso di soggiorno e residenti a Ospizio, e il 22enne Nika Katsadze (quest’ultimo già ai domiciliari per altra causa). Secondo gli inquirenti, la coppia e il complice avevano il compito di gestire il deposito logistico dell’intera organizzazione: un capannone di via Mazzacurati, vicino ai magazzini comunali, che il proprietario privato aveva affittato a moglie e marito con regolare contratto.
Senza immaginare che quel magazzino, dove è avvenuto il blitz dei carabinieri del Nucleo Investigativo reggiano insieme ai colleghi della Compagnia di Chivasso, era la destinazione della refurtiva racimolata in decine di colpi messi a segno in diverse regioni. Il deposito di via Mazzacurati era pieno zeppo di refurtiva di ogni tipo: mobili moderni, mobilio d’antiquariato di pregio, attrezzature edili, biciclette, ferri da stiro, accessori di marca da donna (ad esempio borsette Prada), pellicce, perfino quadri. In tale quantità che all’interno è stato trovato anche un carrello elevatore, indispensabile per spostare pacchi e pacchi di merce, oltre a divani e un tavolo – una sorta di “angolo ristoro” – per le pause degli spedizionieri sui generis. Nella nostra città il materiale – dal controvalore stimato in 40-50mila euro – veniva stoccato e impacchettato con cura, prima di prendere la via dell’Est, in Georgia, dove l’organizzazione criminale rivendeva la merce ricavando un notevole guadagno.
L’indagine è partita dalla procura di Torino ed è stata coordinata dal magistrato Roberto Sparagna. Il punto di partenza sono stati diversi furti, compiuti in abitazioni o in uffici, con modalità fotocopia a Torino, Savona, Alessandria, Cuneo e Pavia nel periodo di tempo compreso tra il mese di dicembre 2015 e l’agosto scorso. Ben presto l’inchiesta si è allargata a macchia d’olio e gli inquirenti hanno compreso di trovarsi di fronte a una vera e propria organizzazione criminale, facente capo nientemeno che alla mafia georgiana. Una diramazione locale del più ampio clan di Kutaisi, nato nell’omonima città e protagonista in tutta Europa dei reati contro il patrimonio.
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