montecchio
Interrogata la stalker in gonnella
L’ex amante è un collega, la quarantenne rischia il posto di lavoro
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MONTECCHIO. Non può ottemperare alla misura cautelare del divieto di avvicinamento all’uomo vittima di stalking per il semplice motivo che l’ex amante, presunta vittima della persecuzione, è un collega di lavoro, e lei non può perdere il posto. Con questa motivazione, ieri in tribunale a Reggio l’avvocato Fabio Gualtieri, difensore della 40enne accusata di stalking, ha chiesto la revoca del provvedimento, depositando la documentazione a sostegno della tesi difensiva: una attestazione del datore di lavoro che dimostra l’accurata alternanza dei turni, in modo che i due, operai nella stessa fabbrica, non si incontrino. Il pm che ha sostituito Giulia Stignani non si è opposto, mentre il Gip Angela Baraldi si è riservata di decidere su questa istanza.
La donna è stata denunciata per stalking e lesioni personali aggravate, nonché colpita dal doppio divieto: quello di dimora a Monteccho e quello di avvicinarsi all’ex. La vicenda della 40enne di Campegine, che aveva allacciato una relazione extraconiugale con un 47enne sposato di Montecchio, era deflagrata a fine 2015, quando lui l’aveva lasciata. Da allora, secondo la vittima, la donna aveva cominciato a perseguitarlo con telefonate, messaggini (fino a 50 al giorno), pedinamenti, citofonate nel cuore della notte, biglietti “rivelatori” alla moglie dell’ex, fino all’episodio del 26 luglio scorso, quando lei lo aveva accoltellato alla spalla fuori da un bar, inseguendolo in auto fino al pronto soccorso e speronandolo.
Ieri, durante l’interrogatorio di garanzia, la 40enne ha fornito la sua versione dei fatti, affermando di aver colpito l’ex in preda alla rabbia come reazione per essere stata percossa con uno schiaffo. Per quanto riguarda lo speronamento, ha sostenuto che l’urto era stato causato dalla repentina retromarcia dell’uomo. La 40enne ha invece ammesso le continue telefonate e i messaggi, dandone però una lettura diversa: a suo dire, non era una persecuzione a senso unico, bensì un reciproco cercarsi, una sorta di tira e molla amoroso tipico delle relazioni agli sgoccioli. (am.p.)
La donna è stata denunciata per stalking e lesioni personali aggravate, nonché colpita dal doppio divieto: quello di dimora a Monteccho e quello di avvicinarsi all’ex. La vicenda della 40enne di Campegine, che aveva allacciato una relazione extraconiugale con un 47enne sposato di Montecchio, era deflagrata a fine 2015, quando lui l’aveva lasciata. Da allora, secondo la vittima, la donna aveva cominciato a perseguitarlo con telefonate, messaggini (fino a 50 al giorno), pedinamenti, citofonate nel cuore della notte, biglietti “rivelatori” alla moglie dell’ex, fino all’episodio del 26 luglio scorso, quando lei lo aveva accoltellato alla spalla fuori da un bar, inseguendolo in auto fino al pronto soccorso e speronandolo.
Ieri, durante l’interrogatorio di garanzia, la 40enne ha fornito la sua versione dei fatti, affermando di aver colpito l’ex in preda alla rabbia come reazione per essere stata percossa con uno schiaffo. Per quanto riguarda lo speronamento, ha sostenuto che l’urto era stato causato dalla repentina retromarcia dell’uomo. La 40enne ha invece ammesso le continue telefonate e i messaggi, dandone però una lettura diversa: a suo dire, non era una persecuzione a senso unico, bensì un reciproco cercarsi, una sorta di tira e molla amoroso tipico delle relazioni agli sgoccioli. (am.p.)
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